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shaula, 32 anni
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STO LEGGENDO








HO VISTO

I miei angeli custodi





STO ASCOLTANDO

Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...



.. senza dimenticare Grace Papaia.


ABBIGLIAMENTO del GIORNO

Come un’adolescente in crisi di identità.



so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...



e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...



... oppure faccio porcherie come questa...



... o quest’altra...



Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..



ORA VORREI TANTO...




STO STUDIANDO...

Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo

OGGI IL MIO UMORE E'...

Arranco... ma con stile.


ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Dimenticare

MERAVIGLIE


1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...



********************


Stà bèa stèa fin doman finchè no rìva el sol
Sciàra sto scuro e el me cuor orbo e pien de doeor
Stà bèa stèa fin doman finchè no riva el sol
Stea dell’universo
Dime che no a ga perso a strada
Dime che in scarsea ga sempre
Un toco del me cuor
Un toco del me amor




***********************

C’è un attimo da fermare:
chi lo riconosce è felice.

***********************




"ARRANCARE: il lento, faticoso, deprimente ma determinato procedere di un uomo che non ha più niente nella vita tranne l’impulso di semplicemente continuare la lotta".



Per chi è arrivato tardi (ovvero dopo il 2007) su questo blog spieghiamo cosa sono gli Shaulismi. Parte tutto da Shaula, che è una stella della costellazione dello Scorpione. E io – chi mi conosce lo sa – sono una pesci ascendente scorpione. E poi il nome era bellissimo, suona come pieno di cristalli e profuma di autunno. Questo è il preambolo
Gli ismi sono le mie filosofie e i miei stili, e ogni post è un ismo. Ci sono ismi per ogni cosa. In particolare però, quando si tratta di me, di pensieri parole opere e omissioni, allora si chiamano Shaulismi.
Non è difficile, ma chi non sa non può sapere. E adesso sa.




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giovedì 7 giugno 2012 - ore 10:28


Piastrismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Nel mio tormento (tormento credo sia la parola adatta in questo periodo) ho deciso di deliziarvi con un post di stile classico.
Ovvero, osservazioni sulla vita vissuta viste con gli occhi di una Silvia non a caso. Che ha i fiori in testa, vorrei ricordarvi, anche oggi.

E quindi,

Piastrismi

Ci sono cose che solo una donna capisce. La coda di cavallo in una che di solito ha i capelli sciolti significa, nel 98 per cento dei casi, “oggi non avevo voglia di lavare i capelli”. Un paio di pantaloni bianchi e strettissimi significa “la natura ha già compiuto il suo miracolo mensile, guardate che bel culo vi sfoggio oggi” - ovviamente ognuna ha una percezione personale del proprio fondoschiena.
E una cicatrice sottile e scura in fronte significa una cosa sola. Adesso vi spiego, perché merita un approfondimento, e voglio rendervi edotti per evitare brutte figure in futuro.

Lo faremo, didatticamente, con un esempio.
Non so come fare a non rendere riconoscibile la ragazza di cui scriverò, ma tanto vale non provarci nemmeno perché sarebbe troppo impegnativo. Voi non la conoscete, quelli che la conoscono non leggono gli shaulismi, quindi pace.
Insomma, l’altro giorno in Comune arriva una collega un po’ affannata. Toglie la borsa a tracolla con un certo scazzo e la testa bassa, poi la giacca, che faceva un sacco caldo, poi toglie la sciarpa. Mi guarda, la guardo. Una cicatrice scura in fronte, orizzontale, lunga.
Piastra eh? le dico con aria complice.
Sì, piastra, dice lei. Sei l’unica che l’ha capito. Tutti mi chiedono se ho preso una botta.
No, tesoro, io capisco benissimo.


L’ho scattata io, è un dettaglio della cicatrice se non s’era capito

Sì vede tanto? mi chiede lei con un certo timore. Io non so mentire, così le faccio la faccia da zia buona e complice, ma senza dire sì o no, con una frase che vuol dire tutto ma senza ferire: Se vuoi andiamo all’Acqua e Sapone e compriamo un correttore.
Non le ha fatto piacere. Tuttavia sa che sono una ragazza di sinceri sentimenti e limpide espressioni. E se l’è mesa via.
Dopo pochi minuti sono arrivati in successione assessori, colleghi, consiglieri, conoscenti, il fotografo, mai vista tanta gente. E uno dopo l’altro: hai preso una botta? E lei, che coi capelli corti non poteva nascondere nulla: no, non è niente.
Dai, hai sbattuto su una porta? No, non è niente.
Ma guarda cos’hai in testa. Ti sei fatta male?

Allora, uomini. Geni. Come cazzo fa una a sbattere la fronte su una porta e avere una cicatrice orizzontale? Me lo spiegate? Uno ha azzardato un “portiera della macchina”, e già ci poteva stare. E ogni volta che qualcuno si lanciava in assurde supposizioni lei guardava me, e la bocca prendeva l’angolo basso. La scafetta, dice la mia mamma.
Finché gliel’abbiamo detto (sì, ormai ero parte del gioco, era come se fosse roba mia quella cicatrice). Lei l’ha detto, e io ho preso il via, come se mi avessero messo il gettone. Poverina, mi sono subito messa sul carro di quelli senza cicatrice. Ma sempre con tanta solidarietà femminile.
C’è stato un periodo in cui fra me, la Dany e la Fede ogni volta che si usciva c’era una delle tre con la cicatrice in fronte. Io molto meno, devo dire, perché la piastra non la so usare (come non so usare mascara, fondotinta, cipria e tutte quelle diavolerie da femmine) e non mi serviva. Ma come facevi a capire che c’era una cicatrice su una delle tre? Un ciuffo che prima non c’era, calato su un lato della fronte. Così, per caso.
Hey, ti sei bruciata con la piastra?
Oddio, si vede?
No, ma hai il ciuffo.
E via, a ridere. Che poi, diciamolo, non fa niente ridere. Anzi, fa un male boia quando quel metallo incandescente ti marchia a fuoco il viso. E soprattutto è imbarazzante. Il primo giorno è solo un leggero baffo fra il rosa e il rosso. La mattina dopo hai una scia di Nutella indelebile sulla fronte. E ancora peggio se ne accorgono solo le donne. A un uomo puoi farlo passare come un eccesso di goffaggine, ma una donna non la freghi. E ride di te.
Meno male che sono tornata riccia.
Stay tuned



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lunedì 4 giugno 2012 - ore 20:05


Shaulismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Le fiabe non insegnano ai bambini che i draghi esistono, loro lo sanno già che esistono. Le fiabe insegnano ai bambini che i draghi si possono sconfiggere.
G.K. Chesterton


Oggi vedo la luce.

Ho anche i fiori nei capelli oggi, e un vestitino leggero anche se piove, ma poco. Dopotutto non si può essere tristi coi fiori nei capelli. Dovrei brevettare questa cosa. Qualche anno fa una collega di una tv notò che con l’arrivo della primavera avevo sempre fiori in testa. Non mi chiese perché, ma se ne stava lì a guardare quella finta vegetazione che portavo come si porta il gioiello più prezioso. “Non si può avere una brutta giornata con dei fiori in testa” le avevo risposto senza rispondere a nessuna domanda. La settimana dopo lei aveva una molletta con un fiore rosso uguale ai miei. Mi aveva sorriso quando ci eravamo incrociate, mostrandomi l’acquisto. Mi aveva fatto molto piacere. Ora le porta spesso, in primavera, anche lei.

Ah per la cronaca, ieri sono stata a Venezia. E me la son goduta un sacco. Penso che possano bastare delle foto, stavolta. Raccontare tutto sarebbe lungo.
E poi c’abbiamo gli smartfon apposta.



Aspettando il treno - e l’ospite


Essere ricevuti con tutti gli onori


Questa è la classica foto di me e la Sabi in autoscatto quando vado a trovarla


Anche questa è una classica foto di me e la Sabi in autoscatto quando vado a trovarla, ma a lei questa non è piaciuta, e mi ha chiesto di non metterla su Fb. Ma questo non è Fb e io sono venuta simpatica. E poi lei ormai in spritz.it ci entra pochissimo

Infine, le foto di gruppo.


Questa foto è stata scattata ieri


Questi eravamo noi quasi esattamente 4 anni fa, alla prima calata su Venezia. Questo sì che si chiama invecchiare bene.


Per il resto, è come al solito incontrollato incontenibile insopprimibile e imprevedibile.


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giovedì 31 maggio 2012 - ore 09:36


Shaulismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Una volta, per tranquillizzare quella pia donna di mia nonna (che ogni tanto c’ha i suoi alti e bassi) le ho detto che "Dio non ci dà quello che non siamo in grado di sopportare". Gliel’avevo detto perché nella sua condizione era una gran bella cosa da dire, non stava bene né dentro né fuori e aveva bisogno di sentirsi dire qualcosa, e io sapevo cosa voleva. Sapevo cosa le serviva.
Così gliel’ho detta, e lei ha sorriso, ha ritrovato un po’ di pace. E poi le ho riportato questa frase, che non ricordo nemmeno dove l’avevo trovata, se libri o film o roba simile, né quanti anni prima, ma mi sembrava la degna conclusione, quasi nobile, del discorso perfetto che avevo appena proferito. E di nuovo avevo colpito nel segno, perché le aveva fatto un sacco piacere sentire quelle parole: non solo l’avevano rincuorata, ma quella satanista di sua nipote, che non va a messa neanche a Natale e osa dire cose che le ragazze per bene non dicono, citava invece Iddio ed era un traguardo non indifferente. E poi quella sera aveva di nuovo parlato col Signore sentendosi subito molto più leggera (la nonna, non la nipote).

Solo che adesso è diventata una frase sua (della nonna) perché quello che dico io per lei è al livello del Vangelo, quello vero, e mi cita. E me l’ha già ridetta, qualche anno fa, sta cosa. Da un certo punto di vista mi fa piacere, perché lei a queste cose poi finisce col crederci e le prende come assiomi, ne fa veri stili di vita, diventa martire degli altri pur di dare senso a una frase che le piace. Dall’altro mi carica di responsabilità che non vorrei, perché la nonna è un fenomeno, è vero, ma ogni tanto calca la mano e bisogna arginarla.

Ecco, stamattina pensavo per conto mio, mentre mi rigiravo nel letto, agitata e insonne, a quello che mi succede intorno. E dai cassettini della memoria è spuntata questa citazione. Non chiedetemi perché, io pensavo solo a come sopportare, e la sciarada ha portato a questa frase della nonna.




Queste sono la mamma e la nonna nel 2007. La nonna adesso ha i capelli bianchi, la mamma castani chiari. Ma bisogna guardare gli occhi, gli occhi dicono tutto.


Improvvisare una citazione di mia nonna, la visionaria timorata di Dio, in questo momento, e per di più una citazione di ambito celeste, rende bene il mio stato d’animo.
Sopprimetemi. Fate qualcosa.


E ho rispolverato Edoardo Bennato, che ogni tanto una perla la cava fuori.

Un giorno credi

Un giorno credi di essere giusto
e di essere un grande uomo
in un altro ti svegli
e devi cominciare da zero

Situazioni che stancamente
si ripetono senza tempo
una musica per pochi amici
come tre anni fa

A questo punto non devi lasciare
qui la lotta è più dura, ma tu
se le prendi di santa ragione
insisti di più

Sei testardo, questo è sicuro
quindi ti puoi salvare ancora
metti tutta la forza che hai
nei tuoi fragili nervi

Quando ti alzi e ti senti distrutto
fatti forza e vai incontro al tuo giorno
non tornar sui tuoi soliti passi
basterebbe un istante

Mentre tu sei l’assurdo in persona
e ti vedi già vecchio e cadende
raccontare a tutta la gente
del suo falso incidente





Questa foto, che userò per chiudere un post su Dio, si chiama "Albi prendi due cicche", la metto perché è ho addosso la maglia della Ari (promemoria: portare il regalo alla Ari, sono passate due settimane) e gli orecchini della Fede, ed è stata scattata dal mio collega A.Belt. che è una tanto brava persona, mentre stavamo tirando su il terremoto, io con le scuole, lui coi vvff. E mi scrocca le sigarette. Ma io gli voglio bene lo stesso.



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lunedì 28 maggio 2012 - ore 09:34


Shaulismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ieri ho passato un pomeriggio intero con la Fede, e mi ha fatto bene. Mi apre gli occhi con una violenza dolcissima, solo lei sa usare quelle parole che mi fanno luce nella testa.
Mi ha voluto truccare, ieri (anche se mi sono dovuta togliere tutto perché mi dava fastidio). E mi ha detto che sono bellissima. E a lei credo, perché quando sono sfatta me lo dice, e se qualcosa non mi sta bene me lo dice. E quando mi guarda e mi sorride e mi dice sei bellissima io le credo.
Poi siamo andate in città. Abbiamo camminato tantissimo. E abbiamo parlato, ascoltato, riso ancora di più. E a volte, se non ci fosse lei, non so dove sarei.
Però la Fede non può rispondere a tutte le domande. E io non so dove trovare le risposte.



E poi sono andata al cinema, da sola, che lei aveva da fare. L’avevo annunciato, qui, nel penultimo post, sono andata a vedere “Molto forte, incredibilmente vicino”, spettacolo delle 19.50 a Silea. Non ci credevo molto, invece ho mantenuto la parola, una volta tanto.
E’ riuscito a farmi riflettere perfino un film. A volte piccoli messaggi arrivano da dove meno te lo aspetti. E dove vorresti sentirli, non li senti mai. La vita è strana.

Accanto a me, al cinema, c’erano due signore stronze. Una, durante l’intervallo, si è lamentata che il film annunciava Tom Hanks in locandina, ma lui aveva una parte piccolissima e poi moriva. “È un film truffaldino” ha detto alla sua amica. E l’altra, che evidentemente reputava la prima un’intenditrice di cinema, le dava ragione a monosillabi, senza argomentare. Avrei voluto sputarle in faccia. Ma non l’ho fatto perché sono una signorina per bene.

Dare un giudizio oggi mi è difficile, devo metabolizzarlo. Però posso dirvi due cose: prima, non è bello come il libro (e non poteva esserlo), seconda, nulla di entusiasmante, a volte troppo didascalico, si sono persi passaggi importanti. Il più bravo sulla scena è il nonno, e non parla mai (sì vabbeh, dite voi, è Max vox Sydow, c’era da aspettarselo).



E mi sono convinta che dovrei parlare così anch’io.

Se il voto sarà sufficiente è solo perché ho amato il romanzo, e perché la storia è splendida e tristissima. Ma la trasposizione cinematografica non è definibile un gran successo. Se dovessi consigliarlo, ecco, temo che direi di no. Non lo consiglio.
A meno che non siate curiosi di sapere come hanno riproposto il libro, com’ero io, e allora è un’altra storia. Oskar non mi è piaciuto, ci sono delle scene in cui l’hanno appesantito senza motivo. E hanno approfondito poco le storie dei signori Black, che erano bellissime, e quella di Thomas e della nonna. E il finale, insomma, buttato lì e troppo patetico. Ma non in senso dispreggiativo, chiariamoci, ma fatto proprio per farti scendere la lacrima che non scattava per le precedenti due ore, mentre il libro non fa piangere ma commuove per quattrocento pagine. Quell’altalena, il salto. Insomma, dai.

C’era un trailer, prima del film. E a un certo punto diceva “le bambine adorano le favole”. E sono stata lì a pensare.
Alle bambine non dovrebbero mai leggere le favole, perché poi finisce che ci credono. Che chi fa le cose giuste poi è felice, e se ti comporti bene ottieni sempre quello che vuoi.
Non è vero. Mai.

Alla fine non chiedo molto. Solo sì o no.





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sabato 26 maggio 2012 - ore 09:25


Shaulismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Credo che l’ultima volta che ho fatto le tre e mezza del mattino fosse quattro o cinque capodanni fa.
Oh, è andata così, che vi devo dire. Tidona parte e la festa non voleva proprio finire. E non mi lasciavano andare a casa, e ogni volta che salutavo qualcuno diceva qualcosa di carino e mi dispiaceva andare via, e mi rubavano la bicicletta. E poi ho conosciuto Jessica mentre cercavamo riparo sotto un portico e abbiamo parlato di gambe, e credo che potremmo diventare amiche, se un giorno scoprirò chi è. E due ragazzetti mi hanno puntata da Arman, me lo ha detto la Laura, io non me ne sono neanche accorta. Ho perso smalto.
Ho perso un sacco di cose. Una, in particolare.
Ma vabbeh, la colpa è mia.

Ho bevuto, ieri sera. Un po’, ma non da star male. Quel po’ che dovrebbe aiutare. Dicono che passa, dicono. E non passa.

Ho preso la bici alle tre per tornare a casa dal centro. Pioveva. Io correvo e avevo tutta la faccia bagnata. Il resto no.

Gridavo. Tanto per strada non c’era nessuno. Solo la mia bici. Ho gridato tantissimo, mi ha fatto più bene di tutto il resto, più del teatro, più della birra, più degli amici. Che poi non sono proprio amici miei, cioè lo sono, ma non di quel tipo.
Io ho solo una persona che resta sempre. Ieri sera ha fatto le corse per venire da me anche solo due minuti. E io la amo tantissimo, la mia Fedina.

L’incognita era la pioggia ieri sera. Non ci voleva, a ben pensarci, perché adesso potrei anche ammalarmi, ma ha reso tutto molto più teatrale, gigantesco. Era perfetto.
Guidavo senza fanale, perché faceva troppo rumore la dinamo.
Guidavo con le mani che tremavano.
Guidavo senza guardare la strada.
La faccia bagnata. E gridavo. E non riuscivo a cantare.

Chissà quanto ci vuole, adesso.

Stanotte dormito zero. Sarà stata la pioggia.

Il resto è buio.


"Succedono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde"


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lunedì 21 maggio 2012 - ore 21:05


Dentismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


(ma anche un po’ di Parolismi)

Mi fanno male i denti. Credo di aver esagerato con la Nutella oggi pomeriggio. Ma come si fa a non esagerare con la Nutella, accidenti. Spiegatemelo voi.
Un cucchiaino non può bastare, il secondo sembra ti stia dando soddisfazione, infili in bocca il terzo per chiudere la partita e invece apre la strada della perdizione, e non fai tempo a rendertene conto che un vaso è già arrivato a metà. E ti fanno male i denti.
E poi lacrime di coccodrillo. Con la pancia bianca.

Cavolate a parte. Oggi si parla di parole.

A volte mi escono delle parole dalla bocca. E non mi rendo conto.
O meglio, sono esattamente quello che vorrei dire. Ma non dovrei. Come quella volta dell’amica di Ale. Sono felice di conoscerti, disse lei. Ovvio, dissi io. Sembravo stronza, ero sincera. E un po’ stronza, ok lo ammetto, ma con onestà intellettuale.
Dico la cosa vera. Ma è sbagliata. Cioè, è vera e sarebbe potenzialmente giusta, ma è sbagliata.
Il fatto è che io non ho un gran rapporto con l’autocontrollo verbale.

Dovrei smettere di parlare, e scrivere e basta. Andare in giro come Thomas*, con un quaderno, per scriverci sopra le risposte. E come lui scrivermi sulle mani Sì, No. Alzare la mano con la risposta, e poi andare via. E smetterla di parlare, che parlare non fa per me. Io devo scrivere, non parlare.
Forse per questo mi piace parlare da sola, non c’è nessuno che se ne sta lì ad ascoltare. E puoi dire tutto quello che vuoi, sinceramente. Quando parlo con me finisce anche che mi litigo (si può usare il riflessivo?), ma tutto torna utile di questi tempi. Discuto allo specchio, talvolta riesco a insultarmi. Una volta c’era l’amico immaginario a sollevarmi dall’ingrato compito di essere rimproverata, poi il suicidio. E in qualche modo mi dovevo sfogare.



Pirandello diceva che la vita o la si vive o la si scrive. Se scrivo posso cancellare le parole, e io le devo cancellare. C’è sempre bisogno di cancellare qualcosa. Anche se l’istinto spesso ti fa dire le cose giuste, perché vive il momento, altre volte bisogna poter cancellare. Il dottore diceva che dovevo parlare, di più, di più. Ho iniziato a scrivere. Io a parlare non sono brava.
C’è qualcosa dentro di noi che ci fa per forza dire quello che vogliamo e non quello che dovremmo? Quanto è una colpa? Quanto è istinto di sopravvivenza? Quanto è cerebrale? In che percentuale è una trasposizione orale di quello che vorremmo essere?



* Vi faccio questo dono: il libro con Thomas è “Molto forte, incredibilmente vicino”, di Safran Foer. Se non l’avete ancora letto leggetelo, che fa bene al cuore. E dovrebbe essere uscito pure il film, mi pare. Chissà se riuscirò ad andare al cinema. Proviamoci. Domenica pomeriggio, dai.
Faccio un fioretto.


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sabato 19 maggio 2012 - ore 15:33


Paperismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


A momenti mi dimentico di dirvi la roba più importante degli ultimi giorni. Mi sono comprata una spugna a forma di paperella, verde, simpatica, bellissima.



Il rito della doccia, già di per sè straordinario, assume un risvolto molto più allegro. E poi inizia l’estate, adesso mi sfogo coi bagnoschiuma profumati.
In settimana vado a fare shopping all’Acqua&Sapone.

Inizia l’estate, dicevo, ma forse ho esagerato con l’ottimismo. Insomma, chiamiamola estate. Ieri sera si moriva di freddo con tre strati di maglie addosso. E non sono una freddolosa, è cosa nota che io sia una che se la cava con le basse temperature (piedi a parte). Ma accidenti, se questo è maggio io sono una persona equilibrata.

Appunto. Farsi una foto con la propria spugna a forma di paperella spiega molte cose.

Passiamo ora alle cose ancora più importanti.
Su Iris fanno Hollywood Ending. A parte il fatto che è di/con Woody Allen e a me basterebbe per idolatrarlo all’infinito, è un gran film. Guardatelo, voi che avete una vita normale. Ci sono delle scene memorabili.

"Guarda che quegli attacchi erano tutti veri!"
"Ah sì? La peste bubbonica, Val, l’allergia all’ossigeno, la fillossera... Solo gli alberi la prendono, solo gli alberi".


E lui è meraviglioso, come sempre. Se fossi un uomo, sarei Woody Allen. Guardatemi, non ci sono dubbi.
Mi guardo allo specchio, mi ascolto parlare, mi leggo, mi studio. E sono lui al femminile. Isterica, sgraziata, maldestra, ironica, a tratti pure molto spassosa ma totalmente squilibrata. Solo un po’ meno miope.


Foto di Andrea Pavan



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giovedì 17 maggio 2012 - ore 09:11


Bianchismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Chi mi conosce lo sa: aievedrim. Io ho un sogno.

No, non quello. Dai, fate i seri.
No, a parte che voglio diventare figa, ma ormai ho fatto il giro di boa.
No, neanche quello di tuffarmi in una vasca di crema di mascarpone, quello viene dopo...
Sì, lo so ho delle perversioni malate, ma lasciatemi stare, accidenti.
No, non parlo neanche del sogno di avere la voce di Mina per poter andare al karaoke e fare il gesto dell’ombrello a tutti i presenti. Dai, fatemi parlare che è una cosa importante.
Aievedrim.
Sogno una criniera d’argento, elegante e sofisticata.
Il mio modello di donna è lei



Sobria, bellissima, fiera dei suoi anni, non li nasconde e non se li toglie, sono punti, sono traguardi. Una donna a cui è impossibile non prostrarsi innanzi per la compostezza, il portamento, l’autorevolezza, la rispettabilità, l’oratoria, la femminilità. E quei capelli incantevoli. Sono bellissimi.
Grigio argento, bianco, nero, sfumature di garbo e stile. Una meraviglia portata con disinvoltura. Secondo me da giovane non aveva questo fascino qui. Punto allo stesso obiettivo: fascino. Voglio diventare una donna di fascino.

Ecco, io sogno di avere un giorno la sua classe e i suoi capelli.
Sono già sulla buona strada, devo dire (per i capelli, non per la classe) e ogni tanto sto lì a guardarmeli e penso, ma quando crescete...



(Accidenti, ho delle orecchie davvero enormi...)

Ed è l’unico motivo per cui ancora non mi sono decisa a tornare alla chioma rossa di un tempo, che oggettivamente mi donava un casino e che faceva risaltare i miei occhi verdi - non fatemelo ripetere, per favore, io ho gli occhi verdi punto e basta. Oltre al fatto che non ho passione per questo tipo di cure, e le mie amiche vanno dalla parrucchiera ogni due mesi e a me non mi vede dall’estate dell’anno scorso. Ma vabbeh.
Voglio godermi questi fili chiarissimi che mi spuntano sulle tempie e sul ciuffo, e diosolosà quanti ne ho dietro, sul coppino, solo che non li vedo. Speriamo crescano in fretta.
Voglio diventare una trentenne brizzolata. Che spettacolo.
Io mi ci vedo, con questa testa. Che poi, magari mi dà pure un po’ di luce al viso, e forse smetteranno di chiamarmi cea, o pitussa. Ci sono un sacco di vantaggi. Primo fra tutti, non preoccuparsi più se hai un nuovo capello bianco.
Fatevi avanti, ma con ordine e precisione, please.


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domenica 13 maggio 2012 - ore 09:36


Flautismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Mi pareva di avere un paio di volte scritto su questo blog che faccio teatro, da qualche anno (era il 2007 che ho iniziato, il tempo vola davvero). Dicevo, siamo andati in scena mercoledì sera, e sono felice. Non del tutto soddisfatta della mia performance, ma felice di come abbiamo lavorato.
Così mi sono chiesta, amici di Spritz, volete vedere le foto dello spettacolo? Sì? Lo immaginavo, siete curiosi e io ho un sacco di voglia di pubblicarle perché sono bellissime, e allora eccole qui.
Ah, per i non informati, si tratta del "Flauto Magico" di Mozart. Ma in prosa, eh. Che non sono mica una soprano, io.

Le prove generali
Nonostante la tensione, siamo riusciti a fare delle foto (Lemon, le ha fatte). Anche se senza trucco e senza luci, e in alcuni casi senza palco, non fanno lo stesso effetto. E insomma, eccoci al momento di allestire il tutto e dietro le quinte.


La vecchina fastidiosa, la via di mezzo fra Aigor e Quasimodo


Io e Leonardo, il nostro Tamino tuttofare


Der Holle Nachte - sto cantando, se non si era capito, e Vitto non commenti


La Regina della Notte, Astri per gli amici, mentre aspetta di entrare e scatenare l’inferno

In scena - la Prima (e ultima)
Abbiamo fatto un buon lavoro, ragazzi. Dobbiamo essere fieri di noi. Siamo stati bravi. Volemosebbene. E godiamoci l’emozione e gli applausi.
Per l’anno prossimo, beh, per l’anno prossimo pensiamoci. Dobbiamo capire, io devo capire. Mi seve tempo. E ne ho poco.


La Regina incontra Tamino, e subito chiarisce chi comanda


Le mie promettenti dame del male


Papageno, Monostato e Pamina


Il bene cerca di convincere tutti che io sono una stronza


La Regina parla con sua figlia Pamina, e mi sembra ulteriormente evidente chi comanda


"Tu ucciderai Sarastro e mi consegnerai il Cerchio del Sole"


I fanciulli fermano il suicidio di Pamina


Pamina, Sarastro e Tamino


Tamino, Pamina e l’acqua (io ero l’acqua)


Ed ecco a voi Papagena


Il balletto di Papageno e Papagena


Il gran finale: la Regina prepara l’attacco a quei noiosi dei buoni


I cattivi entrano nel tempio


La battaglia definitiva fra male e bene (e purtroppo il male perde)


I saluti al pubblico, e i visi si rilassano


Ultimo atto: i fiori al regista

Vabbeh, è una specie di riassunto del Flauto Magico. Avete capito tutto, no?


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venerdì 11 maggio 2012 - ore 08:57


Respirismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ancora apnea, ma si comincia a respirare. Un pochino, dai. Almeno un pochino. Ma il grosso è ancora da fare. Si ricomincia. Coi libri, e poi a scrivere, e farsi venire l’angoscia.
Però una piccola soddisfazione me la sono tolta. E sono una grande improvvisatrice. E voglio conoscere Federica Pellegrini.
E si torna a Roma. Incrociando le dita.

Tante persone da ringraziare. Quasi tutte fatto.

Il teatro ha compiuto anche quest’anno il suo miracolo. Solo che quest’anno non mi ha trasformata in un personaggio. Bensì due, e tutti e due bellissimi.
Tutto in me. Ancora mi sorprendo di cosa riesco a tirare fuori.
Me li sono goduti, me li sono vissuti, me li sono tenuti stretti stretti dentro. Ho voluto bene a entrambe.

E anche qui tante persone da ringraziare. Quasi tutte fatto.

E poi cose che succedono, così, all’improvviso. Stelle, baratri.

Tipo che ieri mi è partito un freno della bici mentre correvo, un’altra volta. Credo sia almeno l’ottava o decima volta nell’ultimo anno e mezzo. O c’ho la sfiga incorporata, o non so andare in bicicletta.

E sono ingrassata di nuovo, e devo porre rimedio. L’estate è vicina. La odierò, lo so, ma almeno non vergognarsi di mettere il costume potrebbe aiutare.

Ci si arrabbia, si litiga, si scoprono un sacco di cose strane in questi giorni di maggio. Il mondo ti sfila davanti, chissà cos’aspettava a farlo.
I pensieri che si affollano e non riesci a riordinare, o a dormire. Lavoro testa vita cuore amici lavoro esame casa testa vomito cuore pancia.
Amici. Amica.

E pensi.

A quando vorresti dirlo, e non lo dici.
E ce l’hai sulla punta della lingua, e non lo dici.
E sai che sarebbe giusto, ma non lo dici.
Perché sarebbe sbagliato.
E non è un controsenso, è proprio così.

E allora non lo dici e basta, e te lo tieni dentro, anche se c’è il rischio di un’esplosione e pezzi di te tutto intorno al punto della detonazione. Che a volte è il cuore, a volte la testa. Lo scrivi, e non basta. Lo scrivi e lo cancelli, e nessuno legge. Come sulla sabbia.

Parlare, non parlare. Dire, non dire.

La cosa vera, quella giusta e quella sbagliata.
Sono tre, le possibilità. E non è detto che quella vera sia quella giusta, o che quella sbagliata sia falsa. E’ strano, questo gioco delle probabilità.

La cosa vera, quella giusta, quella sbagliata.
E a volte le confondo anch’io.


Foto di repertorio, Valestock 2004 - la Shaula clown
Rivoglio il mio naso rosso. Quanto mi farebbe comodo adesso...


Ah, quasi dimenticavo. La canzone del giorno è questa. Che un collega ha detto che gli ricordavo questa canzone. E allora cantiamola.






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