PENSO DI ESSERE CIO’ CHE DICO:
SPERO DI FINIRE COL TRASFORMARMI
IN CIO’ CHE DICO DI ESSERE
*** Per Aspera Ad Astra ***
Il nostro albero genealogico, da un lato, è la trappola che limita
i nostri pensieri, emozioni, desideri e vita...
e dall’altro è il tesoro che racchiude la maggior parte dei nostri valori.
[A. Jodorowsky]
A me occorre una vita divorante.
Ho bisogno di agire, di spendermi, di realizzare;
mi occorrono una meta da raggiungere, delle difficoltà da vincere,
un’opera da compiere.
[Simone de Beauvoir]Sono semplicemente quel che sono...complicata e contraddittoria, cinica, anticonformista, spesso sprezzante, a volte brutale, difficile, eccentrica, sincera, sempre e comunque onesta con me stessa e con gli altri, perennemente inquieta...
Volli, sempre volli, fortissimamente volli!
[V. Alfieri]
Il cinismo è l’arte di vedere le cose come sono, non come dovrebbero essere.
[Oscar Wilde]
AVVISO AL LETTORE: in questo blog scriverò tutto quello che mi passa per la testa... e per la testa mi passano, sempre, un sacco di riflessioni, di pensieri, di considerazioni, di connessioni, di associazioni, di frasi e di poesie della più varia e strana natura...
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lunedì 8 ottobre 2007 - ore 13:12
MI LEVO IL CAPPELLO...
(categoria: " Riflessioni ")
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Sono
atea. Si sa. E si sa anche che sono
ferocemente anticlericale. Per mia fortuna però sono, di massima,
priva di preconcetti e
non giudico a priori: per questo, di fronte all’
intelligenza e al
buon senso mi levo sempre il cappello e mi inchino in segno di
rispetto... Ecco di seguito alcuni estratti de
La differenza cristiana di
Enzo Bianchi: a mio avviso, se ci fossero più uomini come lui, il mondo sarebbe decisamente migliore...
Lettura vivamente consigliata alle persone di buona volontà!La laicità come spazio etico in cui tutte le religioni possano essere capite e rispettate. L’ascolto dello straniero come premessa per immaginare la pace. Costruire un mondo differente da quello della sorda intolleranza richiede un lungo cammino.
Il vangelo, infatti, ispira sì l’agire storico dei cristiani, ma è nella stessa storia che diviene comprensibile. L’ethos non è dato una volta per sempre, non è calato dall’alto né normativamente contenuto nei libri, ma è costantemente elaborato nella storia, nel cammino fatto accanto e assieme ad altri uomini.
Perché l’universalismo non degeneri in totalitarismo, va pensato come universale bisogno dell’altro e declinato come vocazione all’esilio, alla diaspora, alla dispersione tra le genti, le culture: la fede cristiana non può coincidere con una cultura o un’etnia o un sistema di pensiero. Essa è transculturale e deve essere perciò accompagnata da un’opera di deculturazione per non rischiare di spacciare per vangelo ciò che è forma culturale.
...imparare l’arte dell’ascolto. Non si tratta di cercare nell’altro ciò che vi è di più simile a me e al mio ambito religioso e culturale –questa sarebbe la smentita più netta del dialogo– bensì di cogliere l’altro e di accoglierne l’alterità, cessando di vedere in lui solo ciò che mi assomiglia e che riesco a comprendere. Per questo un dialogo autentico dà spazio all’ascolto, che è vita insieme, condivisione dei propri beni spirituali, frequentazione reciproca per imparare i rispettivi linguaggi espressivi, apprendimento di ciò che di me e della mia tradizione ferisce o risulta irricevibile all’altro. Così può avvenire il lento processo di far cadere le barriere dei pre-giudizi (i giudizi pronunciati prima dell’ascolto, dell’incontro, del faccia a faccia con l’altro) e di conoscere i veri punti di distanza. In questo senso è sempre più importante imparare a pensare con l’altro: pensare insieme gli stessi problemi ed affrontarli tenendo conto degli altri aiuta a sprovincializzarsi, ad uscire dalle logiche particolaristiche, dagli atteggiamenti di ripicca, di rivincita, di forza, di superiorità che spesso intaccano i rapporti di dialogo tra confessioni e religioni.
ENZO BIANCHI (Castel Boglione, Asti, 3 marzo 1943) è un monaco laico, fondatore e priore della Comunità monastica di Bose (Magnano, Biella).
Durante gli anni universitari a Torino anima con alcuni suoi amici, di diversa confessione cristiana, uno dei primi gruppi biblici che, sulla scorta del Concilio Vaticano II, nascevano per riscoprire una vita cristiana radicale fondata sull’ascolto del Vangelo. Questa esperienza, tra le altre, fa maturare in lui il desiderio della vita monastica. Dopo la laurea si ritira in solitudine in una cascina, nella frazione di Bose, da lui sistemata con alcuni amici con cui aveva condiviso gli anni di studio. Resterà solo per i primi tre anni, a partire dall’8 dicembre 1965, data da lui stesso scelta per segnare l’inizio della sua esperienza, nel giorno in cui ha termine la celebrazione del Concilio. Arrivano poi i primi fratelli e sorelle, cattolici e protestanti, che con lui iniziano la vita in comune nel celibato, nella preghiera e nel lavoro. La comunità viene approvata dal vescovo diocesano, che raccoglie le prime professioni monastiche. Dopo il consolidamento della comunità, nel corso degli anni il laico Enzo Bianchi dedica il suo ministero soprattutto alla predicazione, nella comunità e anche nelle Chiese locali, cattoliche, protestanti e ortodosse. Molto feconda è anche la sua attività come pubblicista di tematiche religiose e di attualità contemporanea, su giornali come
La Stampa, Avvenire, Panorama, Famiglia Cristiana, Monachesimo moderno, Novae Ecclesiae e, in Francia,
La Croix e
La Vie. Ha inoltre diretto per 15 anni, fino al 2005, la rivista
Parola, Spirito e Vita ed è membro della redazione della rivista internazionale di teologia
Concilium.
Ha preso recentemente le distanze dal
Motu proprio di Benedetto XVI, affermandone la sua contrarietà.
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venerdì 5 ottobre 2007 - ore 14:41
SEMINARIO YOGA SULL’AUTOSTIMA
(categoria: " Vita Quotidiana ")

Ieri sera sono andata alla mia prima conferenza di yoga... AUTOSTIMA: percorso o dono?, incontro con Marco Moretti, Counsellor Psicosintesista, che per 2 ore ha parlato dell’argomento: di seguito riporto alcuni miei appunti sulla serata.
Autostima: considerazione che si ha di sé. Riconoscimento interiore che consente di superare il bisogno dell’approvazione altrui.
Questionario per valutare la propria autostima (si deve dare alle domande una risposta con coefficiente che va da 0 a 10):
1- Quanto riesco a comprendere le difficoltà che mi capitano?
2- Quanto riesco a fronteggiarle e a risolverle?
3- Quanto ha senso, per me, ciò che mi è accaduto fino ad oggi?
4- Quanto sono soddisfatto della mia vita?
5- Quanto la mia vita è vicino al mio ideale?
* Sommando tutte e 5 le valutazioni e dividendo il totale per 5 si ha il coefficiente delle proprie risorse interiori.
* Sommando le valutazioni delle prime 3 domande e dividendo il totale per 3 si ha il coefficiente del sense of coerence (potenziale di salute).
* Sommando le valutazioni delle ultime 2 domande e dividendo il totale per 2 si ha il coefficiente della propria autostima.
La qualità della vita ( percezione soggettiva – salute fisica) è data da 3 fattori: l’autostima, l’umore e le risorse interiori (sense of coerence) ed esterne ( sicurezza materiale – buon supporto sociale).
Il temperamento non si può cambiare, ma si può educare
Autostima = Immagine di sé + Convinzioni
E’ necessario rimuovere le false immagini di sé, affinché l’autostima cresca in una prospettiva reale e possibile.
False immagini:
- Ciò che gli altri vorrebbero che io fossi.
- Ciò che mi piacerebbe essere.
- Ciò che gli altri mi fanno credere di essere.
- Ciò che io credo di essere.
Quello in cui crediamo diventa la realtà
Come sviluppare l’autostima (si passa al punto successivo solo dopo aver affrontato e risolto il punto che precede):
1- Fidatevi del vostro sentire.
2- Siate voi stessi.
3- Fate tutto con piacere ed entusiasmo.
4- Affrontate tutto come un’opportunità di crescita.
5- Infondete un valore alle vostre azioni.
Per dare un valore alle vostre azioni:
a) guardate a ciò che c’è di positivo in voi e nella situazione;
b) individuate quale qualità la situazione vi permette di sviluppare;
c) agite in modo utile e costruttivo;
d) complimentatevi con voi stessi.
Se volete cambiare il mondo, dovete cambiare voi stessi... Capirsi per cambiare, per stare bene con se stessi e con gli altri, per essere felici (in quanto possibile)... La serata è stata interessante e per molti versi fruttuosa: non sono d’accordo su alcuni punti di vista e su alcune delle proposte metodologiche, però comunque è stato stimolante e gli spunti di riflessione sono tanti... Ne ho ricavato anche qualche motivo per nuove letture: Roberto Assagioli, Jerome Bruner e Viktor Frankl, solo per citare alcuni autori.
Finita la lezioncina di psicologia spiccia, mi appresto ad andare a passare il week end dal mio lui...
*** A lunedì ***
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giovedì 4 ottobre 2007 - ore 11:59
MEDIOCRITAS
(categoria: " Pensieri ")
L’intelligenza è una categoria morale.
[T. Adorno]Non riesco a tollerare la mediocrità. Da sempre. E non sto parlando di
aurea mediocritas, cioè del giusto mezzo, dell’apprezzabile senso della misura che porta all’equilibrio.
Auream quisquis mediocritatem
diligit, tutus caret obsoleti
sordibus tecti, caret inuidenda
sobrius aula.
[Orazio, Carmina, II, 10]Ho in mente l’
inettitudine e l’
ottusità che ormai sono le caratteristiche principali della gente cosiddetta normale... Mi da sui nervi questa
dilagante incapacità esistenziale che rende tutti, o quasi, limitati, insignificanti e mentalmente chiusi... Quando
mi tuffo nel mondo -cioè vado a farmi un giro- e per caso capto i discorsi delle persone, spesso e volentieri
mi cadono le braccia e me ne vado il più lontano possibile dai miei simili, sconsolatamente scuotendo al testa... Non è possibile che la maggioranza faccia solo ragionamenti stupidi e miopi, che denotano
ignoranza e
superficialità abissali! Non hanno interessi, non si informano su niente, non leggono, non cercano minimamente di coltivarsi e di coltivare le loro possibili qualità, non hanno etica, non si fanno domande né si creano problemi su un qualsiasi aspetto della loro vita...
Si trascinano fino alla morte pensando al vestito alla moda, alla macchina nuova o al nuovo cellulare, invidiando chi ha materialmente più di loro e cercando solo di fregare il prossimo per ottenere così ancora di più, senza però essere mai soddisfatti... Non esiste più
aurea mediocritas, perché si è completamente perso il
concetto di limite...

...e mi chiedo
se non dovrei anch’io smettere di interrogarmi,
se non dovrei finirla con questa mia costante e continua ricerca di senso... per rientrare così nella media,
per diventare mediocremente felice come tutti gli altri...
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mercoledì 3 ottobre 2007 - ore 16:45
MANCANZA
(categoria: " Riflessioni ")
Non sarà che al matrimonio di animi costanti
io ponga impedimenti: non è amore quell’amore
che muta quando scopre mutamenti
o tende a ritirarsi se l’altro si ritira.
Oh no, esso è un faro per sempre fisso
che guarda alle tempeste e mai ne è scosso;
è la stella polare per ogni nave errante,
ed il suo valore resta ignoto, anche se l’altezza ne sia presa.
L’amore non è lo zimbello del tempo, anche se rosee labbra e guance
cadono nel compasso della sua falce ricurva;
l’amore non muta con le sue brevi ore e settimane,
ma resiste fino all’orlo del Giudizio.
Se questo è errore e mi sia provato,
io non ho mai scritto e nessuno ha mai amato.
[W. Shakespeare, Sonetto 116]Sono sempre stata abituata alla
solitudine e, di conseguenza, a
bastarmi e soprattutto ad
arrangiarmi quasi in tutto. Essere
figlia unica ed in una
situazione familiare singolare -mia madre è figlia unica e mio nonno pure: non ho parenti (cioè zii, zie, cugini e/o affini) e non so cosa sia il tipico menage italiano dei pranzi familiari in occasione di festività e ricorrenze, delle telefonate di cortesia, dei litigi, degli scontri e delle rappacificazioni- mi ha portato a
confidare sempre e solo in me stessa, mai considerando la presenza o l’aiuto altrui. Ho così imparato a perdermi per poi ritrovarmi, ad ascoltarmi con attenzione per guarirmi, a trovare in me il silenzio necessario per andare sempre avanti... A molti una vita come la mia può sembrare triste e deprimente, ma, ad essere sincera, non ho mai percepito l’isolamento come un peso e sono sempre stata serena e soddisfatta della mia condizione esistenziale... L’
unico essere che in passato ha
intaccato questa mia torre d’avorio è decisamente peloso, spesso scodinzolante e risponde al nome di
Taddeo: 5 kg di assoluta dedizione e di amore incondizionato!
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Da un po’ di tempo però provo sempre più spesso un
sentimento nuovo e sconosciuto, che mi
sconcerta e al contempo mi rende
felice: sento
la mancanza di qualcuno...
Per la prima volta, ho deciso di appoggiarmi ad una persona, di non fare tutto da sola, di fidarmi e confidarmi;
per la prima volta mi sento amata, totalmente voluta, cercata, apprezzata -e anche sopportata-, coccolata e viziata in tante piccole cose che per me sono importantissime...
Per la prima volta mi manca la presenza di un altro essere umano e mi mancano i gesti e le azioni che creano una
vita condivisa, che fanno pensare con il “
noi” e non più solo e sempre con l’”
io”...
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martedì 2 ottobre 2007 - ore 15:30
JEKYLL O HYDE?
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ho fatto il cambio dell’armadio: se avessi potuto, avrei eliminato ¾ della roba che c’era dentro! Vista però la fissa di nonna di non buttare nulla, non si può mai far posto al nuovo e come sempre ho dovuto fare i conti con il poco spazio e con un decennio di abiti ormai inutili e inutilizzati! Questa è
una delle tipiche situazioni che mi rendono nervosa ed intrattabile! Alla fine di una dura e serrata lotta ho vinto io e, a meno che non crolli mezzo guardaroba a causa del peso eccessivo, dovrei stare tranquilla per un po’ (non ho ancora messo in uso i vari maglioni e maglie di lana: fra un mese seconda trance dell’alternanza stagionale).
Oggi comunque
non sono di buonumore: mi sono proverbialmente
svegliata male e quindi è meglio
prendermi con le pinze, perché potrei mordere! Se poi penso alle 2 ore di greco e all’ora di latino che mi aspettano oggi pomeriggio il mio umore non migliora per nulla: è meglio per i miei allievi se arrivano tonici, ricettivi e preparati!
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Nonostante l’umore nero, mi sono così trovata a pensare all’
alternanza... al susseguirsi delle
stagioni (mi piace passare dal caldo al freddo e viceversa), ai
cambiamenti che avvengono in me e negli altri (chi rimane sempre allo stesso punto, immutato ed immutabile, si fossilizza) e a come la
mutevolezza sia una mia caratteristica peculiare e distintiva...
...dico sempre di avere un
bruttissimo carattere, ma spesso e volentieri non mi si crede, perché di me, quando sono con altre persone, tendo a mostrare il
lato socievole ed educato (quando mi gira male, me ne sto per i fatti miei così da non vessare nessuno)... a volte mi sento come
dr. Jekyll e mr. Hyde: da sempre spero che in me non prenda il sopravvento la parte negativa, come nel romanzo di Stevenson...
Pensavo che se ognuno di questi avesse potuto essere confinato in un’entità separata, allora la vita stessa avrebbe potuto sgravarsi di tutto ciò che è insopportabile: l’ingiusto avrebbe potuto seguire la propria strada di nequizie, svincolato dalle aspirazioni e dalle pastoie del virtuoso gemello; al giusto sarebbe stato dato altresì di procedere spedito e sicuro nel suo nobile intento, compiendo quelle buone azioni che lo avessero gratificato, senza essere più esposto alla gogna e al vituperio di un sordido compagno a lui estraneo. Era una maledizione del genere umano che questo eteroclito guazzabuglio dovesse così tenacemente tenersi avviluppato... che fin nel grembo tormentoso della coscienza questi gemelli antitetici dovessero essere in perenne tenzone. Come fare, allora, a separarli? [R. L. Stevenson,
Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde]
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lunedì 1 ottobre 2007 - ore 17:06
IL CAMBIO DELL’ARMADIO...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
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E’ lunedì: io non amo molto il lunedì. Comincio a prendere il ritmo della settimana attorno a giovedì mattina e quindi si può ben capire come mai il lunedì mi stia abbastanza indigesto... Inoltre la stagione fredda arriva veloce e nei prossimi giorni dovrò mettere mano al cambio stagionale dell’armadio (incombenza che trovo odiosa): passaggio obbligato all’inverno, visto il gelo che è arrivato così all’improvviso (io sono estremamente freddolosa). Via magliette, canotte e magline e avanti con maglioni, sciallati, dolcevita... Cambiamento: ho voglia di cambiare... nelle piccole cose (ho cambiato, radicalmente, taglio di capelli venerdì mattina) come nelle grandi (voglio finire l’università per cambiare vita e voglio cambiare per diventare migliore e per rendere orgogliose di me le persone che mi vogliono bene)...
Due volte si è chiusa la mia vita
prima di chiudersi. Ora non mi resta che attendere
se l’immortalità mi sveli
un terzo evento,
immenso, inimmaginabile, impossibile
come questi, due volte accaduti.
La separazione è tutto ciò che sappiamo del Cielo,
e tutto ciò che vi basta sapere dell’Inferno.
[E. Dickinson]
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venerdì 28 settembre 2007 - ore 13:39
DISSEZIONE DI UN’ANIMA
(categoria: " Riflessioni ")
[Dedicato a te: per la sicurezza che mi dai e che mai avevo avuto prima]
Freddo... un
vento gelido ed impietoso si insinua fra i vestiti troppo leggeri (il cambio stagionale degli armadi non può essere rimandato ancora per molto),
spazzando via le nuvole grigie che si affastellano veloci nel cielo. L’
aria è
limpida e
per la mente mi passano
un sacco di pensieri: libertà, indipendenza, amore, responsabilità, insicurezza, dovere... una sorta di
dissezione della mia anatomia interiore... Sondo, scindo, pondero e soppeso: nulla è chiaro, ma
la nebbia del dubbio si sta pian piano diradando... Fin a questo punto del cammino sono arrivata, nel bene e nel male:
molto ho perso, ma ho anche molto trovato o ritrovato... A passi sicuri, sola, me ne vado a zonzo per il centro e
sorrido fra me e me per quel che sono e per quel che diventerò...
Nulla, dunque, ci limitava, nulla ci definiva, nulla ci assoggettava; eravamo noi stessi a creare i nostri legami col mondo; la libertà era la nostra sostanza stessa. [S. de Beauvoir,
L’età forte]
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*** Buon week end ***
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giovedì 27 settembre 2007 - ore 11:35
LENTEZZA
(categoria: " Vita Quotidiana ")

Giornata un po’ così...
non ho voglia di far nulla! Mi sa che passerò il tempo a
leggere, accoccolata sul divano. Avevo anche diverse faccende da sbrigare oggi, ma non ho proprio nessuno stimolo: mi pare quasi di essere lì lì per andare
in letargo... non sono né felice né tanto meno triste.... ho solo
la mente che, stranamente,
va lenta lenta: non ho in testa la solita frenesia di pensieri...
Sarà il freddo... Ho voglia solo di stare
fra me e me, per
ascoltarmi...
...se poi
piove a secchie rovesce, allora proprio tutto complotta contro di me: me ne sto
a casa oggi, nel mio
bozzolo personale con la mia
indole da marmotta a prendere il
sopravvento...
Il compito principale di un uomo è dare origine a se stesso, trasformandosi in tutto ciò che è in grado di essere. Il risultato di tali sforzi sarà la sua personalità. [E. Fromm]
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mercoledì 26 settembre 2007 - ore 16:09
PENSIERI DI UNA GIORNATA UGGIOSA
(categoria: " Vita Quotidiana ")

Giornata di
pioggia. Io odio la pioggia e non amo nemmeno le nuvole (le trovo inquietanti nella loro costante ed inesorabile corsa per il cielo): non sopporto il
grigiore, l’aria impregnata di
umidità ed il senso di
tristezza dato dalle gocce che cadono. Quando piove, sono immancabilmente di
cattivo umore o, comunque, più di cattivo umore del solito... Una delle mio poesie preferite è però da sempre
La pioggia nel pineto di
Gabriele D’Annunzio (1863-1938)... l’
ennesima mia contraddizione...
Taci. Su le soglie/ del bosco non odo/ parole che dici/ umane; ma odo
parole più nuove/ che parlano gocciole e foglie/ lontane./ Ascolta. Piove/ dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici/ salmastre ed arse,/ piove sui pini/ scagliosi ed irti,
piove su i mirti /divini,/ su le ginestre fulgenti/ di fiori accolti,/ su i ginepri folti/ di coccole aulenti,
piove su i nostri volti/ silvani,/ piove su le nostre mani/ ignude,
su i nostri vestimenti/ leggeri,/ su i freschi pensieri/ che l’anima schiude/ novella,/ su la favola bella
che ieri/ t’illuse, che oggi m’illude,/ o Ermione.
Odi? La pioggia cade/ su la solitaria/ verdura
con un crepitio che dura/ e varia nell’aria secondo le fronde/ più rade, men rade.
Ascolta. Risponde/ al pianto il canto/ delle cicale
che il pianto australe/ non impaura,/ né il ciel cinerino.
E il pino/ ha un suono, e il mirto/ altro suono, e il ginepro
altro ancora, stromenti/ diversi/ sotto innumerevoli dita.
E immensi/ noi siam nello spirito/ silvestre,/ d’arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro/ è molle di pioggia/ come una foglia,
e le tue chiome/ auliscono come/ le chiare ginestre,/ o creatura terrestre/ che hai nome/ Ermione.
Ascolta, Ascolta. L’accordo/ delle aeree cicale
a poco a poco/ più sordo/ si fa sotto il pianto/ che cresce;/ ma un canto vi si mesce/ più roco
che di laggiù sale,/ dall’umida ombra remota./ Più sordo e più fioco/ s’allenta, si spegne.
Sola una nota/ ancor trema, si spegne,/ risorge, trema, si spegne.
Non s’ode su tutta la fronda/ crosciare/ l’argentea pioggia
che monda,/ il croscio che varia/ secondo la fronda/ più folta, men folta.
Ascolta./ La figlia dell’aria/ è muta: ma la figlia/ del limo lontana,/ la rana,
canta nell’ombra più fonda,/ chi sa dove, chi sa dove!/ E piove su le tue ciglia,/ Ermione.
Piove su le tue ciglia nere/ sì che par tu pianga
ma di piacere; non bianca/ ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca./ E tutta la vita è in noi fresca
aulente,/ il cuor nel petto è come pesca/ intatta,/ tra le palpebre gli occhi
son come polle tra l’erbe,/ i denti negli alveoli
son come mandorle acerbe./ E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti/ ( e il verde vigor rude
ci allaccia i melleoli/ c’intrica i ginocchi)/ chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri volti/ silvani,/ piove su le nostre mani
ignude,/ su i nostri vestimenti/ leggeri,/ su i freschi pensieri/ che l’anima schiude/ novella,
su la favola bella/ che ieri/ m’illuse, che oggi t’illude,/ o Ermione.
[G. D’Annunzio, La pioggia nel pineto]In giornate come questa passo il tempo a lambiccarmi il cervello su cose indifferentemente impegnate o frivole:
l’importante è tenersi occupata la mente...
Oggi sono passata dalla lettura della seconda parte dell’autobiografia di
Simone de Beauvoir (1908-1986),
L’età forte, con relative riflessioni sul suo rapporto d’amore con il filosofo Jean-Paul Sartre (1905-1980), ad un attenta analisi degli
orecchini che potrei prendere per l’inverno e delle
sciarpe, guanti e/o berretti, che potrebbero eventualmente servirmi (di orecchini ho cassetti pieni e anche quanto a set invernali non scherzo: ne ho ormai di tutti i colori e le fogge)...


Ora, visto l’
effetto che mi fa il mal tempo, direi che è
meglio se esce il sole per il week end: ne risentono il mio
portafoglio (non posso sempre fare shopping terapeutico) ed il mio
umore... Non contando che
i resti mortali di Simone de Beauvoir probabilmente ora si stanno
rivoltando nella tomba perché ho accantonato la sua lettura a causa di un cappellino in lana tricot!
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martedì 25 settembre 2007 - ore 15:31
NON ME NE ERO ACCORTA... E’ ARRIVATO...
(categoria: " Riflessioni ")
Ero così presa dall’esame e da tutta una serie di faccende che non mi sono accorta che stava arrivando...
E’ autunno.

Mi piace questa stagione, mi è sempre piaciuta: adoro i colori caldi che assumono le foglie, mi piace sentire il sole tiepido sulla pelle, mi incantano i suoi crepuscoli, mi piace osservare la vita che riprende a scorrere (con l’estate ancora dietro l’angolo e le persone che ancora devono riprendere i ritmi schizoidi e schizofrenici della vita quotidiana) .
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L’autunno è una stagione
malinconica e per questa sua caratteristica è
in sintonia con la mia indole: le foglie cadono ed il loro scricchiolare sotto i piedi ci rammenta sempre che il tempo non si ferma e che
bisogna andare avanti...
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Perché sia veramente autunno però,
il “mio” ginkgo deve ingiallire... quando le sue foglie sono tutte giallo dorate allora è compiutamente arrivato l’autunno...

(...)
Le foglie morte cadono a mucchi
e come loro i ricordi, i rimpianti
Ma il mio fedele e silenzioso amore
sorride ancora, dice grazie alla vita
(...)
[Jacques Prevert]
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