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HO VISTO

I miei angeli custodi





STO ASCOLTANDO

Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...



.. senza dimenticare Grace Papaia.


ABBIGLIAMENTO del GIORNO

Come un’adolescente in crisi di identità.



so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...



e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...



... oppure faccio porcherie come questa...



... o quest’altra...



Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..



ORA VORREI TANTO...




STO STUDIANDO...

Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo

OGGI IL MIO UMORE E'...

Arranco... ma con stile.


ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Dimenticare

MERAVIGLIE


1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...



********************


Stà bèa stèa fin doman finchè no rìva el sol
Sciàra sto scuro e el me cuor orbo e pien de doeor
Stà bèa stèa fin doman finchè no riva el sol
Stea dell’universo
Dime che no a ga perso a strada
Dime che in scarsea ga sempre
Un toco del me cuor
Un toco del me amor




***********************

C’è un attimo da fermare:
chi lo riconosce è felice.

***********************




"ARRANCARE: il lento, faticoso, deprimente ma determinato procedere di un uomo che non ha più niente nella vita tranne l’impulso di semplicemente continuare la lotta".



Per chi è arrivato tardi (ovvero dopo il 2007) su questo blog spieghiamo cosa sono gli Shaulismi. Parte tutto da Shaula, che è una stella della costellazione dello Scorpione. E io – chi mi conosce lo sa – sono una pesci ascendente scorpione. E poi il nome era bellissimo, suona come pieno di cristalli e profuma di autunno. Questo è il preambolo
Gli ismi sono le mie filosofie e i miei stili, e ogni post è un ismo. Ci sono ismi per ogni cosa. In particolare però, quando si tratta di me, di pensieri parole opere e omissioni, allora si chiamano Shaulismi.
Non è difficile, ma chi non sa non può sapere. E adesso sa.




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giovedì 23 marzo 2006 - ore 09:35


Culturismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


La cultura sta diventando uno status, un fastidioso termine di paragone: e cose stanno peggiorando, la situazione è vergognosa e la rappresentazione più sintomatica di questo fattore sono i giovani laureati.
Studio perché se ho la laurea sanno che sono intelligente. Certo, come mai non ci ho pensato prima… come se la laurea desse automaticamente l’immunità da qualsiasi critica in qualsiasi ambito dello scibile. La laurea inoltre arroga il diritto di sentirsi migliori a tanti stupidi egocentrici esserini minuscoli, che purtroppo per loro non hanno l’effettiva capacità di pensare autonomamente né di ragionare al di fuori di un testo scolastico. Anche il solo iscriversi all’università li rende invulnerabili. Il frequentare lezioni universitari dà loro un invisibile alone di saggezza, che esibiscono in giro come uno stendardo, uno stemma nobiliare. Appunto invisibile ai più, e che viene riconosciuto solo da appartenenti alla loro stessa classe e/o posizione sociale (cit.). La persona più stupida che conosco è laureata, la persona che meno stimo sta per farlo. A loro vanno i miei complimenti per aver terminato gli studi con successo. Ma essere intelligenti e colti allo stesso tempo non è da tutti, soprattutto non è il loro caso.
Usare la cultura come uno status, dimenticando che cultura e intelligenza sono due cose ben distinte, significa dare valore solamente al pezzo di carta e non alle capacità della persona, al suo modo di usare le doti regalate da madre natura, al suo saperle sfruttare e farle fruttare. L’intelligenza non è nozionismo, intelligenza è saper distinguere chi usa il cervello e chi no. E soprattutto saperlo usare. Anche con parsimonia, perché ci sono occasioni, eventi e personaggi con cui il fiato viene sprecato quanto un ingresso omaggio in una cantina ad un astemio.

Quando mi sento giù e penso che non ce la farò mai a finire gli studi, che non sono all’altezza degli altri miei compagni di corso, che sono lenta e che mi mancano delle basi fondamentali, mi sento ripetere che non sono le nozioni, le notizie, i ricordi che fanno di una persona colta una persona intelligente.
Ho delle buone capacità, voglia di fare, sono orgogliosa del mio non stancarmi mai, della mia umiltà e del mio saper riconoscere i momenti, le occasioni, gli eventi e i personaggi. Il nozionismo spicciolo serve solo a dimostrare manchevolezze, mancanze, deficienze, veri e propri buchi. E allora mi rimetto a studiare, sempre con qualche libro in più – ammettere di aver bisogno di un aiuto è una virtù. L’uomo intelligente è colui che sa dove andare a cercare l’informazione che gli serve, dice uno che insegna da me. Prendetela tra virgolette, ma spesso serve più intelligenza che cultura a questo mondo, col cervello si può sopperire a qualsiasi mancanza di pedigree: ed è quello che sto cercando di fare io.



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lunedì 20 marzo 2006 - ore 10:02


Dietismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Un giorno voglio capire. Un giorno, non so se the day after la fine del mondo, o in un ipotetico Paradiso o un realistico Inferno di anime perdute. Non so quando nè dove, ma un giorno voglio delle risposte. Nel frattempo, continuo a farmi domande e a nutrirmi di sogni che sono come una dieta ipercalorica: mi danno carica, sono primizie, sono dolci fritti grassi zuccheri carboidrati elevati a potenze infinite.
Ma in una dieta non hanno senso, non hanno davvero senso. Non fanno dimagrire, fanno solo ingrassare. E allora, o decidi di non fare la dieta e ingrassare pacificamente con i tuoi antipastini sfiziosi e tramezzini e salatini con lo spritz, o decidi di rinunciare alle piccole porcherie che risollevano una giornata andata a male. Andata a male, marcita, sciupata, patita.

Qualcuno mi deve delle spiegazioni, e non sono più la bambina che si accontenta di storielle. Voglio i dettagli.
Ho bisogno di capire, perchè la dieta che faccio io non funziona, ma non riesco a fare a meno di quelle inutili grassità.



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sabato 18 marzo 2006 - ore 11:14


Dancismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Voglio andare al ballo di fine anno. Voglio essere una teenager americana media e andare al ballo della mia scuola. Voglio rappresentare la cultura di massa. Voglio essere banalmente uguale a tutte le altre, voglio essere un’adolescente media, con un culo medio e delle tette medie, e capelli non splendidi ma medi, e andare al ballo di fine anno. Non per ballare, io odio ballare. Ma per quell’atmosfera di eccitazione generale che crea un ballo di fine anno, il ballo di primavera.

Tutto questo perché 3 giorni fa sono arrivati i nostri amici americani: Jason, suo fratello Brian, l’altro fratello Steve con la fidanzata Jesse (con un ingombrante sasso del Piave incastonato su di un anellino d’oro bianco) e la 17enne Lauren, una ragazzina di una semplicità deliziosa, con lunghi capelli castani sempre raccolti a coda di cavallo, gli occhialetti tondi e un sorriso dolce come un favo di miele. E Lauren mi ha chiesto di accompagnarla in giro per Treviso a cercare “il vestito per il ballo di fine anno”. Dopo un’iniziale fase di incredulità mista a furia assassina, le ho detto che per me sarebbe stato un onore. E in poche ore ieri il Vestito con la V maiuscola era vero, esisteva. E le brillavano gli occhi.

È stata una sensazione meravigliosa, lo ammetto, ero emozionata per lei, ma ogni volta che Lauren usciva dal camerino avevo voglia di strapparle quel vestito e indossarlo io, solo io, per il mio ballo di fine anno, con il mio cavaliere, la mia composizione floreale al polso, la mia seduta dalla parrucchiera, le mie scarpe elegantissime, tutto mio!!
La vedevo eccitata, con l’aria trasognata, lei e quelle sue fantasie su una serata che diventerà reale solo a metà maggio. E la invidiavo, perché noi non abbiamo il ballo di fine anno in abito da sera, con il tuo cavaliere che viene a prenderti e tu scendi le scale con la paura di cadere e rendere la serata una gag cabarettistica e non un primo appuntamento. E ti lega alla spallina del vestito i fiori (e prima ti aveva chiesto di che colore hai il vestito? Voglio comprarti dei fiori e non vorrei stonassero). E poi dice la macchina serviva a mio padre, ho preso quella di mia madre, e ci sono dietro magari due o tre seggiolini da neonato, e arrivi alla festa e ti senti l’unica principessa mai esistita sulla faccia della terra… e poi sono tutte più gnocche di te ma chissenefrega, è il ballo di fine anno, Kelly e Breda ci sono andate con lo stesso vestito, non era forse peggio?
E insomma, ho accompagnato Lauren in giro per il centro, a cercare un abito formale, lungo o al massimo da metà polpaccio non più corto perché vuole essere elegantissima. E poi vuole fare un po’ la personaggia, la mia piccola Lauren “che bel vestito!” –“grazie, l’ho comprato in Italia…”, l’unica diciassettenne con un abito comprato acquistato pagato direttamente in Italia.
Se non è fare la figa questo…

Cara la mia Lauren, che non sa quanto la invidio e quante persone sarei in grado di uccidere pur di andare al ballo di fine anno della scuola.
Perché qui non esiste? Perché non possiamo emozionarci anche noi? Maury non riesce a capire perché mi sono fissata così con questo ballo, partendo dal presupposto poi che io odio ballare. Ma non si va per ballare!! Un ragazzo non può capire. Non può lontanamente immaginare cosa sia quel fiorellino sul polso, o cosa significhino quelle 2 ore dalla parrucchiera, ed evitare cioccolata e insaccati i due mesi precedenti per deviare l’attacco dell’acne della gioventù.
Le ho detto che mi dovrà assolutamente mandare una mail con una foto integrale di vestito scarpe acconciatura e cavaliere. Io l’ho accompagnata, io le ho detto “sei bellissima” quando ha provato il vestito perfetto, quello che cercava, il vestito dei suoi sogni. Ed io ho il diritto di ricevere una foto di quando sarà una spring princess da favola. Sono io che l’ho accompagnata a prendere il vestito, mentre i suoi fratelli erano in giro a comprare vino e nemicissima cioccolata da portare in dono a chi è rimasto nel New Jersey. Sono io che mi sono commossa con lei al pensiero del ballo.
E che la invidierò fino a quel giorno, quando avrò quella foto, e vedrò il vestito addosso a lei, un’orchidea rosa e bianca, le scarpe col tacco e la pochette di raso. E io quella foto non la farò mai.




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martedì 14 marzo 2006 - ore 21:04


tettismi (II parte)
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Sulle tette si è già detto tutto, eppure non si è detto niente. La trattazione della parte fisiologica anatomica medica fisica chimica è stata ampiamente discussa su vari canali. Ma non si parla mai dell’aspetto affettivo, delle metamorfosi, della crescita sociale, né della maturazione culturale, della struttura psicologica delle tette, dei loro sentimenti e delle loro necessità. Su cortese ma pressante richiesta porto all’attenzione del mio numeroso pubblico un problema che tormenta l’umanità dalla notte dei tempi, di cui mai si discute per pudicizia, per vergogna, per timidezza o per la pessima considerazione di cui questo argomento è rivestito, nonostante sia un fattore estremamente naturale, come andare al bagno o sbadigliare.
Le tette durante il ciclo mestruale crescono.
Dopo anni di onorata carriera nel circolo delle “signorine” (e ci vorrebbe un’asteriscata chilometrica per spiegare l’umiliazione di una ragazzina che si vede investita di interroganti sorrisi smaliziati che proferiscono “ma sei diventata o no signorina?”), e di diretti rapporti con le interessate, sono arrivata ad alcune conclusioni che esaltano il mio senso pratico e la suffragetta che si cela nel profondo del mio cuore. Non si tratta di impressionanti scoperte scientifiche, solo di aver scostato per un attimo questo alone di omertà che circonda il ciclo. Ed è la cerchiatura del quadrato, o quadratura del cerchio che dir si voglia.

Le tette la settimana prima del e durante il ciclo sono sode, dure, fastidiosamente ingrossate e spesso dolorose. Come mai?
Gli ormoni, questi sconosciuti
.
Vai a comprarti una camicia nel periodo sbagliato e la settimana dopo te la trovi lasca o con i bottoni che scoppiano. E allora una donna va nel panico, è comprensibile e legittimo. Come comportarsi di fronte a tali variazioni sul tema tette? Allora, ho una terza o una quarta? Sono problemi che distruggono intimamente e moralmente. Gli analisti ci marciano sopra come a cavallo di cinerei bai sulla città dei puffi.
E le tette soffrono, perché la colpa cade su di loro, immediatamente. Si sentono così ingiustamente accusate di incoerenza, di tradimento, di essere scostanti e maleducate, perché non è possibile che mi compro una maglietta fantastica giusta filo pantalone, e la settimana dopo non arriva neanche all’ombelico perché i movimenti tettonici delle placche terrestri hanno creato dal nulla una nuova catena himalayana. (Ovvio, non può crescere l’erba dove non è stato seminato. Donne che convivono pacificamente con la loro prima o seconda misura, difficilmente notano improvvisi cambiamenti nei loro seni. Ma quando la taglia inizia a salire, i mutamenti che altrove sembrano minuscoli si tramutano in ipotetici interventi chirurgici.)
Le tette, queste compagne di vita, di avventure e di gioco, queste fedeli ascoltatrici, queste amiche disponibili che mai tradiranno un segreto sussurrato in un momento di tristezza, che calamitano sguardi e fomentano commenti, ebbene le tette soffrono di queste accuse. Bistrattate, sfruttate e poi rese colpevoli di essere vive, di avere delle reazioni, di essere sensibili agli ormoni, alle fasi lunari e alle maree. Non è colpa loro. Ma la scostante femmina padrona del corpo in questione sfoga la sua rabbia sulle tette. Una scritta in paillettes che in pochi giorni diventa illeggibile perché i tondini sono disseminati come in campagna a maggio le lucciole. Una stampa di Marilyn Monroe inspiegabilmente carcerata perché il disegno davanti “tira”. Bottoni di camicia che indossata una bandana rossa si reinventano crudeli assassini mercenari e si fiondano letteralmente sugli ignari passanti, o sparano a raffica davanti allo specchio. Una scimmietta di Paul Frank che offre agli spettatori un sorriso incredibilmente più smagliante e sempre più ampio. Una prova costume che costringe ad allentare il laccio del reggiseno. E per quanto un seno che cresce sia il più delle volte un vanto per la donna e una lode da parte dell’uomo, è comunque un aumento di peso.

Le tette sono spesso una tragedia. Ma come faremmo senza di loro? Trattiamole bene. Rassicuriamole che, anche se durante il ciclo dimostriamo loro più odio che amore, sono sempre le più ostinate rappresentanti della nostra femminilità. Che non le offenderemo, che non ce la prenderemo più con loro, perché il ciclo è ciclico e non ci si può incazzare una volta al mese. Che qualche chilo in più si può sopportare, basta distribuirlo bene. Né grandi esagerate né piccole invisibili, perché ogni tetta è donna, e vuole rivendicare il suo posto nel mondo. Anche in quei periodi, in cui non è vero che si portano i pantaloni bianchi o le minigonne se si vuole saltare lo steccato del parco, ma in cui comunque bisogna uscire di casa. Con i brufoli, i piedi gonfi, la fame che assale, il mal di testa, le crisi di nervi, i pianti isterici.
E due belle grosse orgogliosamente addobbate tette.


la Venus Paleolitica


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domenica 12 marzo 2006 - ore 12:16


Firenzismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Questa foto, ad esempio, potrebbe essere stata scattata ovunque. Invece no. Io e Maury sappiamo che è stata scattata a Firenze, il 9 marzo, e che nonostante la totale assenza di sole era una bella giornata, luminosa e tiepida. Che eravamo in Piazza della Signoria, che era tarda mattinata e la colazione era stata abbondantemente digerita con una lunga rilassante camminata per il centro. Che volevo fare una foto insieme, da soli si fanno solo primi piani, tenendo la macchina con la mano e il braccio teso per inquadrare il più possibile, ma avevo appena zummato la macchina sul David, e mi ero dimenticata di rimettere la funzione normale…





Una camera favolosa chiamata l’Esotica (camere a tema, decorate ed arredate con un gusto delizioso) e due padroni di casa strani, pittoreschi oserei dire. Ma disponibili, cortesi, simpatici, straordinariamente limpidi in ogni manifestazione e puri, semplici, puliti, disintossicati da tecnologie e supermercati.



Di foto in cui si vedano i palazzi, il panorama, scorci di chiese campanili e mercati, ne ho fatte a valanghe. Piazza del Duomo è diventata per me una tale ossessione che l’ho fotografata in tutti i momenti della giornata, e con le più svariate condizioni atmosferiche. Mi sono resa conto dell’impressionistica formazione e combinazione inconscia quando a casa le ho controllate meglio.









E quel ragazzo con la mano sul viso, che io fotografavo Maury e lui mi ha notata e si è coperto la faccia ed ha iniziato a correre, è scappato, girandosi a guardarmi con due occhi straniti, impauriti, offesi. Ma non ho fatto in tempo e l’ho fotografato lo stesso, di fianco a Maury, davanti alla casa di Dante. E io che corro con la testa molto più che con le gambe mi sono inventata un sacco di storie su di lui, tipo che aveva paura che io gli rubassi l’anima con quella foto, o che tipo era ricercato dalla polizia e non voleva essere riconosciuto né immortalato in nessun tipo di istantanea. Quindi per rispetto non la metto.

E la panoramica più difficile e rischiosa di sempre, arrampicati su un muretto del Belvedere, sali che ti tengo io, fra insetti girini stagni fogliame ramaglie sterpaglie.



E un museo, Il Museo D’Italia. Peccato per la disorganizzazione di fondo, ma me lo sono gustato a ogni passo, a ogni angolo di corridoio, in ogni respiro vasariano.



Che bella Firenze. Che eleganza, che classe. Niente abusi, niente palazzacci di cemento e persiane marroni e beige. Assetto rinascimentale, urbanistica semplice, linda, liscia, a misura d’uomo. Finestre belle, strade belle, edifici belli. Che città calcolata e naturale, che bella. Bella nel senso puro del termine bello, bella bellissima. Con i tetti arancioni, bassi e piccoli. Con l’odore di carne e pelle, di bistecche e arrosti, di borse cinture e portafogli, di bancarelle e negozi. E quel sottile odore, come una linea di fumo, che la attraversa tutta. Quell’odore di storia, di studio, di arte. E non mi stupisco più di nulla, mi pare tutto chiarissimo. Come aver studiato per 3 giorni ininterrottamente.



[Hai stato tuuu!!! Che sei distrutto nostro ammoreeee!!]

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lunedì 6 marzo 2006 - ore 09:40


Tettismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


E così si parte, meno 2 giorni.
Che belle le partenze, con le aspettative, le promesse, quei piccoli sogni che diventano desideri che diventano un giardino, una cattedrale, un museo. Che diventano realtà tangibile.
Tocchiamole queste città, tommasi che non siamo altro, tocchiamo tutto. Io personalmente non resisto al tatto. Se una cosa mi piace la devo toccare. Al Louvre ho avuto problemi con la vigilanza, al Met qualcosa di più serio perché ci piangevo davanti - ai quadri - e a momenti mi arrestavano. Ma io tocco, toccavo le pareti dei palazzi di Parigi, le muraglie altissime di New York, gli alberi di Londra, le pietre di Roma. Toccavo soprattutto Parigi e New York, toccavo tutto, perché se tocchi diventa più tuo. Non è mai stato il mio senso preferito, ma mi fido delle mie mani, sono sensazioni che restano. Chissà cosa mi verrà voglia di toccare a Firenze.
E annusiamole. Le città hanno odori inconfondibili. Parigi sa di buono, di zucchero, di auto, di crépe, di pioggia, di elegante, di prezioso. New York sa di grassi, di hot dog, di patatine fritte e hamburger, di metropolitana, di cemento, di mare, di quotidiano. Chissà di cosa odora Firenze.
E ascoltiamole. Parigi parla francese, per favore siamo francesi, orgoglio francese. Ma Parigi si fa la vita sua, è un meraviglioso paradiso lontano da tutto, come un’isola in un oceano; parla di storia di mille anni e oltre, d’arte, di cultura, di secoli di capitale dell’Europa. Parigi parla una lingua che ha tante vite e tante lingue. New York parla americano, per favore non siamo inglesi, orgoglio americano. Parla per tutti, New York ha voci e orecchie dappertutto; e parla di storia di ieri, parla di soldi e povertà, parla di cosa è più e cosa è meno, ma sempre più e meno degli altri, New York è un confronto continuo. Chissà di cosa parla Firenze.

E poi guardiamole. Dall’alto le città hanno colori che non ti aspetti. Parigi dall’alto è azzurra, Parigi ha tetti blu, grigi e celesti come il cielo che le piove addosso. New York non ha tetti, a meno che tu non sia lì sopra su quell’impero di grattacielo. I grattacieli non hanno tetti, hanno la misura delle nuvole.
Firenze ha i tetti rossi, arancio, mi hanno detto, ho visto nelle foto. Per ora li immagino solo, i tetti di Firenze.
Mercoledì diventano tutti miei.








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sabato 4 marzo 2006 - ore 10:44


Viaggismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Mercoledì partiamo per Firenze, 3 giorni come una gita scolastica, per approfondire e memorizzare meglio il mio prossimo esame, che è storia della critica d’arte - ma quasi totalmente incentrato sul Rinascimento. Le gite si fanno calcolate, è questo il senso delle gite, e noi andiamo a Firenze, la Culla del Rinascimento. E poi è una vergogna che io sia stata a NYC, Parigi, Londra e mai a Firenze.

Peccato che abbiano previsto una quantità industriale di nubifragi in tutta Italia soprattutto al centro e concentrati in particolar modo nei giorni che vanno dall’8 all’11, alternati a piogge infernali e un vento diabolico che soffia contemporaneamente da tutte le direzioni. E peccato che Maury si sia preso una mini influenza di raffreddore tosse e spossatezza, e che me l’abbia attaccata, e che da 2 settimane devo stargli dietro perché prima aveva il torcicollo e prima ancora l’influenza intestinale che l’ha fatto dimagrire 8 chili in 6 giorni ma quella no non me l’ha attaccata.

Direi che siamo una bella coppia. Io vengo scambiata per una 19enne nei bar e mi guardano male al secondo spritz, la gente preme per offrirmi lampade solari e togliere questo pallore lunare dal mio volto. Lui è il nuovo Anzianotti, il re delle pensioni, l’imperatore dell’invalidità temporanea.

Ed è mio. Me lo sono scelto io. Marcio a neanche 29 anni.
Che inculata sta cosa dell’amore.



Via con me- Paolo Conte
Via, via, vieni via di qui,
niente più ti lega a questi luoghi,
neanche questi fiori azzurri...
via, via, neanche questo tempo grigio
pieno di musiche
e di uomini che ti sono piaciuti...
It’s wonderful, it’s wonderful, it’s wonderful,
good luck my babe,

it’s wonderful, it’s wonderful, it’s wonderful,
I dream of you...
chips, chips, du-du-du-du-du
Via, via, vieni via con me,
entra in questo amore buio,
non perderti per niente al mondo...
via, via, non perderti per niente al mondo
lo spettacolo d’arte varia
di uno innamorato di te...
It’s wonderful, it’s wonderful, it’s wonderful...
Via, via, vieni via con me,
entra in questo amore buio,
pieno di uomini...
via, entra e fatti un bagno caldo,
c’è un accappatoio azzurro,
fuori piove un mondo freddo...
It’s wonderful, it’s wonderful, it’s wonderful




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mercoledì 1 marzo 2006 - ore 21:06


Librismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Per il mio compleanno mio fratello e sua morosa mi hanno regalato un libro. La scelta, dopo essersi informati sul mio eventuale (e reale) possesso del Codice Da Vinci, è caduta su Io Uccido, il best seller di G. Faletti che ha infiammato le librerie italiane. Il retro copertina recava una benaugurante invogliante scritta grassettata, citazione da un’autorevole critica letteraria: il più grande scrittore italiano. Mio fratello era entusiasta del regalo, io non ricevo libri da anni (era ora) e mi sentivo molto soddisfatta del dono, sentivo parlare del Faletti scrittore da un bel po’ di tempo e la curiosità, si sa, è donna.
Ancora di più donna lettrice.
Premetto che ho letto solo 80 pagine. E che il libro è lungo, e che ho appena incontrato l’assassino, e che sono di gusti difficili.

Ma lo preferivo decisamente così.



Va bene che i gusti sono gusti ma, se proprio bisogna parlare di migliore scrittore italiano, credo che la lista dei nomi classificatisi prima di Faletti sia, se non lunga, almeno media.
Signor D’Orrico, presso Sette–Corriere Della Sera, non vorrei essere troppo irruenta e presuntuosa nel giudicare uno scrittore del quale non ho ancora terminato il primo romanzo. Ma mi sono giunte voci che Eco sia ancora vivente, che Baricco non abbia avuto incidenti fatali nell’ultimo anno, che i libri sfornati dalle case editrici italiane non siano proprio da cestinare.
Per quanto avvincente, per quanto ben scritto, egregio signor critico del Corriere, per cortesia, andiamoci piano con le parole. Che poi la frase nella sua interezza (la quale recita “non ci crederete ma oggi quest’uomo è il più grande scrittore italiano”) possa essere diversamente interpretata è un altro conto. Forse voleva essere ironicamente focalizzata sul “Non Ci Crederete”, piuttosto che sul “Più Grande”, e io ho travisato le intenzioni del critico. Facciamo finta che non sia successo niente e amici come prima.
Il romanzo non è male, la trama ha la sua dose di suspence, c’è orrore, c’è sentimento, c’è fantasia, c’è inventiva, c’è del buono. E non l’ho letto nemmeno per metà, ricordo. Ma il più grande scrittore italiano, per cortesia. È una cosa di cui ci si rende conto subito. Allora torniamo a quella dicotomia classica forma – contenuto.
Il libro ti tiene anche incollata, non da Bostik ma è affascinante. Un’ambientazione poco realistica ma ben creata, personaggi improbabili ma che si delineano piano piano, che vivono sotto gli occhi increduli di un lettore.
Ma increduli soprattutto del fatto che quello del Drive In abbia scritto un libro. Con l’orgoglio italiano di sapere che ne estrarranno un film in America. Ma per cortesia, il migliore scrittore italiano del momento. Andiamoci piano con le parole.

Io ho ucciso per molto meno.




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lunedì 27 febbraio 2006 - ore 20:08


Compleannismi e Fotismi comparati
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Le mie meraviglie: Dany e Fede
(sono al centro solo perchè è il mio compleanno...)



Io e Pisc in versione porno/gay



Chi gioca a incularella??



Ospiti vari ed eventuali







Con la Ale, che mi ha fatto la torta a sorpresa...



Con un Fogheriano



La torta a sorpresa: LA CREMA CATALANA!!!



Uno dei regalini: mutandine pasticcinose
Troppo Silvia, davvero troppo Silvia!!



Dulcis in fundo: ma amore, una faccia seria almeno al mio compleanno???



Dai, dillo... ich liebe dich. E attenzione alla pronuncia, che poi i tedeschi si risentono!!

- per ulteriori precisazioni rimando al blog di Maury -

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sabato 25 febbraio 2006 - ore 10:19


Venticinquismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


25 volte Silvia

25 squilli di tromba, 25 volte auguri. 25 tirarte di orecchie, 25 canzoncine di Buon Compleanno Silvietta. 25 anni di tutto quello che c’è stato in mezzo.
Mezzo - mezzo secolo.

Accidenti, Silvia, un quarto di secolo di presenza fissa. A volte impalpabile, a volte certa. Presenza fissa, 25 appelli – ci sono, eccola.
Buon compleanno a chi ha un anno di più. Ma è come se non lo sentisse.



Nine Million Bicycles - Katie Melua

There are nine million bicycles in Beijing
That’s a fact
It’s a thing we can’t deny
Like the fact that I will love you till I die

We are twelve billion light years from the edge
That’s a guess
No-one can ever say it’s true
But I know that I will always be with you

I’m warmed by the fire of your love everyday
So don’t call me a liar
Just believe everything that I say

There are six billion people in the world
More or less
And it makes me feel quite small
But you’re the one I love the most of all

We’re high on the wire
With the world in our sight
And I’ll never tire
Of the love that you give me every night

There are nine million bicycles in Beijing
That’s a fact
It’s a thing we can’t deny
Like the fact that I will love you till I die

And there are nine million bicycles in Beijing
And you know that I will love you till I die



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