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venerdì 4 agosto 2006 - ore 17:13


Freno e acceleratore
(categoria: " Vita Quotidiana ")


CAMPOSCUOLA DI SPRITZ.IT
"Usa sia l’acceleratore che il freno"

di don Marco Pozza
su un’idea di don L. Guglielmoni e Fausto Negri



… E Dio creò l’uomo con due mani: una per accelerare, l’altra per frenare. Quando vai in moto, non puoi innestare il “pilota automatico”. La nostra società pare sia basata sul “chi si ferma è perduto”. Più si gira la mano sull’acceleratore, più entra benzina nel motore, più girano le ruote… Così ci agitiamo, corriamo ansimanti, ma siamo sempre in ritardo su noi stessi. E’ come truccare il motorino: s’inizia dalla marmitta e, sostituendo pezzo su pezzo, si arriva ad avere un “caccia” sotto l’esile carena da scooter… finchè non succede il patatrac! La corsa ci ha rubato anche il tempo per incontrarci, parlarci, volerci bene.
Il motociclista assennato trova il giusto equilibrio tra accelerazione e frenata. Egli non “parte in quarta” per non fondere il motore, non viaggia costantemente sulla corsia di sorpasso; e, d’altra parte, non frena continuamente logorando i freni e rivelandosi un insicuro.
Per un percorso equilibrato egli poi usa altri due “strumenti”: i fari e lo specchietto retrovisore. Essi gli richiamano le dimensioni fondamentali del passato e del futuro. La memoria del passato è come lo specchietto retrovisore: gli serve per accelerare senza conseguenze. La speranza nel futuro è come il fanale abbagliante che fa luce nella notte e sa guardare lontano. Il presente è il “motore” del suo viaggio ora, qui, nel posto dove è con le persone che ha attorno: esso diventa per lui il tempo della novità da accogliere con gratitudine.



E’ bello sognare in grande, ma è la quotidianità che ammazza. Ciò che è duro da affrontare e ti ammazza sono i piccoli impegni quotidiani, è la monotonia dei giorni tutti uguali.
Puoi imparare tanto da Giuseppe, il santo più straordinario che ha vissuto una vita del tutto ordinario. Un uomo che ha seguito i segni e i sogni che Dio gli mandava.
Più o meno com’è capitato nella vita di Francesco d’Assisi.
Come fare? - mi dirai. Parti da poco.



Stasera, prima d’addormentarti, guardati allo specchio e pensa.
Le meraviglie non mancano: manca la meraviglia. Una tra le meraviglie del mondo siamo anche noi: noi che parliamo, che cantiamo, amiamo, studiamo… Certo è che se l’uomo si conoscesse, resterebbe incantato! Basta pensare un po’ al nostro corpo.
E’ come un grande grattacielo biologico formato da 100 mila miliardi di cellule. Se ne collocassimo una al secondo, impiegheremmo 100 mila miliardi di secondi: sette milioni di anni!
Tutto invece si è assemblato in soli nove mesi!
In partenza sembrava una cosa insignificante: pesava un terzo di un milligrammo. Ma dopo soli 15 giorni dal concepimento, era già 125 mila volte più grande.
Gli scienziati dicono che se il corpo del bambino continuasse a crescere col ritmo del primo mese, da adulto avrebbe un volume tale da non poter essere contenuto nell’intero universo; e se ci si sposta in avanti, e invece del primo mese si mette l’ultimo, il nono del concepimento, all’età adulta l’uomo avrebbe un volume pari a un miliardo di volte quello del sole.
E’ incredibile la voglia di crescere del corpo umano, non appena è messo in moto. A diciotto giorni ha già un cuore che pulsa.

A settanta giorni ha già le impronte digitali. A novanta giorni, polmoni e bronchi sono pronti per respirare … e così via. A nove mesi il miracolo è fatto: tre chili e trecento grammi di carne umana che racchiudono più mistero di tutte le comete e di tutti i miliardi e miliardi di stelle.

Ogni parte del corpo sbalordisce.
Prendiamo il naso: Sembra la cosa più banale del mondo, in realtà è dotato di 110 – 120 milioni di cellule specializzate nel riconoscere quattromila odori.
E che dire del cervello? E’ poco più grande di un pugno, eppure è formato da 30 miliardi di cellule collegate tra loro con milioni di connessioni. Qualora il cervello diventasse un computer, il suo funzionamento richiederebbe ogni giorno, per ogni uomo, l’intera energia prodotta dalle cascate del Niagara (invece ha un consumo impercettibile: 20 watt circa).

Il corpo umano!
Ha tutte le ragioni la Bibbia a definirlo argilla accarezzata dalle mani di Dio (Gen 1,17).. Eppure il corpo è pochissimo in relazione all’uomo intero. Valiamo infinitamente di più!



Se fossimo soltanto corpo, ognuno di noi sarebbe uguale a 15 chili di carbonio, 4 chili di azoto, uno di calcio, mezzo chilo di fosforo, mezzo di zolfo, due etti di sodio, un etto e mezzo di potassio, un altro etto e mezzo di cloro, più cinque secchi d’acqua!.
Ma l’uomo è ben altro, ben più prezioso! No, non è misurabile a chili! Cesare Marchi diceva: “L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro, non sulla statura!”.
Ben detto. Certo, nessuno vuole disprezzare la bellezza: vuole semplicemente mettere un po’ di ordine nelle cose.
I capelli di una persona sono importanti, ma più importanti sono i pensieri che si agitano di sotto; la bocca bella sta bene, ma le parole buone più ancora!

Pensaci. Buon lavoro!


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venerdì 4 agosto 2006 - ore 09:05


Se ti siedi...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


"E TU COSA CI GUADAGNI?"
"Se ti siedi ti racconto tutto il resto"

"Tu sei un pensiero di Dio, tu sei un palpito del cuore di Dio. Tu hai un valore in un certo senso infinito; tu conti per Dio nella tua irripetibile individualità. Dio ti ha pensato e ti ama personalmente. Egli affida il mondo" .
(Giovanni Paolo II ai giovani del Kazakhistan, settembre 2001)



Nel caso qualcuno, scorgendo in te una pazzia irrazionale, ti provochi dicendo: “Chi credi di essere ?”, rispondi: “Sono figlio di Dio, sono amato con amore eterno; protetto come la pupilla degli occhi…”.
E se ti siedi, ti racconto tutto il resto!

Carissimo/a ragazzo/a...Dio ti sta cercando perchè dall’eternità ha un sogno su di te. Te ne stai accorgendo?

Buona giornata!


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giovedì 3 agosto 2006 - ore 12:13


Un innamorato anonimo
(categoria: " Vita Quotidiana ")


"E TU COSA CI GUADAGNI?"
"Cara Francesca... ti scrivo!"

Pubblico una delle lettere che i ragazzi delle superiori - come tutti gli altri - hanno scritto a Francesca a conclusione del camposcuola. Il titolo "E tu cosa ci gadagni?" è un frase tratta dal romanzo dello scrittore francese Antoine de Saint-Exupery intitolato "Il piccolo Principe", la cui storia ci ha accompagnato in questa settimana di preghiera, riflessione, svago e fraternità giovanile.




"Mentre venivo quassù a scriverti questa lettera, ho incontrato il nostro comune amico don Marco Pozza, il quale mi ha chiesto dove stessi andando su per i monti con le ciabatte. Una risposta piuttosto banale è uscita dalla mia bocca: "Sto andando più su...". La conversazione si è conclusa con un sorriso e ho ripreso a camminare verso l’ato. Più camminavo e più mi ripetevo che la risposta corretta sarebbe stata: "sto andando più vicino alla Francesca...". Mi piace pensare, in montagna, che più si salga in alto più si arrivi vicino a Dio, e di conseguenza ai suoi angeli. Si, "angelo", non saprei in che altro modo definirti. Perchè?
Te lo spiego subito.
Il tuo strano percorso è durato 9 anni, nove anni di purissima limpidezza! Come altro definirti se non "angelo". E un angelo non è altro che quello che sei tu. L’angelo cutode di don Marco e, purtroppo per te, anche il mio a partire da ieri sera. Eh già... mi hai addomesticato alla grande... mi sono innamorato di te, cara bambina di nove anni, e spero che tu ti voglia prendere cura del bambino di nove anni che sta dentro di me e che ha paura di affondare, ma che è molto più forte di quanto credessi. E’ bastata una tua foto, un cielo stellato, qualche lumino acceso ed un canto a farlo uscire dalla corazza di "forte 17enne" che lo rinchiudeva.



Non ho mai avuto, a dir la verità, non ho mai nemmeno pensato ad avere un angelo custode. Ma da ieri sera, tra le stelle, che da stupido "uomo d’affari" - come mi definirebbe Antoine de Saint-Exupery - contavo nel cielo, se ne è accesa una che nuova che splende più di tutte. So che mi aiuterà a riconoscere la via migliore per raggiungere la meta del mio strano percorso. E per questo ti ringrazio già, Francesca! Come unica garanzia ti posso solo promettere che ogni volta che guarderò il cielo e individuerò la mia stella, quell’unica che ride, ti ringrazierò d’avermi addomesticato e mi metterò a ridere con te perchè i tuoi occhi mi hanno fatto capire "com’è straordinaria la vita.
Concludo questa lettera con una frase tratta dal nostro "quinto vangelo" ("l piccolo principe"): prendila come vuoi. Io, appena l’ho letta, ho pensato al tuo volto e ogni colta che guarderò il cielo, ogni volta che guarderò la mia stella, mi verranno in mente quei caratteri stampati sulla pagina del libro che sembrano essere stati scritti per te: "Le stelle sono belle per un fiore che non si vede" .

Grazie, Francesca.
Con tanto affetto... il tuo nuovo ragazzo che da lassù devi proteggere!"


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mercoledì 2 agosto 2006 - ore 08:36


Il mio angelo custode
(categoria: " Riflessioni ")


IL SOGNO DI UNA BAMBINA
"Cara Francesca, ci fai impazzire!"


Il 2 marzo 2006, esattamente cinque mesi fa, Francesca, una splendida bambina di nove anni, è tornata in cielo lasciando un velo di tristezza su una famiglia, su una comunità, su chi immagina la vita come un percorso lineare. In quello stesso giorno, dal palco di Sanremo, Dolcenera presentava la sua canzone: Com’è straordinaria la vita". Nessuno avrebbe giurato che Dio, in quell’istante, avesse iniziato una "scommessa" nella nostra parrocchia e in quella famiglia. Una canzone, un volto, una mamma e un papà che 400 ragazzi di Sacra Famiglia quest’estate hanno conosciuto, pregato, amato. E non è ancora finita.
Perchè quando Dio decide di stupire...non puoi mettere limiti alla sua fantasia.

Noi sappiamo solo d’avere un angelo che in quegli occhi - che forse hanno rubato al cielo un po’ della sua vernice - racchiude più mistero e fascino di tutte le stelle e le comete.
Chi ha detto che le poesie per essere belle e commoventi devono essere lunghe?
Francesca, ci stai facendo innamorare! della vita!


CAMPOSCUOLA DI SPRITZ.IT
"Rispetta i tuoi limiti come quelli di velocità"

di don Marco Pozza
su un’idea di don L. Guglielmoni e Fausto Negri


"Hai fatto colazione?", "Hai preso il casco?". "Vai adagio!".Quando tua madre (anche se "rompe") ti ha posto queste domande, ti ha dato già tre precise indicazioni di vita sul cibo, sul corpo, sulla velocità . Se ti dicessero che il primo motorino che hai comprato sarà l’unico, e che quindi dovrà durare una vita, sicuramente lo cureresti in modo perfetto: per il tuo corpo è lo stesso discorso. Il motociclista sapiente quando si mette in moto è cosciente di non essere nè alla Parigi - Dakar, nè sul circuito del Mugello: non intende, quindi, battere nessun record, superare nessun primato. Non brucia perciò le tappe. Capisce che la ricerca esaperata di "emozioni", propria di tanti suoi coetanei, non è altro che una fuga dalla vita reale.



Conosce ragazzi che a 17 anni hanno già fatto tutte le esperienze e che si sentono già vecchi, vuoti, annoiati, senza niente da dire o da fare. Egli, quindi, è disciplinato non solo in strada, ma anche a partire dal proprio corpo: domina se stesso ed è in grado di rispettare i propri tempi di crescita per evitare brutte esperienze, soprattutto nel campo affettivo.

Scrisse Trilussa: "E’ la mania del secolo. Correno tutti a gran velocità: ognuno cerca d’arrivà prestissimo. ma dove, proprio dove, nù lo sa."E Sant’Ireneo amava ripetere: "La gloria di Dio è un uomo pieno di vita".



Ma la quotidianità riserva una paura in molti di noi: la paura di accettarsi. Fai fatica ad accettarti perchè ti vedi piolo, fragile, insignificante... Ti piacerebbe assomigliare a Rambo, Schwarzenneger o a qualunque divo del calcio, della moda, del cinema. Mentre sogni ad occhi aperti, non ti accorgi che la tua autostima è molto bassa. Perciò hai paura di affidarti a Dio, fai fatica a d affrontare gli impegni e ad accettare te stesso. La grandezza di Maria consiste nel fatto che si è affidata al progetto di Dio, pur sapendo di essere giovane e sconosicuta. Si è fidata a tal punto che la sua umiltà è sfoaciata in poesia: "Egli ha fatto in me grandi cose".

Sciveva Federico Fellini: "Io non so a cosa serve questo ciottolo, ma certamente serve a qualche cosa. Se fosse inutile, anche tutto il resto sarebbe inutile. Anche le stelle. E’ così, lo sai? E anche tu, anche tu servi a qualche cosa, con la tua testa da carciofo".

Buon lavoro, buona settimana.
E che gli occhi di questa bambina distruggano la tua "abitudine" alla vita, il tuo incazzarsi per nulla, la tua voglia di essere uno tra tanti.

Francesca, prega per noi!

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martedì 11 luglio 2006 - ore 08:41


Letture sane per l’estate
(categoria: " Pensieri ")


LETTURA PROVOCATORIA
"Gesù. Il grande rompi"

di don Marco Pozza

Come era Gesù di Nazareth? Non tanto fisicamente, ma come carattere, come comportamento? Cioè: come reagiva alle situazioni che gli si presentavano? Come trattava le persone? Come si rapportava con gli amici, con le autorità, con i compaesani, con i parenti con le folle, con la mentalità dominante?
La risposta è importante.
Il cristiano, infatti, non è chi crede in certe cose, ma chi accetta di diventare discepolo di Gesà, cioè di vivere come Lui. E come si fa a vivere come Lui se non si sa come lui è vissuto?
Don Tonino Lasconi, parroco di Fabriano, ci offre una risposta in questo libro pensato e scritto per i ragazzi e i giovani, che spesso si allontanano da Gesù perchè lo immaginano contrario alla loro voglia di vivere liberi, alla grande, da protagonisti. Una lettura coinvolgente che può dare una sveglia salutare anche ai cristiani adulti che, vivendo la loro fede in modo moscio, piatto, abitudinario, inducono i ragazzi e i giovani a pensare Gesù in modo completamente diverso da quello che è stato e che è.



"Chiamare Gesù grande rompi può dare fastidio a qualcuno. Gli può sembrare irriverente, perfino un po’ blasfemo. Ma soltanto se questo qualcuno ha paura delle parole, e, soprattutto, se non conosce veramente Gesù. Perchè, se lo si conosce davvero, non si può non essere d’accordo che Gesù è stato il più grande rompiscatole della storia. E’ venuto sulla terra sconvolgendo tutte le cnvinzioni e le convenzioni sulle quali il mondo si era accomodato" (dall’introduzione dell’Autore).

Se uno che ha scombussolato (e scombussola) tutte queste convinzioni e convenzioni non è stato un grandissimo rompiscatole...

Non è un libro da "ombrellone"!
don Marco Pozza


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lunedì 10 luglio 2006 - ore 16:38


"Nord-Sud-Ovest-Est"
(categoria: " Vita Quotidiana ")


CAMPOSCUOLA DI SPRITZ.IT
"Il perchè di certe parole volgari che troverai in questo sito"

di don Marco Pozza
su un’idea di don L. Guglielmoni e Fausto Negri


Non sapendosi difendere a quattr’occhi e pur di far notizia, il "prete delle "osterie" di Padova, ha attaccato su Il Giornale di domenica 2 luglio 2006 per sentito dire il linguaggio che io uso. Ora, carissimo ragazzo/a, te ne voglio spiegare il motivo. Perchè mi sento responsabile di quello che scrivo, di quello che testimonio, di quello che cerco. Mi sento responsabile delle parole "volgari" che a volte disegno.
Proprio per questo mi confesso ben più di due volte all’anno...perchè è la misericordia di Dio che mi plasma, non la mia fantasia.
Ma c’è un motivo!

C’è un linguaggio che si parla in pubblico, negli incontri ufficiali: è un linguaggio “pulito” . E’ il linguaggio che usa l’alunno con l’insegnante, il parrocchiano con il parroco, il soldato che batte i tacchi per terra per dire al suo comandante che è qualcuno e il fidanzato con la fidanzata per i primi quindici giorni. E’ il linguaggio che parla con il cuore.
C’è un linguaggio che viene parlato in famiglia, specialmente quando si litiga, o si è scocciati, arrabbiati; quello che si usa quando si è tra amici di scuola, nel bar, ai pub, nelle discoteche. E’ il linguaggio della strada.

Il primo linguaggio è linguaggio di circostanza, il secondo è quello reale.
Io ho scelto quello reale, per testimoniarti un Gesù che ti parte dall’uomo feriale, dall’uomo senza maschere, senza coperture di facciata.



PRIMA TAPPA
"Non è la corsa che conta ma la direzione"



Perchè corri se non sai dove andare?“Nord-Sud-Ovest-Est e forse quel che cerco neanche c’è”: così canta Max Pezzali degli 883 (nome preso dalla mitica moto Harley Davidson 883). Gli risponde il cantautore Claudio Chieffo: “Cammina l’uomo quando sa dove andare”. L’uomo può vivere da vagabondo o da pellegrino. Egli è l’unico animale al quale non basta respirare, mangiare e non aver problemi per essere felice. In tal caso, come ama ripetere un umorista inglese, “l’essere più felice al mondo sarebbe una mucca americana”.
Il prode cavaliere, in sella al suo destriero, sa in che direzione andare. Non “perde la bussola”. Si prefigge obiettivi, li raggiunge, ne fissa altri. Tu hai l’età per prendere in mano il manubrio della tua esistenza e dirigerla verso una direzione certa e chiara. La cosa più bella è che la stagione migliore della vita si trova davanti a te e non alle tue spalle.




E sin dall’inizio nasconditi in un mantello di meraviglia!Uccidere la meraviglia è come toglierci gli occhi: è impedirci di scorgere le impronte digitali di Dio che sono seminate ovunque. Ne è convintissimo il teologo H.V.Balthassar quando dice:“Si può essere sicuri che chi fa il broncio alla bellezza non è più in grado di pregare e tra poco non sarà nemmeno più capace di amare”.
Tra Dio e la meraviglia vi è uno stretto rapporto di gemellaggio: la meraviglia, infatti, ad un certo momento s’inginocchia, ringrazia e loda.



La base della conversione del grande poeta inglese Gilbert Chesterton gli venne gettata nell’animo da queste parole della nonna, devotamente serena: “Quando Iddio creò il rospo, questi, zampettandogli tra le mani, esclamò tutto contento: Grazie, mio Dio, come ballo bene!”. A sua volta, Carlo Carretto confessa: “La prima cosa che mi ha dato coscienza dell’esistenza di Dio e in cui ho cercato di esprimere la mia fede è stata la meraviglia”.
Coltivare il punto esclamativo significa saper vedere il miracolo dove tutto ci sembra regola. Qualche esempio?
Il seme di cocomero ha la potenza di estrarre dal suolo la somma di duecentomila volte il proprio peso; il filo prodotto dal ragno è millequattrocento volte più sottile di un capello umano; in una manciata di neve fresca se ne stanno racchiusi mezzo milione di cristalli ognuno diverso dall’altro…



Tutto ci sembra regola, invece tutto è miracolo, tutto è meraviglia che ci parla di Dio.
Senza dubbio si può dire che smarrire la meraviglia è chiudere una delle finestre più belle che si spalancano su Dio.
In Oriente raccontano questa brevissima favola. Una volta la quercia disse al mandorlo: “Parlami di Dio". E il mandorlo fiorì!




Guardando in faccia ogni partenza, può sorgere una paura: la paura del futuro .
Carlo Maria Martini, un tempo Arcivescovo della città di Milano, ha affermato che “il credente è in qualche modo un non- credente che si sforza ogni giorno di cominciare a credere”. La fede è un cammino che, come ogni viaggio, comporta impegni, fatiche e qualche rischio…
Non temerli e continua a camminare!

Dalle montagne di Foza (VI), buona settimana!
Da CAMPIONI DEL MONDO!

don Marco Pozza


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domenica 18 giugno 2006 - ore 00:19


Camposcuola virtuale di spritz.it
(categoria: " Viaggi ")


CAMPOSCUOLA DI SPRITZ.IT
"Tu ce l’hai il patentino"

di don Marco Pozza
su un’idea di don L. Guglielmoni e Fausto Negri


All’inizio di quest’estate, caro spritzino/a, t’invito a percorrere un viaggio assieme, un “camposcuola” itinerante e virtuale per non perderci in questi mesi assolati, riposanti e meditativi. Un prete giovane, un gruppo di ragazzi/e che m’accompagnano nei 67 giorni di campi estivi della nostra parrocchia, una comunità virtuale che “riflette” assieme a noi.
Come quartier generale ed operativo la piazza di www.spritz.it!
Ogni lunedì mattina una provocazione… poi una settimana per “scavare”, ragionare, condividere.
Ci lasceremo guidare da una bella proposta di fede e di lavoro architettata da don Luigi Guglielmoni e Fausto Negri (L. Guglielmoni – F. Negri, Patentino per la vita. Guida per il viaggio più importante con tanto di segnaletica, San Paolo 2005). Una proposta avvincente che c’invita a viaggiare con una mèta ben precisa nella mente, con il giusto carburante, con una cartina per non perderci.
Un’immagine a farci da guida: il motorino. Da mezzo di locomozione a status symbol di autonomia personale e responsabilità sociale.
C’è un patentino per guidare il motorino, c’è un patentino per guidare la propria vita!
Che bello sarebbe, giunti a settembre, poter “assemblare” le riflessioni raccolte e firmate da noi e pubblicare il “camposcuola virtuale di spritz.it”.
Se mi dai una mano…ci riusciamo!
Mettiamoci al lavoro!
O meglio:In sella!


SITUAZIONE DI PARTENZA
"Appuntamento sulla strada"



Che bella fotografia della “strada” ha fatto mons. Mauro Parmeggiani.
Incidenti, incolonnamenti, stragi del sabato sera… Purtroppo la strada viene sempre più menzionata per eventi eccezionali o luttuosi. Fin dall’antichità la strada è stata interpretata come metafora dell’esistenza, luogo privilegiato della ricerca, in cui al vagabondaggio erratico iniziale, segue il procedere consapevole, seppur faticos, verso la mèta. Oggi la strada rischia di ridursi a uno spazio in cui si travisa la realtà, palcoscenico quotidiano in cui si sostituiscono i valori umani con proposte artificiali o alineanti.
Movimento frenetico, smania di accelerare i tempi, esigenza di apparire e bisogno di essere confermati dal possesso delle cose...
Ma la strada ti dipinge nella mente tre sfumature.



La strada rimanda al dominio di sé, allo sviluppo delle capacità motorie, all’essenzialità, al rispetto dele regole e dei segnali. Certo, si può vivere anche da girovaghi, ma il termine “viaggio” fa riferimento a una partenza, ad un percorso e ad una mèta da raggiungere. E questo raffigura il cammino di ogni persona, che ha un’origine precisa, un suo sviluppo, un suo fine.



La strada evidenzia che non si viaggia mai da soli. Le strade sono nate per mettere in comunicazione le persone nel modo più sicuro e veloce possibile. Questa dimensione del viaggio rimanda direttamente alle relazioni con il prossimo, cioè al rispetto e all’attenzione nei confronti degli altri, ma anche alla possibilità di comunicare, di intrecciare nuovi ed inaspettati legami interpersonali, di avviare amicizie e di essere gentili con gli altri.



La strada è un’immagine del rapporto con Dio. E’ significativo che nella Bibbia, quando Dio vuole mettersi in relazione con l’uomo, non gli propone un corso di catechesi, ma gli ordina di mettersi in cammino. Questo avviene con Abramo e con Mosè, con i profeti e con tutto il popolo ebreo, la cui professione di fede iniziava appunto così: “Mio padre era un arameo errante” (Dt 26,5). Anche Gesù di Nazareth viaggia per città e villaggi. Predica e guarisce mentre cammina, anzi arriva a definire se stesso “la Via” da percorrere (cfr Gv 14,6). E’ il culmine della Rivelazione: non una proposta generica, ma un invito preciso alla sequela: “Vieni e seguimi” (Mt 19,21). E non è casuale che il termine apostolo significhi “inviato”.


PRIMA TAPPA
"In sella!"

In sella? Pronti? Via! Il viaggio sta per cominciare: affronterai numerosi pericoli, attraverserai luoghi misteriosi e sconosciuti, incontrerai nemici e amici. Ti ritroverai di fronte a scelte che richiederanno coraggio e fatica. Anche le forze della natura a volte saranno contrarie a te. Una volta salito sul tuo cavallo a motore, sarai sopraffatto da una sensazione di potere, di invulnerabilità e di libertà.



Ti sentirai come Re Artù quando entrò in possesso della spada nella roccia. Il tuo cuore puro e forte non si lascerà corrompere dalle tentazioni del viaggio: alla fine riuscirai a portare a termine la tua missione e conseguire nientemeno che… il patentino per la vita!
Sono questi gli anni in cui porre le basi per il successo di una vita buona. Se non vivi ora, quando? Non esiste un’età più difficile delle altre. Infatti “l’età più pericolosa è quella tra la vita e la morte” (Elgozy).
Dunque, parti: il verde è scattato al momento della tua nascita! Cerca di vivere intensamente la tua giovinezza. Vivila davvero!
Se non hai vissuto, cosa ti resta?



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sabato 17 giugno 2006 - ore 09:42


Cristiani sulla strada
(categoria: " Vita Quotidiana ")


PASTORALE DI STRADA
"Alzatevi, andiamo!"

di don Marco Pozza

“Alzatevi! Andiamo!” è il comando di Giovanni Paolo II rivolto a tutti i giovani. È l’invito della Chiesa di sempre: non è il tempo di stare nel Cenacolo, ma di uscire, di andare, di predicare dai tetti.
Un invito che non ha nulla a che spartire con chi dice che "il giovane credente non me lo vedo stare in piazza per piazzare il suo Gesù".
Perchè "uscire"?



Se manca chi annuncia, come crederanno? Il dolore di San Paolo per i molti che non hanno ancora conosciuto quale bellezza di vita è venuto a portare il Figlio dell’Uomo, sollecita anche le nostre parrocchie.
Non basta la sola testimonianza delle nostre energie spese per la pecora rimasta nell’ovile, ma ci vogliono veri e propri evangelizzatori di strada: giovani che siano capaci di rincorrere, come Filippo, Etiopi in viaggio sulle nostre piazze. Affiancare come per andare ad Emmaus, accogliere l’adultera, farsi invitare da un Zaccheo solo curioso.
Non vogliamo portarli ai nostri gruppi stanchi, ma, al contrario, crediamo che anche un giovane con i capelli da punk possa diventare un grande santo, vivendo la sua fede nelle sue notti e sulla sua panchina. Le nostre debolezze gli riveleranno quel Gesù che solo lo salverà. Forse sono proprio le nostre parrocchie a dover essere evangelizzate, risvegliando un coraggio missionario che spesso è venuto meno.
Forse avete avuto anche voi la terribile tentazione, qualche volta, di volervi avvicinare ad un gruppo di giovani che stanno sui motorini davanti alle nostre chiese, per annunciare loro che la cosa più bella che possa capitare ad un uomo è l’aver conosciuto Gesù di Nazareth e che con Lui la vita è tutta un’altra cosa.
Quanto si perdono, senza di Lui!
Ma quanta paura! E poi, che cosa dire? Mi accetteranno? Chi sono io per dire loro qualcosa?

Perchè non provi prima di darti per "vinto?




CAMPOSCUOLA DI SPRITZ.IT
"Tu ce l’hai il patentino"

di don Marco Pozza
su un’idea di don L. Guglielmoni e Fausto Negri

Primo Campo estivo virtuale per la community di spritz.it!
In nottata verrà illustrata la proposta!


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mercoledì 14 giugno 2006 - ore 16:20


Due pareri opposti
(categoria: " Vita Quotidiana ")


DUE RIFLESSIONI A CONFRONTO
"La pedagogia di Emmaus sulle vie dello spritz"

di Umberto Folena
editorialista di Avvenire



Sant’Antonio, pensaci tu. A risolvere quella che i titoli golosi dei quotidiani hanno battezzato la "guerra dello spritz", che infurierebbe a Padova, Treviso, Vicenza e dintorni. Al portoghese e francescano sant’Antonio da Padova i conflitti non fanno certo paura. Affrontò a muso duro perfino il tiranno Ezzelino, lui, il Santo dei miracoli. Il cui "miracolo" più difficile, quello che riesce impossibile ai comuni mortali, è saper ascoltare le persone e interpretarne gli umori, le paure, i desideri, le profondità più remote dell’anima. Per poter dare alle persone ciò di cui hanno davvero bisogno ma forse neppure loro hanno chiara coscienza. Sant’Antonio pensaci tu, ha scritto un altro Antonio, l’arcivescovo Mattiazzo, padovano pastore di Padova, in occasione del 13 giugno, festa del Santo. Affidarsi a sant’Antonio è a Padova, e ovunque ci sia chi ne ha sperimentato direttamente la "capacità d’intervento", una cosa tremendamente seria, sulla quale neanche i laiconi incalliti scherzano più di tanto. E il conflitto appare davvero difficile da districare.
In breve, da tempo accade che le piazze e le stradine delle città venete vengano "occupate" da due-tremila giovani alla volta. Poiché ogni tribù necessita del suo totem, ecco la riscoperta di un tradizionale aperitivo, a base di selz, vino bianco e Campari, Aperol o prodotto analogo. Ora, uno spritz fa compagnia e crea complicità, cosicché pensieri e parole sgorgano fluidi e la piazza produce perfino idee. Ma cinque e più spritz degenerano in problema d’ordine pubblico, se chi si stordisce scambia la propria libertà per arbitrio, impedisce il sonno a chi ha diritto di dormire e lorda il centro storico, rifiutando di assumersene la responsabilità. Fatale scatta la "repressione" con accuse reciproche: ai giovani "irresponsabili" di essere incivili, alle città "intollerante" di non saper accogliere i giovani. E fatali sorgono gli opposti "partiti", con scialo di demagogia e bassa retorica. Risultato: nessun risultato, tutto come prima. Così il vescovo Antonio si appella saggiamente al santo Antonio, «affinché ci aiuti a fare della nostra città un luogo di convivenza civile, di elevazione umana e spirituale, di concordia e di pace». E insieme a lui invita i padovani ad ascoltare: «Perché questi giovani si comportano così? Che cosa cercano? Che cosa vogliono dirci? Perché scelgono la piazza?». La piazza era un tempo il luogo del dialogo e del confronto. E oggi? «Mi sembra – scrive Mattiazzo – che i giovani la percepiscano come singolare occasione per sentirsi vivi, luogo privilegiato dove incontrare lo sguardo di un conoscente, spazio vitale per sentirsi pienamente se stessi, ambiente amico in cui esorcizzare la paura del vivere...». Questi giovani vanno incontrati dove sono, nella piazza appunto. E alle loro domande vere e profonde va data risposta. Magari con la "pedagogia di Emmaus, la pedagogia della compagnia e della strada". Già, ma chi? Chi ci va da loro, in piazza e per la strada? Innanzitutto i giovani stessi. Nella sola Padova, ad esempio, ce ne sono ottocento che frequentano regolarmente la Scuola della preghiera organizzata dalla diocesi. I giovani primi amici ed evangelizzatori dei giovani. Con gli adulti a far loro da compagnia. E con sant’Antonio da maestro. Riuscì perfino a parlare ai pesci, lui. Ma solo perché prima aveva saputo ascoltarli e loro, i pesci, l’avevano capito: di questo qui possiamo fidarci, non ci lusinga per poi metterci in padella.


"Quando la fede arriva in piazza"

di don Raffaele Gobbi
Resp. diocesano Pastorale Giovanile di Padova




"La porta si apre, entro con un po’ di trepidazione. Non so mai cosa capiterà quando nel giro tra le case per la benedizione pasquale sono dei giovani a rispondere. Mi accoglie uno sguardo un po’ incredulo: tu così giovane sei un prete? E’ la prima osservazione di un’amicizia con un giovane distante dalla chiesa. E’ l’esperienza di un prete che ha scoperto quanto si da e quanto si riceve uscendo dal sicuro dei propri ambienti per andare incontro ai giovani. Quell’incontro è maturato nella normalità, lontano dai toni di quella militanza per cui a tutti i costi c’è una verità da gridare e "piazzare". L’andare incontro inizia dalla bellezza di un incontro fra persone in cui ognuno accoglie ed ascolta la verità dell’altro, senza rinunciare a quello che è, senza ostentare sicurezze. Inizia dal rapporto persona a persona, dal dialogo schietto. A questo penso leggendo il messaggio del vescovo alla città, in cui sprona i cristiani (non solo i preti e gli addetti ai lavori della pastorale giovanile) a uscire dai propri ambienti per testimoniare ascolto e compagnia. L’andare incontro chiede di dare una testimonianza di uomo in faticoso cammino, di credente che non ha sempre proposte eclatanti e fatti straordinari da presentare. Il "buon missionario" impara a crescere dal suo dubbio, dall’incontro con la diversità e di pesniero e di scelte. Abitare la piazza non è semplice. Piazza infatti non è puro e semplice sinonimo di incontro, di voglia sana di aggregazione. Piazza è anche massa, moda, manipolazione e occasione di guadagno. Tra l’altro, il secolo scorso si spera ci abbia consegnato in dono il benefico sospetto sulle derive delle folle in piazza. Materiale infiammabile, quando la persona rinuncia alla cosceinza critica e lo slogan sostituisce il pensiero. Forse vien voglia di affrontare di petto e tentare di risolvere le situazioni, di marcare una presenza, di ostentare una visibilità meglio andare incontro ai giovani lucidamente consapevoli che intendiamo dare ma anche ricevere, che crediamo nell’incontro maturo tra le persone al di là del facilitatore alcolico, che non siamo ingenui ma sanamente critici verso i fenomeni di massa. Si sta bene in piazza quando si riesce pure a star bene da persona di fronte a persona. Il giovane credente non me lo vedo stare in piazza per "piazzare" il suo Gesù"

***


Leggo quest’ultimo intervento apparso su Il Padova e mi risuona alla mente un vecchio detto sentito tra i banchi di scuola: "Excusatio non petita accusatio manifesta.
Buon lavoro, don Raffaele!


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mercoledì 14 giugno 2006 - ore 10:33


Calvene (Vicenza)
(categoria: " Vita Quotidiana ")


DALL’ASTICO AL BRENTA
"Calvene, una storia millenaria"

di don Marco Pozza



Prima,
quando salivo i sentieri di casa,
misuravo il numero dei miei passi
a quello dei metri raggiunti,
al ritmo delle lancette dell’orologio.
Questo mi bastava.



E studiavo sulle carte militari
Il guizzare dei simboli fra le isoipse
Per altre scoperte,
per nuove conquiste.
Alla base della salita, sostavo
Indovinavo in alto la sinuosa
Fuga della traccia:
preda da catturare e da riporre
in un invidiabile carniere.

Era avvincente.

Ma pian piano lo fu altrettanto
L’orizzonte luminoso delle cime,
il bosco autunnale
vibrante di colori ferrigni,
la cantilena quieta del cuculo a maggio.
E nel mio zaino
Non mancò mai la guida del naturalista.
La montagna, però
Come la feconda matrioska dei giochi,
si lascia scoprire per gradi
e premia l’innamorato fedele.



Mi fanno adesso mille domande
Le occhiaie nere delle case deserte
Le stalle scrostate, odorose di strame,
le greppie, i camini,
mute presenze di certezze dissolte.

Così il sentiero si fa guida e compagno;
mi porta a cercare la voce
terrosa e piana
del valligiano
che racconta di cose lontane
e della lotta presente
si fa’ documento,
non più graffio sbiadito
tra erbe e roccia,
ma testimonianza precisa
di una pazienza ingobbita e tenace.



Sono i sentieri di casa mia!
Hanno scandito la sofferenza analfabeta
Di migliaia di contadini – soldati
Ansimanti sulle pietre;
hanno ascoltato il passo inquieto
del ribelle in lotta
per un futuro più giusto;
tra tornante e tornante
il passato diventa vivido presente
a ricordarmi
canti, dolori,
bestemmie e risa, vicende di generazioni
incise nei pendii.

Quante cose mi dicono
Mentre, lentamente
Salgo.

Ma allora è impensabile lasciarli morire:
è impossibile lasciarli morire.


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