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LiBRi VaRi eD eVeNTuaLi, seguendo l’estro o l’emozione del momento

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- la mia vita trovare un suo proprio equilibrio
- la serenità far capolino, finalmente, nei miei giorni...e la serenità ha un nome ed un volto

STO ASCOLTANDO

Il sommesso brusio dei miei pensieri...

ABBIGLIAMENTO del GIORNO

Uno stile tutto mio, che pienamente mi rappresenta, mischiando dal dark al bon ton, per piacermi sempre e comunque!

ORA VORREI TANTO...

- che il mio futuro si concretizzasse in tempi brevi
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- un paio di Manolos

STO STUDIANDO...

Me stessa...perché il mio io è un’incognita che mi porta sempre a rimescolare il caos che ho dentro di me.

OGGI IL MIO UMORE E'...

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PENSO DI ESSERE CIO’ CHE DICO:
SPERO DI FINIRE COL TRASFORMARMI
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*** Per Aspera Ad Astra ***

Il nostro albero genealogico, da un lato, è la trappola che limita
i nostri pensieri, emozioni, desideri e vita...
e dall’altro è il tesoro che racchiude la maggior parte dei nostri valori.

[A. Jodorowsky]

A me occorre una vita divorante.
Ho bisogno di agire, di spendermi, di realizzare;
mi occorrono una meta da raggiungere, delle difficoltà da vincere,
un’opera da compiere.

[Simone de Beauvoir]

Sono semplicemente quel che sono...complicata e contraddittoria, cinica, anticonformista, spesso sprezzante, a volte brutale, difficile, eccentrica, sincera, sempre e comunque onesta con me stessa e con gli altri, perennemente inquieta...

Volli, sempre volli, fortissimamente volli!
[V. Alfieri]

Il cinismo è l’arte di vedere le cose come sono, non come dovrebbero essere.
[Oscar Wilde]

AVVISO AL LETTORE: in questo blog scriverò tutto quello che mi passa per la testa... e per la testa mi passano, sempre, un sacco di riflessioni, di pensieri, di considerazioni, di connessioni, di associazioni, di frasi e di poesie della più varia e strana natura...



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domenica 16 luglio 2006 - ore 16:26


LA VIVIMONDO
(categoria: " Accadde Domani ")


Ho visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare: navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione. Ed ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser e venire risucchiati in enormi buchi neri. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. E’ tempo di morire … [Blade Runner]

Non sono niente.
Non sarò mai niente.
Non posso volere d’essere niente.
A parte questo, ho in me tutti i sogni del mondo.

[F. Pessoa]

Quando avevo 15 anni mi è stato regalato “Patagonia” e ne sono rimasta affascinata: soprattutto mi ha colpito la biografia del suo autore, Bruce Chatwin…
Chatwin è riuscito a coniugare le sue -e mie- grandi passioni (solo Tiziano Terzani, a mio avviso, gli si avvicina come esperienza di vita): la scrittura e il viaggio … Chatwin è riuscito a vivere la vita che voleva: voleva vedere il mondo e scrivere sulle sue Moleskine delle esperienze fatte, delle impressioni raccolte e delle persone conosciute nel suo girovagare senza meta fra i cinque continenti …
Io vorrei poter vivere una vita come la sua, perché viaggiare è, insieme allo scrivere, una mia passione: visto che sono una scrittrice mediocre, penso che il partire, il lasciarmi tutto alle spalle per un certo periodo, diventerà in futuro il mio modo per appagarmi, per realizzarmi. Ho già visto qualcosa di questo nostro splendido e pazzo mondo, conoscendo persone fantastiche, a volte bizzarre o pazze, che non dimenticherò mai …
Ho visto alcune delle più belle città d’Europa: Parigi e le sue mille luci, i suoi bellissimi musei e il degrado della sua periferia; Londra, unica e inimitabile, brulicante di novità e di idee; Praga, magica e sospesa nel tempo, con il fantasma di Kafka che ancora passeggia per Stare Mesto; Barcellona e la sua movida; Lisbona e il suo essere ferma in un tempo passato dove Pessoa ancora vive le sue molte vite; Vienna e la sua intatta eleganza … Ho passeggiato all’ombra immensa delle sequoie e mi sono bagnata con gli spruzzi delle Cascate del Niagara, ho ammirato il tramonto fiammeggiare sul Gran Canyon e mi sono incantata di fronte alle architetture merlettate e impossibili del Brice Canyon. Ho visto l’immensità tentacolare di Los Angeles, conosciuto il fascino, eccentrico e libertario, di San Francisco ed ammirato l’eleganza di Boston. Ho anche vissuto un po’ nel clima da “eterna vacanza” di Miami: ho però capito che l’America non fa per me, perché tutte le sue rutilanti città nascondono un degrado e una disperazione per me incomprensibili, inconcepibili … la società americana per me è disumana …
Allora mi sono diretta verso altre mete ed ho visto lo Yucatan e le magnifiche vestigia dei Maya, i resti dei tempi buddisti in Sri Lanka, la savana a mezzogiorno sotto un sole che non perdona in Kenya, ho gironzolato nel bazar di Candi e bevuto il the nelle piantagioni; ho passeggiato sulla Grande Muraglia e mi sono fermata allibita di fronte all’Esercito di Terracotta a Xi’An; ho potuto vedere quasi tutti mari del mondo: il Caribe, l’Oceano Indiano, il gelido Mare del Nord, l’Oceano Atlantico e l’imprevedibile Pacifico. Mi sono spostata a cavallo, a dorso di cammello, su un elefante, con un asino; ho viaggiato in macchina, autobus, treno, aereo, moto, e su alcuni mezzi di trasporto tanto assurdi da sembrare giocattoli …
Ho conosciuto persone indimenticabili: il vecchio Sancho a Cuba, che ballava felice per le strade dell’Havana; Pedro in Messico e la sua passione per il mare; Georges a Salisburgo e la sua conoscenza della Cabala e della letteratura contemporanea; Rory e la sua bellissima moglie in Sri Lanka; Kai e la sua voglia di Occidente …
Ho assaggiato mille sapori, mangiando piatti assurdi, spesso buonissimi, a volte orribili; ho scoperto moltissimi modi di vedere le cose e il mondo: punti di vista diversi dai miei …
Tutto questo mi ha arricchito, spesso mi ha fatto pensare e mi ha fatto venire voglia di cambiare il mondo, perché molte cose di questo mondo sono orrende e ingiuste … Mi sono sentita in colpa per il mio modo di vivere, perché la nostra società è così com’è grazie allo sfruttamento e alla povertà di milioni di persone: se non si vede l’Africa non si può capire cos’è la vera miseria …
Mi sono anche arrabbiata, perché nella nostra follia vogliamo distruggere qualcosa di perfetto come la Natura, che si mostra a noi in modi sempre diversi e ineguagliabili: il deserto e i suoi silenzi, la giungla e le sue innumerevoli sfumature di verde, la barriera corallina e la sua vita brulicante; i minuscoli colibrì, i lenti e terribili varani, le buffe giraffe, gli imperscrutabili coccodrilli e gli inquietanti pipistrelli giganti …
Ho pianto e riso spesso, a volte mi sono arrabbiata e sono stata presa dal panico in alcune situazioni critiche. Mi sono sentita piccola e insignificante o immensamente saggia … ho capito molte cose ed ho anche capito di non aver capito ancora niente …
Ci sono così tanti posti che voglio vedere, che devo ancora vedere … spero di trovare qualcuno con cui poter partire, anche se, in qualsiasi caso, anche da sola, niente potrà impedirmi di fare la valigia ed andare via, sempre e comunque: l’India, il Brasile e il Cile, il Sud Africa, la Norvegia, Mosca e San Pietroburgo … ed infine la Patagonia per trovare la mia pelle di brontosauro …

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sabato 15 luglio 2006 - ore 14:07


DAI SOSPIRI NASCE QUALCOSA
(categoria: " Poesia ")


Dai sospiri nasce qualcosa,
Ma non dolore, questo l’ho annientato
Prima dell’agonia; lo spirito cresce,
Scorda e piange;
Nasce un nonnulla che, gustato, è buono;
Non tutto poteva deludere;
C’è, grazie a Dio, qualche certezza:
Che non è amore se non si ama bene,
E questo è vero dopo perpetua sconfitta.

Dopo siffatta lotta, come il più debole sa,
C’è di più che il morire;
Lascia i grandi dolori o tampona la piaga,
Ancora a lungo egli dovrà soffrire,
E non per il rimpianto di lasciare una donna in attesa
Del suo soldato sporco di parole
Che spargono un sangue così acre.

Se ciò bastasse, se ciò bastasse a dar sollievo al male,
Il provar rimpianto quando quello è perduto
Che mi rendeva felice nel sole,
Quanto felice il tempo che durava,
Se ambiguità bastassero e abbondanza di dolci menzogne
Potrebbero le vacue parole sostenere tutta la sofferenza
E guarirmi dai mali.

Se ciò bastasse, osso tendine, sangue,
Il cervello attorcigliato, i lombi ben fatti,
Cercando a tastoni la materia sotto la ciotola del cane,
L’uomo potrebbe guarire dal cimurro.
Chè tutto quel che va dato, io l’offro:
Briciole, stalla, e cavezza.


]
Una poesia che parla di me, una poesia che mi colpisce nel profondo, una poesia che descrive i moti della mia anima … parole come macigni, parole quasi mistiche, parole di un iniziato, di chi vede o, meglio, intravede, quello che molti altri nemmeno capiscono…


Immenso, immaginifico mago della parola, poeta e bardo, abitante solitario di un mondo onirico creato dalla sua mente per dare sfogo alle sue inquietudini, alla sua allucinata e allucinante visione del mondo, filtratore della realtà, costruttore di immagini fatte di ossa, sangue, frattaglie, immagini fatte di mare e vento, di una Natura mistica ed evocativa, che non è reale, ma che si para potente di fronte agli occhi, uomo dei suo tempo, che però vive in un non-tempo per sfuggire alle brutture della società, padre amorevole, scriteriato e assente, marito e compagno impossibile, alcolizzato, pazzo, maledetto… a mio avviso il più grande poeta del ‘900…
DYLAN THOMAS
(1914–1953)


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venerdì 14 luglio 2006 - ore 11:03


L’EBREO ERRANTE
(categoria: " Pensieri ")


[Ho tratto spunto per questo post da un racconto trovato su Internet: L’Ebreo Errante di Timur Lenk]

Non ricordo quando lessi per la prima volta dell’Ebreo Errante. Ricordo solo una pagina stampata, me la vedo ancora davanti agli occhi, in cui era narrata la storia di Assuero.
La leggenda parla di Assuero, l’Ebreo Errante, che avrebbe offeso Gesù mentre veniva condotto al Golgota sotto il peso della croce. Cristo avrebbe allora detto ad Assuero: "Resterai sulla terra fino al mio ritorno".
Ho trovato fin da subito affascinante la figura dell’Ebreo Errante e me ne sono fatta un’idea personale: mi convinceva poco la spiegazione della condanna di Cristo ad un eterno errare per il suo errore e vi ho visto per molto tempo una metafora della diaspora ebraica … Poi però ho pensato che si trattava di una persona, non di un simbolo, anche se non mi sfuggiva la considerazione che nel corso dei secoli numerosi viandanti, eremiti, pazzi o sbandati fossero stati certamente scambiati per Assuero.
Assuero allora per me è diventato la rappresentazione della Solitudine, dell’Uomo che, quando sbaglia, non può più ottenere la pace data dal perdono.
L’Ebreo Errante è stato visto, nel corso dei secoli, in vari luoghi del mondo … In Italia è venuto spesso: nel 1310 era stato segnalato a Borgo San Lorenzo, nel 1400 a Siena e poi a Venezia, Ancona, Firenze, Roma, in Puglia e in Sicilia. Intorno al 1830 passò per Alba.
Esiste, lo sento. E non credo a quella voce popolare che lo accusa di portare sfortuna. Mi appare piuttosto come un solitario, senza odio né rancore: e tornano spesso alla mia mente le parole che egli avrebbe pronunciato, secondo un’antica ballata, in risposta ad alcune persone che si offrivano di ospitarlo per la notte: "... In verità sono confuso per la vostra bontà".
A poco a poco ho cominciato a cercare Assuero nel corso dei miei viaggi: l’ho cercato in Francia, Inghilterra, Spagna, Cecoslovacchia. L’ho cercato in Africa e in Asia. Ed ho cercato Assuero anche nei libri che leggevo, ma spesso vi ritrovavo solo luoghi comuni, anche se in alcuni casi ho trovato traccia del suo passaggio …

“Non ha occhi un ebreo? Non ha un ebreo mani, organi, membra, sensi, emozioni, passioni? Non si nutre dello stesso cibo, non è ferito dalle stesse armi, non è soggetto alle stesse malattie, non è scaldato e gelato dalla stessa estate e dallo stesso inverno come un cristiano? Se ci pungete, non facciamo sangue? Se ci avvelenate, non moriamo?" [Shakespeare, Il mercante di Venezia]

In Germania, infine, ho sentito una storia agghiacciante. Un giorno del 1944, ad Auschwitz, numerosi deportati ebrei erano stati sospinti in una delle camere a gas. Tutto si era svolto come sempre: immissione del gas, le solite grida, i tonfi sordi dei corpi. Poi il silenzio. I carnefici addetti all’operazione di sterminio erano abituati ad ogni genere di orrori, ma quando aprirono la porta della camera a gas ebbero una visione che li raggelò.
In mezzo ai cadaveri accatastati e contorti si ergeva la figura di un uomo ancora vivo, con un lungo mantello scuro sulle spalle ed un’espressione di sbigottito dolore sul volto, un dolore senza fine. Si mosse lentamente, uscì dalla camera della morte e si incamminò per il corridoio. Guardava fisso avanti a sé, incurante delle urla dei carnefici terrorizzati. Trovatosi all’aperto, si diresse verso l’uscita del campo mentre le sirene d’allarme ululavano assordanti. Un ufficiale delle SS, a pochi passi di distanza, estrasse la pistola e gli sparò nella schiena fino a vuotare il caricatore, ma inutilmente: i proiettili sembravano attraversarlo senza produrre alcun effetto. Per lui non esisteva il mondo circostante: nulla lo poteva fermare. Giunse davanti al cancello di Auschwitz che si aprì come mosso da una mano invisibile, passò sotto la scritta "ARBEIT MACHT FREI" e si allontanò col suo passo misurato ma inarrestabile, scomparendo alla vista.
L’Ebreo Errante nemmeno ad Auschwitz aveva trovato la morte.
Mi pare spesso di vagare per il mondo come un viandante, ricercando una pace illusoria, cercando di raggiungere una meta che si allontana sempre più a mano a mano che continuo il mio girovagare … Non so se mi imbatterò mai in Assuero, se le nostre strade si incroceranno nel nostro peregrinare per il mondo: certo è che vorrei poterlo incontrare, per dare consolazione alla sua disperazione, per alleviare la sua solitudine, per dimostrare bontà a chi bontà non ha dimostrato e per questo ne paga in eterno lo scotto …


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giovedì 13 luglio 2006 - ore 11:43


SENTIRE IL SILENZIO DEL MONDO
(categoria: " Fotografia e arte.. ")


René Magritte: pittore surrealista, belga … il mio pittore preferito, perché le sue opere rappresentano molto bene il mio modo di vedere il nostro folle mondo …

Tema chiave dell’opera di Magritte è la visione. Secondo il pittore l’immagine è a sé, esiste cioè indipendentemente dall’esistenza di ciò che rappresenta, perché l’arte, presa visione del mondo e tradottane la verità nascosta, vede al di là dell’apparenza.
Non-senso, irrazionalità, mistero e soprattutto spaesamento dell’uomo in un mondo di immagini, simboli e convenzioni: questo è il messaggio che il Surrealismo vuole trasmettere.
Magritte è l’artista surrealista che, più di ogni altro, gioca con gli spostamenti del senso, utilizzando sia accostamenti inconsueti che deformazioni irreali. Egli, con la sua pittura, non vuole far emergere l’inconscio dell’uomo (non usa cioè il metodo dell’automatismo psichico), ma vuole svelare i lati misteriosi dell’universo. Ed è proprio su questo punto che la sua poetica conserva lati molto affini con quelli della Metafisica.
I suoi quadri sono realizzati con stile da illustratore,con un’evidenza che risulta quasi infantile. Volutamente le sue immagini conservano un aspetto pittorico, senza alcuna ricerca d’illusionismo fotografico, così da far trasparire l’insanabile distanza che separa la realtà dalla rappresentazione. E il suo Surrealismo nasce proprio dalla confusione che egli opera tra questi due termini.
Il suo è uno sguardo molto lucido sulla realtà che lo circonda, dove non trovano spazio né il sogno né le pulsioni inconscie. L’unico desiderio che la sua pittura manifesta è quello di "sentire il silenzio del mondo", come egli stesso scrisse.

Un’opera di Magritte che mi affascina moltissimo è GOLCONDA, perché è uno dei dipinti che meglio rappresenta il mio modo di sentire la condizione umana … Magritte qui moltiplica a stampo il curioso personaggio presente in molte altre sue opere, l’uomo dal vestito e dalla bombetta neri. Il paesaggio, composto da case e tetti tipicamente belgi e da un cielo opaco e senza nubi, è ancora una volta caratterizzato da un realismo elementare.
Su questo sfondo i personaggi, completamente identici fra loro, se non per la direzione degli sguardi e per la loro lontananza e quindi grandezza, sembrano piovere dal cielo come candidi fiocchi di neve.
Guardando questo quadro mi sono sempre chiesta … Com’è possibile e come si spiega questa pioggia umana? O forse si tratta di un volo, di un elevazione? Gli ometti neri stanno lentamente risalendo verso il cielo oppure stanno candidamente fioccando dallo stesso?
Ognuno si dia la risposa che preferisce: comunque la frantumazione di ogni regola fisica e matematica lascia quasi in imbarazzo, dato che rompe ogni certezza riguardo alla consistenza e al peso dei corpi.
E inoltre … Che ruolo ho io? Sono forse uno dei tanti ometti omologati sospesi fra cielo e terra?
Secondo me sì: non siamo fuori dal dipinto, ma ne facciamo parte … notate come le case sono tagliate, non viste dalla strada o da un tetto … anche noi siamo sospesi e guardiamo gli altri ometti intorno a noi, gli altri ometti come noi …


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mercoledì 12 luglio 2006 - ore 11:19


LA MATERIA DEI SOGNI
(categoria: " Pensieri ")


Io ho dei sogni:
verdi, blu e grigi,
di seta e sudore, d’erba e vento,
d’amore crudele e rivalsa necessaria,
irrealizzabili e irreali,
partoriti dall’audacia,
portati avanti con coraggio.

Sogni impalpabili, luci nei giorni oscuri,
spettri salvifici contro il destino strangolatore,
fatti da ragni con tele d’acciaio,
per dimenticare le delusioni,
per coltivare la speranza,
attraverso la perseveranza.
Io ho ancora dei sogni.


SOGNI: tutti hanno dei sogni o almeno spero che tutti abbiano dei sogni, perché non avere sogni vuol dire essere morti dentro! Sono i sogni, infatti, che ci fanno andare avanti, perché ci fanno vedere la luce nei momenti bui, perché ci danno la forza per non arrenderci mai, per continuare a vivere. I sogni sono diversi dalle speranze e dalle aspirazioni: sono fatti di una materia più sottile, impalpabile, ma che si rivela più resistente dell’acciaio e con una straordinaria capacità rigenerante ... Shakespeare giustamente scrive che “noi siamo della materia di cui son fatti i sogni”, perché certi sogni restano anche dopo che la scomparsa dei propri creatori, durano e si tramandano per sempre, perché qualcuno ne raccoglie l’eredità … Pensiamo ai grandi sogni per una società migliore di Gandhi e di Martin Luther King, ai sogni di bellezza di Gropius o Wright, ai sogli filosofici di Tommaso Moro e di Bacone ... sono i grandi sogni che fanno gli uomini grandi!

Il nostro spettacolo è finito.
Questi nostri attori,
Come ti avevo detto,
Erano tutti spiriti
E si sono dissolti nell’aria,
Nell’aria sottile.
E, come l’edificio senza fondamenta
Di questa visione,
Le torri ricoperte dalle nubi,
I palazzi sontuosi,
I templi solenni,
Questo stesso vasto globo, sì,
E tutto quello che contiene,
Tutto si dissolverà.
Come la scena priva di sostanza
Ora svanita
Tutto svanirà
Senza lasciare traccia.
Noi siamo della materia
Di cui son fatti i sogni
E la nostra piccola vita
E’ circondata da un sonno.

[Shakespeare, La tempesta]

Ho un sogno, che i miei quattro bambini un giorno vivranno in una nazione in cui non saranno giudicati per il colore della pelle, ma per l’essenza della loro personalità.
Oggi ho un sogno!
Ho un sogno, che un giorno, laggiù nell’Alabama, dove i razzisti sono più che mai accaniti, dove il governatore non parla d’altro che di potere di compromesso interlocutorio e di nullification delle leggi federali, un giorno, proprio là nell’Alabama, i bambini neri e le bambine nere potranno prendere per mano bambini bianchi e bambine bianche, come fratelli e sorelle.
Oggi ho un sogno!

[M. L. King, I have a dream, Washington, 28 agosto 1963]

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martedì 11 luglio 2006 - ore 12:01


IL POTERE DEL RISO
(categoria: " Riflessioni ")


Terribile e awful è la potenza del riso: chi ha il coraggio di ridere è padrone degli altri, come chi ha il coraggio di morire. [Leopardi, Zibaldone]

Il riso ha in sé qualcosa di rivoluzionario. In chiesa e a corte non si ride mai, almeno apertamente. Solo gli eguali ridono fra loro. Il riso di Voltaire ha distrutto più dei pianti di Rousseau. [A. Ivanovic Herzen]

Stanotte, mentre stavo per addormentarmi mi è tornata alla mente la frase di Leopardi riportata qui sopra ed ho pensato al potere del riso … Tutti ridiamo e non ridiamo per gli stessi motivi, ma tutti troviamo bello ridere …
Non è liberatorio ridere? Non fa star bene ridere?
Ridere denota coraggio e sfrontatezza, denota libertà … ecco perché il riso a molti, soprattutto se potenti, fa paura!
Molte sono le componenti e le possibili manifestazioni del riso: la COMICITÀ, che è data solitamente dalla commistione insolita, che poi risulta grottesca, dei caratteri degli esseri naturali (pensate a una vecchietta, di 80 anni o più, con i capelli rosso fiamma); l’UMORISMO, che è la capacità o la condizione di persone, oggetti o situazioni di evocare sentimenti di divertimento e suscitare la risata (pensate alle molte vignette sui politici che compaiono sui quotidiani: solitamente sono umoristiche); la PARODIA, che serve per mettere in ridicolo stereotipi e comportamenti attraverso una loro rappresentazione distorta; e la SATIRA, che critica la vita sociale e che solitamente ha un contenuto etico: è satira qualsiasi attacco letterario o artistico a personaggi detentori del potere politico, sociale o culturale, o più genericamente si considera satira qualsiasi critica al potere svolta in forma almeno salace (la satira ha origini antiche, a partire da Aristofane, anche se è a Roma che essa si sviluppa e trova una strada autonoma –satura tota nostra est-, tant’è che il nome deriva dall’espressione satura lanx che indicava, nella Roma arcaica, un piatto di primizie offerte agli dei, da cui derivò il procedimento giuridico, detto lex per saturam, che riuniva stralci di vari argomenti in un singolo provvedimento legislativo, è quindi probabile che il valore di «mescolanza, varietà» fosse quello originario).
Molti hanno scritto sul riso: Aristofane, con la sua Lisistrata, Aristotele, nel VI libro della sua Poetica, Voltaire, Rabelais, via via fino a Pirandello col suo Saggio sull’umorismo e Eco col Il nome della rosa. Ne sono state trattate tutte le varie implicazione, a partire dalla sua valenza di liberazione istintuale, perché attraverso il riso si mettono in moto la fantasia e la creatività, strumenti indispensabili per dare vita alle suggestive commistioni dell’immaginario; attraverso il riso si mette in moto la coscienza della società civile; attraverso il riso si possono persino innescare rivoluzioni; attraverso il riso il mondo, secondo me, migliora.
Oggi come oggi poi è il riso che porta avanti la vera informazione, basta pensare ai vari comici che negli ultimi anni sono stati più o meno censurati ed ostracizzati per il loro rendere noto al pubblico fatti scomodi ai vari politici e politucoli nostrani: Beppe Grillo, Daniele Luttazzi, Paolo Rossi, Sabina Guzzanti… Ne consegue che il riso è necessario e quindi … Facciamoci una bella risata!

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lunedì 10 luglio 2006 - ore 17:03


MI PRESENTO: SONO L’UOMO CON LA BOMBETTA
(categoria: " Poesia ")



Mi presento: sono l’uomo con la bombetta, sempre vestito di nero, con cravatta rossa e camicia bianca. Sono una persona anonima e, se mi incontri per strada, difficilmente ti accorgi di me e mi passi accanto con noncuranza.
Faccio una vita ordinaria: sono stato impiegato in un’Assicurazione ed ho fatto lo stesso lavoro da più di 30 anni; non sono mai stato sposato, non ho fratelli né sorelle e i miei genitori sono morti diversi anni fa; sono timido e schivo di natura, per cui ho grosse difficoltà a relazionarmi con la gente e posso dire di non avere amici: l’unica persona con cui sono relativamente in intimità è un mio collega, Franz K., che ha un carattere molto simile al mio.
Sono metodico e le mie giornate si sono svolte sempre allo stesso modo per 30 anni: sveglia alle 6, caffè e toilette personale; alle 7:20 sono pronto per uscire e prendo la metropolitana per andare in ufficio; alle 8:45 mi siedo alla mia scrivania e lavoro, smistando pratiche, fino alle 12:30, poi vado a pranzare sempre al solito ristorante; riprendo alle 14 ed esco dalle Assicurazioni alle 17; solitamente alle 19 sono già a casa; qualche rara volta esco e me ne vado al cinema, ma solitamente mi corico alle 22. Alla domenica mi occupo delle faccende, passo il tempo leggendo o facendo una passeggiata al parco. Ho una sola passione nascosta: sono ghiotto di mele, le adoro e fin da bambino ne mangio almeno 3 o 4 ogni giorno: dicono comunque faccia bene alla salute!
Nel corso degli anni, mentre le mie giornate si trascinavano sempre uguali una dopo l’altra, ho cominciato a pensare di essere un’ombra: nessuno si accorge di me, nessuno mi rivolge la parola, che io ci sia o non ci sia, fa uguale. Il mio passaggio su questa terra non lascerà traccia: è come se non fossi mai esistito, come se fossi solo la creazione mentale di chissà quale artista che ha voluto dare un volto all’Anonimo …
Ad inizio anno sono andato in pensione ed ho deciso di trasferirmi in una località di mare … è stato allora che, passeggiando un giorno sul lungomare, un signore molto gentile, munito di tele e pennelli e che mi pareva vagamente familiare, ha deciso di farmi un ritratto: sono contento del risultato perché è molto fedele alla realtà ed ho appeso il quadro in soggiorno così da poterlo rimirare a mio piacere.
Le mie giornate hanno preso un nuova routine, ma continuo a vivere appartato e solo: ho pensato di scriverti per movimentare un po’ questo pomeriggio, simile a tanti altri miei pomeriggi.
Dopo questa piccola presentazione, spero di avere presto ancora occasione di interloquire con te. Attendo una risposta.

Cordialmente
L’uomo con la bombetta

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sabato 8 luglio 2006 - ore 14:12


CONDANNATI AD ESSERE LIBERI
(categoria: " Riflessioni ")


Ho bisogno di sentirmi libero. E questa libertà è faticosa perché ogni volta, davanti ad una situazione, quando bisogna decidere cosa pensare, cosa fare, si può solo ricorrere alla propria testa, al proprio cuore e non alla facile linea, pronta all’uso, di un partito o alle parole di un testo sacro. [T. Terzani, Lettere contro la guerra]

Se Dio non esiste, non troviamo innanzi a noi dei valori e degli ordini in grado di legittimare la nostra condotta. Così non abbiamo, né dietro a noi né innanzi a noi, in un dominio luminoso di valori, delle giustificazioni o delle scuse. Siamo soli, senza scuse.
E’ questo ciò che esprimerò con le parole che l’uomo è condannato ad essere libero. Condannato perché non si è creato da se stesso, e pur tuttavia libero perché una volta gettato nel mondo è responsabile di tutto ciò che fa.
[J.P. Sartre]

LIBERTÀ: Dal lat. libertate(m), deriv. di liber ’libero’; s.f.
1 l’essere libero, la condizione di chi è libero; assenza di costrizione: vivere in libertà; privare qualcuno della libertà; avere, godere, perdere, riacquistare la libertà; rimettere in libertà
2 facoltà dell’uomo di pensare e agire in piena autonomia: libertà politica, religiosa, sessuale; libertà di pensiero, di parola, di voto; libertà di stampa; delitti contro la libertà
3 la condizione di un popolo che si governa con leggi proprie attraverso propri rappresentanti, senza dipendere da potenze straniere né essere soggetto a una dittatura: lottare, morire per la libertà; perdere, rivendicare, conquistare la libertà
4 l’essere libero da vincoli, obblighi, impedimenti: essere geloso della propria libertà
5 mancanza di controllo del comportamento o del linguaggio: agire, parlare con troppa libertà; prendersi la libertà di dire, di fare qualcosa, permettersi; prendersi delle libertà, agire con troppa confidenza o senza rispetto
[Dizionario Garzanti]

La libertà, a mio avviso, non è una condizione leggera, lieve, da prendere come un dato di fatto acquisito e pacifico: vedo la libertà come un impegno gravoso, perché essere libera per me è una priorità esistenziale …
Per me è impegnativo definirsi liberi …

LIBERTÀ è, innanzi tutto, ASSENZA DI COSTRIZIONI, cioè poter essere senza vincoli imposti da altri; da questo deriva che libertà è pure PENSARE ED AGIRE (le azioni in cui massimamente si esprime l’essere umano) IN PIENA AUTONOMIA, senza essere guidati verso questo o quel convincimento. Tutto questo comporta che non si possano cercare giustificazioni, scuse o consolazione in qualcosa che è “altro”, come la religione, un’ideologia, tradizioni popolari, ecc.: siamo soli e siamo responsabili di tutto quello che facciamo!
Ora mi chiedo: quanti in questa nostra società intendono la libertà come responsabilità? Come viene intesa generalmente? Perché libertà spesso in questo nostro mondo è sinonimo di imposizione, violenza, prevaricazione?Perché la nostra libertà spesso comporta la privazione della stessa ad altri individui?
Comincio a dubitare dell’esistenza della libertà …

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venerdì 7 luglio 2006 - ore 13:25


PAROLE E SILENZIO
(categoria: " Pensieri ")


Oggi riflettevo sul fatto che il mio è un mondo fatto di PAROLE e di SILENZIO (cioè l’assenza di parole): parole scritte, parole sentite e dette, parole solo pensate e mai espresse … parole, parole, parole … Passo tutto il mio tempo immersa nelle parole oppure nel silenzio, pensando e ripensando alle parole che vorrei dire o che ho detto …
Certe parole mi piacciono a livello fisico, me ne piace proprio il suono: PREMURA, COCCIAIO, CISPA, GANGHERO, EULALIA, AMMENNICOLO … Altre invece mi piacciono per il loro significato: EMPATIA, IRENE, POLITICA, SAMADI, CIVILE, DIVERSO, SATYAGRAHA, IDEALE …
Passo tutto il mio tempo immersa nelle parole, perché ritengo che la parola abbia un potere immenso: pensiamo solo a certi celeberrimi discorsi che hanno cambiato la storia … IO HO UN SOGNO (M. L. King), L’ARTE DI VIVERE (Gandhi), LA NUOVA FRONTIERA (Kennedy), LACRIME, SUDORE E SANGUE (W. Churchill) … oppure al significato terribile che hanno assunto certi termini nel corso del tempo … RAZZA, OLOCAUSTO, GENOCIDIO, JIHAD … Non a caso Wells ha fatto il film QUINTO POTERE, riferendosi con questa espressione ai mezzi di comunicazione di massa: la parola da potere, perché ci toglie dal nostro essere individui singoli, per unirci, per creare il cosiddetto “consesso civile” …
E penso poi ai grandi scrittori e ai grandi poeti, che hanno saputo usare la parola in modo sublime: penso a SHAKESPEARE e alle sue opere teatrali, a DANTE e alla sua Commedia, a TAGORE e alle sue poesie, a CHATWIN e ai suoi racconti di viaggi, a TOLKIEN, BAUDELAIRE ecc. ecc. …
Ed infine ho meditato sul silenzio e sulla valenza che può assumere: può esserci un silenzio fatto da discorsi non affrontati e da parole non dette oppure un silenzio che nasconde il nostro pensare, il nostro riflettere e che poi ci porta a comunicare con gli altri in modo più cosciente e razionale. Il primo tipo di silenzio mi terrorizza, perché l’incomunicabilità, a mio avviso, crea muri fra le persone e questi muri alla lunga non si riescono più ad abbattere. Il secondo tipo di silenzio, che è anche quiete e tranquillità, spesso mi sfugge, perché il mio carattere non è portato alla riflessione meditata e ponderata e solo negli ultimi anni ho capito anche l’importanza dell’assenza di parole …
PAROLE, PAROLE, PAROLE, PAROLE, PAROLE …

Quando l’arte abbandona la cornice e la parola scritta abbandona la pagina –e non solo la fisicità della pagina e della cornice, ma pagina e cornice come categorie prestabilite- siamo di fronte ad una nuova descrizione fondamentale della realtà stessa, alla realizzazione liberale dell’arte. [W. S. Burroughs]


Il silenzio è un argomento sviluppato con altri mezzi. [E. Guevara]


E’ stata detta una parola…
E mi ha ucciso. Vorrei dimenticarla, ma, ahimè,
pesa sulla mia memoria come un orrendo delitto
sull’anima del colpevole.

Non c’è fine, non c’è limite, misura, confine,
alla morte che porta questa parola.
[Shakespeare, Romeo e Giulietta]

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giovedì 6 luglio 2006 - ore 11:40


MONDI DI CARTA
(categoria: " Riflessioni ")


Ho passato gran parte della mia vita in mondi fatti di carta e parole. E ne è stata forse la parte migliore. Ore e ore, a notte inoltrata, fino all’alba, sempre e dovunque, in treno, a letto, sul tram o per strada. Nei libri ho trovato conforto, pace e motivi per sperare, quando tutto quello che mi circondava sembrava ammantato da una cappa di tristezza e disillusione. I libri mi hanno ispirato e moltissimo di quello che ho fatto mi deriva da loro: mi hanno dato spunti su cui riflettere. In definitiva, grazie ai libri ho trovato me stessa: ho compreso come vorrei essere.
Ho vissuto per molto tempo in un mondo di cellulosa e d’inchiostro, diventando amica di librai lungimiranti e annusando con trepidazione l’inconfondibile profumo delle pagine fresche di stampa … osservando quasi adorante quei ragnetti fenici, che hanno fatto evolvere, nel bene e nel male, l’umanità: e tutto è iniziato grazie al buon cuore di Cadmo!
E questo mi ha probabilmente alienato o mi ha reso un’aliena rispetto agli altri … mi ha reso libresca: pensieri, frasi, versi, parole, sillabe … tutto impresso nella mia mente in un caleidoscopio immenso fatto d’innumerevoli rimandi … il mondo filtrato attraverso la scrittura, per averne un’immagine più pulita e più comprensibile; un modo per trovare ragioni dove ragioni non ce ne sono … Sono diventata vittima di questo mio mondo fatto di carta: per un certo periodo il reale non è più esistito: la realtà era quella che mi riportavano i libri; i miei amici erano i protagonisti dei romanzi che leggevo; le mie esperienze erano quelle delle avventure meravigliose che mi scorrevano sotto gli occhi …
Questa era la mia realtà…
Tutto è cominciato quand’ero una bambina con una fantasia debordante: ho passeggiato con il Gatto con gli Stivali e aiutato Pelle d’Asino ad impastare le sue torte, ho dormito scomodamente con un baccello sotto il letto e mi sono trovata con una zucca a notte tarda in mezzo ad una strada deserta …
Poi da ragazzina ho conosciuto Huck Finn e il suo amico Tom, ho litigato con le sorelle March e visto la barriera corallina col Capitano Nemo.
Durante l’adolescenza, quando non sapevo chi ero e cosa sarei stata, ho portato fiori sulla Collina di Spoon River, ho sofferto la fame con la famiglia Joad e pescato il pesce spada con il vecchio Santiago. Ho spulciato nella biblioteca universitaria di Arkam e scoperto la strada per Meridian.
Da allora, mentre diventavo adulta, ho cavalcato con Garabombo e costruito pesciolini d’oro con Aureliano, ho fatto la serva insieme ad Eva e la prostituta con Teresa …
Ho scoperto il gioco delle nuvole che si rincorrono, abitando per un certo periodo sul Tropico del Cancro e poi ho denigrato Juliette e compatito Justine, preferendo loro Lulù.
Ho attraversato una biblioteca, situata in un deserto imprecisato, che si dica contenga tutto lo scibile; ho scoperto che il punto dove tutto si trova in un sottoscala; sono stata un enorme scarafaggio e un cane parlante …
Ho viaggiato in modi inconsueti in diverse parti del mondo e non solo: attraverso la Patagonia in autobus, nel Galles onirico e schizofrenico di un poeta visionario, nel Nord magico degli dei Asi … poi ho attraversato galassie, arrivando fino ad Arrakis per assaggiare la Spezia … e A.I. è diventato mio amico …
Ho odiato la battaglia del folle dittatore e sperato nella realizzazione del migliore dei mondi possibili; ho affrontato la Lunga Marcia, sono stata sulla Sierra Madre ed ho visto la giungla boliviana.
Mi sono data una Legge Morale e posta delle questioni morali. Alla fine mi sono definita amorale …
Ho avuto un amante in Indocina ed ho amato un imperatore che amava un ragazzo che poi è diventato un dio … Ho baciato Artù dopo il rito sacrificale, Aragorn diventato ormai re e Dorian bellissimo e malvagio. Mi sono unita ad Amleto, principe fintosi pazzo per vendetta e ad Enrico, re uscito vittorioso da Agincour. Ho aspettato Ulisse, ormai non più sperando in un suo ritorno ed ho accolto Cesare tra le mie braccia dopo anni passati lontano in guerra …
Questo è molto altro ancora ho vissuto attraverso il mio mondo di carta …

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