… E Dio creò l’uomo con due mani: una per accelerare, l’altra per frenare. Quando vai in moto, non puoi innestare il “pilota automatico”. La nostra società pare sia basata sul “chi si ferma è perduto”. Più si gira la mano sull’acceleratore, più entra benzina nel motore, più girano le ruote… Così ci agitiamo, corriamo ansimanti, ma siamo sempre in ritardo su noi stessi. E’ come truccare il motorino: s’inizia dalla marmitta e, sostituendo pezzo su pezzo, si arriva ad avere un “caccia” sotto l’esile carena da scooter… finchè non succede il patatrac! La corsa ci ha rubato anche il tempo per incontrarci, parlarci, volerci bene.
Il motociclista assennato trova il giusto equilibrio tra accelerazione e frenata. Egli non “parte in quarta” per non fondere il motore, non viaggia costantemente sulla corsia di sorpasso; e, d’altra parte, non frena continuamente logorando i freni e rivelandosi un insicuro.
Per un percorso equilibrato egli poi usa altri due “strumenti”: i fari e lo specchietto retrovisore. Essi gli richiamano le dimensioni fondamentali del passato e del futuro. La memoria del passato è come lo specchietto retrovisore: gli serve per accelerare senza conseguenze. La speranza nel futuro è come il fanale abbagliante che fa luce nella notte e sa guardare lontano. Il presente è il “motore” del suo viaggio ora, qui, nel posto dove è con le persone che ha attorno: esso diventa per lui il tempo della novità da accogliere con gratitudine.
E’ bello sognare in grande, ma è la
quotidianità che ammazza. Ciò che è duro da affrontare e ti ammazza sono i piccoli impegni quotidiani, è la monotonia dei giorni tutti uguali.
Puoi imparare tanto da Giuseppe, il santo più straordinario che ha vissuto una vita del tutto ordinario. Un uomo che ha seguito i segni e i sogni che Dio gli mandava.
Più o meno com’è capitato nella vita di Francesco d’Assisi.
Come fare? - mi dirai. Parti da poco.
Stasera, prima d’addormentarti, guardati allo specchio e pensa.
Le meraviglie non mancano: manca la meraviglia. Una tra le meraviglie del mondo siamo anche noi: noi che parliamo, che cantiamo, amiamo, studiamo… Certo è che se l’uomo si conoscesse, resterebbe incantato! Basta pensare un po’ al nostro corpo.
E’ come un grande grattacielo biologico formato da 100 mila miliardi di cellule. Se ne collocassimo una al secondo, impiegheremmo 100 mila miliardi di secondi: sette milioni di anni!
Tutto invece si è assemblato in soli nove mesi!
In partenza sembrava una cosa insignificante: pesava un terzo di un milligrammo. Ma dopo soli 15 giorni dal concepimento, era già 125 mila volte più grande.
Gli scienziati dicono che se il corpo del bambino continuasse a crescere col ritmo del primo mese, da adulto avrebbe un volume tale da non poter essere contenuto nell’intero universo; e se ci si sposta in avanti, e invece del primo mese si mette l’ultimo, il nono del concepimento, all’età adulta l’uomo avrebbe un volume pari a un miliardo di volte quello del sole.
E’ incredibile la voglia di crescere del corpo umano, non appena è messo in moto. A diciotto giorni ha già un cuore che pulsa.
A settanta giorni ha già le impronte digitali. A novanta giorni, polmoni e bronchi sono pronti per respirare … e così via. A nove mesi il miracolo è fatto: tre chili e trecento grammi di carne umana che racchiudono più mistero di tutte le comete e di tutti i miliardi e miliardi di stelle.
Ogni parte del corpo sbalordisce.
Prendiamo il naso: Sembra la cosa più banale del mondo, in realtà è dotato di 110 – 120 milioni di cellule specializzate nel riconoscere quattromila odori.
E che dire del cervello? E’ poco più grande di un pugno, eppure è formato da 30 miliardi di cellule collegate tra loro con milioni di connessioni. Qualora il cervello diventasse un computer, il suo funzionamento richiederebbe ogni giorno, per ogni uomo, l’intera energia prodotta dalle cascate del Niagara (invece ha un consumo impercettibile: 20 watt circa).
Il corpo umano!
Ha tutte le ragioni la Bibbia a definirlo argilla accarezzata dalle mani di Dio (Gen 1,17).. Eppure il corpo è pochissimo in relazione all’uomo intero. Valiamo infinitamente di più!
Se fossimo soltanto corpo, ognuno di noi sarebbe uguale a 15 chili di carbonio, 4 chili di azoto, uno di calcio, mezzo chilo di fosforo, mezzo di zolfo, due etti di sodio, un etto e mezzo di potassio, un altro etto e mezzo di cloro, più cinque secchi d’acqua!.
Ma l’uomo è ben altro, ben più prezioso! No, non è misurabile a chili! Cesare Marchi diceva:
“L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro, non sulla statura!”.
Ben detto. Certo, nessuno vuole disprezzare la bellezza: vuole semplicemente mettere un po’ di ordine nelle cose.
I capelli di una persona sono importanti, ma più importanti sono i pensieri che si agitano di sotto; la bocca bella sta bene, ma le parole buone più ancora!
Pensaci. Buon lavoro!
Se ti siedi...
(categoria: " Vita Quotidiana ")