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LiBRi VaRi eD eVeNTuaLi, seguendo l’estro o l’emozione del momento

HO VISTO

- la mia vita trovare un suo proprio equilibrio
- la serenità far capolino, finalmente, nei miei giorni...e la serenità ha un nome ed un volto

STO ASCOLTANDO

Il sommesso brusio dei miei pensieri...

ABBIGLIAMENTO del GIORNO

Uno stile tutto mio, che pienamente mi rappresenta, mischiando dal dark al bon ton, per piacermi sempre e comunque!

ORA VORREI TANTO...

- che il mio futuro si concretizzasse in tempi brevi
- un Moscow Mule
- un paio di Manolos

STO STUDIANDO...

Me stessa...perché il mio io è un’incognita che mi porta sempre a rimescolare il caos che ho dentro di me.

OGGI IL MIO UMORE E'...

Imperscrutabile

ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



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PENSO DI ESSERE CIO’ CHE DICO:
SPERO DI FINIRE COL TRASFORMARMI
IN CIO’ CHE DICO DI ESSERE


*** Per Aspera Ad Astra ***

Il nostro albero genealogico, da un lato, è la trappola che limita
i nostri pensieri, emozioni, desideri e vita...
e dall’altro è il tesoro che racchiude la maggior parte dei nostri valori.

[A. Jodorowsky]

A me occorre una vita divorante.
Ho bisogno di agire, di spendermi, di realizzare;
mi occorrono una meta da raggiungere, delle difficoltà da vincere,
un’opera da compiere.

[Simone de Beauvoir]

Sono semplicemente quel che sono...complicata e contraddittoria, cinica, anticonformista, spesso sprezzante, a volte brutale, difficile, eccentrica, sincera, sempre e comunque onesta con me stessa e con gli altri, perennemente inquieta...

Volli, sempre volli, fortissimamente volli!
[V. Alfieri]

Il cinismo è l’arte di vedere le cose come sono, non come dovrebbero essere.
[Oscar Wilde]

AVVISO AL LETTORE: in questo blog scriverò tutto quello che mi passa per la testa... e per la testa mi passano, sempre, un sacco di riflessioni, di pensieri, di considerazioni, di connessioni, di associazioni, di frasi e di poesie della più varia e strana natura...



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lunedì 2 aprile 2007 - ore 21:45


LE PRECAUZIONI SONO PERICOLOSE
(categoria: " Riflessioni ")


Il principale pericolo della vita? Prendere troppe precauzioni. [A. Adler]

Adler sostiene che la volontà di potenza dell’individuo può superare ogni inferiorità, che le precauzioni, usate dall’individuo per mascherare il suo complesso, senza però risolverlo, impediscono alla persona di vivere pienamente e quindi sono negative... Vivere secondo la teoria adleriana quindi porta ad essere persone positive, complete, capaci di altruismo ed amore... In base a questo sistema di pensiero però, io non sono né completa, né tanto meno capace di amare...
...è tutta oggi che penso di avere qualche problema, anche serio, nel comprendere l’affetto, espresso in ogni sua sfaccettatura... ed ecco perché di solito sbaglio a valutare attaccamento ed interesse delle persone nei miei confronti, fraintendendoli, e così facendole soffrire e soffrendo...


ALFRED ADLER (Rudolfheim, Austria, 7 febbraio 1870 – Aberdeen, USA, 28 maggio 1937) è stato uno psichiatra austriaco. Al contrario di Sigmund Freud (1856–1939), fondatore della psicanalisi, che manteneva questa disciplina fermamente entro un orizzonte biologico (la psiche umana è un complesso sistema energetico determinato da conflitti istintuali e dalle crisi della sessualità infantile), Adler non accettò questo orizzonte e spostò la psicanalisi entro una prospettiva diversa, quella sociale: basilare è l’istinto sociale da cui derivano tenerezza, altruismo, amicizia, amore.
L’individuo, in quanto essere razionale, cosciente e sociale è al centro della teoria della psicoterapia e del programma di educazione di Adler. Secondo lui un’inferiorità reale o un complesso di inferiorità possono essere superati grazie alla volontà di potenza dell’individuo, creando così varie forme di compensazione che determinano lo stile di vita della persona.


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domenica 1 aprile 2007 - ore 19:29


UN TEMPO PER OGNI COSA...
(categoria: " Riflessioni ")


Una ferma conoscenza dei desideri fa ricondurre ogni scelta o rifiuto al benessere del corpo e alla perfetta serenità dell’animo, perché questo è il compito della vita felice, a questo noi indirizziamo ogni nostra azione, al fine di allontanarci dalla sofferenza e dall’ansia. [Epicuro, Lettera a Meneceo]

Difficilmente si è consapevoli di ciò che è significativo nella propria esistenza. [A. Einstein]

Dice un vecchio proverbio: “c’è un tempo per ogni cosa ed ogni cosa ha il suo tempo”... Il detto si è rivelato essere veritiero e nell’ultimo periodo ne sto avendo costante e significativa riprova: nel corso della nostra vita noi cambiamo e, anche se molti cambiamenti si rivelano non essere positivi né tanto meno utili per migliorarci, altre “variazioni” ci fanno evolvere e questa evoluzione ci rende più adulti, più consapevoli, più profondi e degni di rispetto... E, quando si ha a che fare con persone che sono cambiate in questo senso, allora si ritrovano la serenità e anche una certa felicità...


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venerdì 30 marzo 2007 - ore 16:19


LA VOCE A TE DOVUTA
(categoria: " Poesia ")


No, non ti amano, no./ Tu sì, tu ami davvero.

L’amore che hai in più/ se lo spartiscono esseri
e cose che tu guardi,/ che tu tocchi, che mai
hanno avuto amore prima./ Quando dici: “Mi amano
le tigri e le ombre”/ è solo che hai vagato
nelle selve e nelle notti,/ portando con te
la tua grande ansia d’amare./ Non sei fatta per essere amata;
tu vincerai sempre,/ amando, chi ti ama.
Amante, amata no./ E ciò ch’io potrò darti,
vinto, qui, adorandoti,/ tu stessa te lo dai:
è il tuo amore implacabile,/ che non ha con chi unirsi,
che ritorna a se stesso/ attraverso questo corpo
mio, permeato ormai/ dal ricordo infinito,
indimenticabile, eterno,/ di essere valso una volta
a che tu lo attraversassi/ - ancora sento il fuoco -
cieca, verso il tuo destino./ Dal ricordo che un giorno fra tutti
tu giungesti/ al tuo amore attraverso il mio amore.

[P. Salinas, La voce a te dovuta, XXXIII]


...piove: bell’inizio di primavera questo... ed io odio la pioggia, da sempre... Per non cadere in depressione a causa del maltempo uso un collaudato rimedio: leggo un libro.


In questo periodo mi diletto soprattutto di poesia ed il prescelto è La voce a te dovuta di Pedro Salinas (1891-1951), un poema d’amore in 70 componimenti: sarà che adoro la poesia in lingua spagnola (Neruda, non a caso, è uno dei miei poeti prediletti), ma ho trovato questa raccolta veramente suggestiva ed emozionante... Salinas, così come Neruda, descrive l’amore come per me dev’essere... l’amore che io vorrei...


Non t’amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t’amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, entro l’ombra e l’anima.

T’amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.

T’amo senza sapere come, né quando né da dove,
t’amo direttamente senza problemi né orgoglio:
così ti amo perché non so amare altrimenti

che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.

[P. Neruda]


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giovedì 29 marzo 2007 - ore 12:02


LEONESSA DI DIO
(categoria: " Poesia ")



Ho preso una sua raccolta più che altro per curiosità e mi sono trovata di fronte lo strazio di un’anima... L’opera di Sylvia Plath è traumatica, spesso brutale, sicuramente indimenticabile: la sua è una poesia personale, allucinata e bruciante... I suoi versi sono una testimonianza di sofferenza e un grido d’indignazione contro la vita. Dopo aver letto Ariel, mi sono ritrovata, sgomenta ed atterrita, vittima della vuota angoscia data dal folgorante messaggio della poetessa: la vita, semplicemente, anche quando è disciplinata, ordinata e “normale”, non vale la pena di essere vissuta...
Non condivido la sua scelta estrema e non mi riconosco nel suo io tormentato, frammentato e malato, però ammiro la sua implacabile coerenza e la sua lucida visione esistenziale... una grande fragile donna...


Stasi nel buio. Poi
L’insostanziabile azzurro
Versarsi di vette e distanze.

Leonessa di Dio,
Come in una ci evolviamo,
Perno di calcagni e ginocchi! - La ruga

S’incide e si cancella, sorella
Al bruno arco
Del collo che non posso serrare,

Bacche
Occhiodimoro oscuri
Lanciano ami -

Boccate di un nero dolce sangue,
Ombre.
Qualcos’altro

Mi tira su nell’aria -
Cosce, capelli;
Dai miei calcagni si squama.

Bianca
Godiva, mi spoglio -
Morte mani, morte stringenze.

E adesso io
Spumeggio al grano, scintillìo di mari.
Il pianto del bambino

Nel muro si liquefà.
Ed io
Sono la freccia,

La rugiada che vola
Suicida, in una con la spinta
Dentro il rosso

Occhio, cratere del mattino.

[S. Plath, Ariel]


SYLVIA PLATH (Jamaica Plain, Boston, 27 ottobre 1932 – Londra, 11 febbraio 1963), poetessa e scrittrice statunitense, sposò il poeta inglese Ted Huges da cui ebbe 2 figli. Morì suicida all’età di 31 anni: è nota per il profondo senso di disperazione e malinconia che le sue opere, specialmente le poesie del periodo immediatamente precedente alla morte, trasmettono. Le sue opere più significative sono: il romanzo autobiografico La campana di vetro e le raccolte poetiche The Colossus e Ariel.


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mercoledì 28 marzo 2007 - ore 16:10


IL SILENZIO IN ME
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ieri notte, prima di addormentarmi, dopo tantissimo tempo, ho ritrovato in me il silenzio...

Tutto taceva: nessuna riflessione, nessun pensiero, nessuna angoscia, nessuna ansia, nessun turbamento, nessuna emozione complessa e complicata... Il mio subconscio si era ammutolito ed il mio inconscio non dava i soliti preoccupanti segni di frenetica attività... La mia ingombrante, difficile e astrusa interiorità non si palesava in alcun modo...
Stupita, ho aperto gli occhi nel buio ed ho assaporato quel raro e prezioso momento di pace interiore...


Oh felicità senza ragione!:
sarai costante?

Poiché tutto quello che è pensiero va in oblio,
poiché quel che è sentimento tutto passa,
oh felicità senza ragione e senza senso,
sii costante!

[Jiménez]


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martedì 27 marzo 2007 - ore 13:51


HO VOGLIA DI UN ABBRACCIO...
(categoria: " Pensieri ")


Ho voglia di un abbraccio... Che sia un abbraccio sensuale o amichevole poco cambia... ora come ora, ho semplicemente voglia di un abbraccio...


ABBRACCIARE 1 cingere e stringere con le braccia, per esprimere amore, affetto, o per trattenere qualcuno o qualcosa che vorrebbe o potrebbe sfuggire 2 (fig.) comprendere, contenere: il mare abbraccia molte terre; abbracciare con lo sguardo; abbracciare tutti gli aspetti di una questione 3 (fig.) seguire, accettare; dedicarsi a qualcosa: abbracciare una fede, una professione, una causa ||| ABBRACCIARSI v. intr. pron. stringersi con le braccia a qualcosa, a qualcuno: s’abbracciò al padre ||| v. rifl. rec. cingersi l’un l’altro con le braccia: si abbracciarono affettuosamente.



Le brave ragazze sono quelle richieste,
quelle di cuore e sorriso gentili.
Pure come bianco e puro è il giglio
dal cuore ai dolci petali sottili.

Le brave ragazze sono quelle richieste,
sono richieste per madri e per mogli,
per cullare tra braccia amorose
i forti mariti ed i fragili figli.

La ragazza intelligente, l’arguta e brillante
solo pochi la possono capire.
Ma, oh! Di sagge donnine di casa
c’è una costante, continua domanda.

[J. H. Gray, The Girls that are Wanted]


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lunedì 26 marzo 2007 - ore 16:33


VORREI ESSERE...
(categoria: " Riflessioni ")


Penso che ogni donna abbia un proprio ideale estetico, inteso come un “io vorrei essere fisicamente così per essere bella”. Oggi molte ritrovano questo ideale in una qualche attrice o modella... beh... io ho sempre considerato bellissima l’onirica Signora di Shalott del preraffaelita William Holman Hunt (la Dama è rappresentata aggrovigliata dai fili della sua tela, a simboleggiare il suo essere intrappolata nella torre, condannata ad un’esistenza fatta solo di finzioni), anche se, considerando il mio carattere, probabilmente dovrei avere a modello la Ragazza in Verde di Tamara De Lempicka con le sue linee precise, le sue forme decise e l’espressione determinata!


La Signora di Shalott, famoso poema, basato su una leggenda del ciclo arturiano, del celebrato poeta inglese Lord Alfred Tennyson (1809-1892) racconta di una nobildonna che, colpita da una maledizione (non può rivolgere il suo sguardo verso Camelot), vive in una torre sull’isola di Shalott e guarda il mondo solo attraverso il riflesso di uno specchio, tessendo ciò che vede in una tela magica. Sebbene sia tentata dall’osservare la vita reale che c’è fuori dalla sua finestra, sa che se lo facesse andrebbe incontro alla fine della propria vita. Un giorno tuttavia, vedendo Lancillotto attraverso il suo specchio, capisce quanto è stanca della sua esistenza, che la condanna a guardare il mondo solamente attraverso ombre e riflessi. A questo punto lasciata la torre, trova una barca sopra la quale scrive il suo nome e si lascia trasportare verso Camelot lungo il fiume, cantando una canzone triste e spegnendosi cantando. Arriva, raggelata dalla morte, e, tra i cavalieri e le dame che la vedono, c’è Lancillotto che la riconosce come la Signora di Shalott.


Tamara de Lempicka (Varsavia, Polonia 16 maggio 1898 - Cuernavaca, Messico, 18 marzo 1980), il cui vero nomè è Tamara Rosalia Gurwik- Górska,è stata una pittrice polacca, appartenente alla corrente dell’Art Déco.



Fammi un quadro del sole -
Che l’appenda in stanza -
e possa fingere di scaldarmi
mentre gli altri lo chiamano “Giorno”!

Disegnami un pettirosso – su un ramo -
Che io l’ascolti, sarà il sogno,
e quando nei frutteti la melodia tacerà -
che io deponga - questa mia finzione -

Dimmi se è proprio caldo – a mezzogiorno -
se siano i ranuncoli – che “si librano” -
o le farfalle – che “fioriscono”.
Poi – evita – il gelo – che si stende sui campi -
e il colore della ruggine – che si posa sugli alberi -
Fingiamo che quelli, ruggine e gelo – non arrivino mai!

[E. Dickinson]


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sabato 24 marzo 2007 - ore 17:46


UN’AVVENTURA IN SE STESSA
(categoria: " Riflessioni ")


DIALOGO Dal lat. dialogum, che è dal gr. diálogos, derivato di dialéghesthai “conversare, discorrere” composto di diá e léghein “dire”. S. M. [pl. -ghi] 1 scambio di frasi, discorso che si svolge tra due o più persone; colloquio, conversazione: avere un dialogo con qualcuno 2 (estens.) colloquio, comunicazione costante tra persone o tra gruppi che permette di eliminare o ridurre gli elementi di dissenso e favorisce la comprensione reciproca: il dialogo tra genitori e figli; il governo ha avviato un dialogo con l’opposizione 3 componimento letterario che adotta la forma dialogica: i Dialoghi di Platone 4 brano di un testo non drammatico in cui due o più personaggi dialogano direttamente tra loro.

Spesso e volentieri mi trovo di fronte ad un muro. Un muro fatto di persone. Mi rendo infatti sempre più conto che la mia profondità interiore è inversamente proporzionale alla capacità di dialogo che gli altri hanno con me -o che io ho con loro-... Difficilmente riesco a spiegarmi e a farmi comprendere: troppo complessa la mia interiorità, troppo penetrante la mia analisi, troppo radicato il mio senso di autocritica e troppo penetrante il mio raziocinio... E questa incomunicabilità è poi direttamente proporzionale al mio benessere e alla mia felicità...

Tutto questo per dire che, secondo me, chi riflette poco, chi non analizza la realtà e chi si lascia semplicemente e superficialmente vivere è più felice di me...


Questa coscienza consapevole
del prossimo e del sole
lo sarà anche della morte
e del fatto che sola

attraversa quell’intervallo
di esperienza che sul più finale
esperimento di cui l’uomo
è investito – si spalanca-

Se ciò che ha le basti
se stessa di fronte a se stessa
e nessun altro
sarà in grado di rivelare.

L’anima essendo dannata ad essere
soprattutto un’avventura in se stessa -
assistita da un unico veltro
la sua stessa identità.

[E. Dickinson]


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giovedì 22 marzo 2007 - ore 14:48


NELLA TANA DEL BIANCONIGLIO
(categoria: " Pensieri ")


Ieri notte, quando mi sono addormentata, il sogno mi ha catapultato nel Paese delle Meraviglie e mi sono ritrovata a bere un the in compagnia di personaggi veramente bizzarri...

Ero nella Tana del Bianconiglio e, oltre al padrone di casa, che come sempre si lamentava di essere in ritardo, erano seduti intorno alla tavola: il Cappellaio Matto, iperagitato, Biancaneve con accanto il Principe Azzurro -i 7 Nani si aggirava invece per casa-, Pollicino che raccattava le molliche di pane, perché sempre utili e necessarie, Oberon che stuzzicava Titania sulla sua passione per gli asini, Gandalf e Frodo, che non vedeva l’ora di tornare a scrivere delle loro avventure, Morgana e Artù, sempre sotto pressione, quando si trova insieme alla sorellastra... E poi sono arrivati: il Barone di Munchausen, che ha raccontato alcuni aneddoti di caccia, Zeus ed Era che litigavano per una delle solite storie di corna, Apollo e Artemide, insieme, da bravi fratelli, con Wotan, Brunilde e Thor al seguito, eppoi il piccolo Viracocha con la gatta Bast accoccolata in grembo, Durga sonnacchiosa a cavallo del suo leone, con Brahma accanto ad osservarla perplesso... Alla fine, mi sono ritrovata a chiacchierare con un simpatico signore dai tratti orientali, che si è presentato, molto educatamente, come Kong Zi...

... quando mi sono svegliata, ho pensato che forse, nel corso degli anni, ho letto troppe fiabe, favole e leggende...


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mercoledì 21 marzo 2007 - ore 18:28


FAUST ovvero IL SAPERE NON HA LIMITI
(categoria: " Poesia ")


L’altra sera, leggendo, mi sono imbattuta in questo brano:

- Chi sei tu allora?
- Parte di quella Forza mal compresa,
che vuole sempre il Male e sempre opera il Bene.

[Faust]



E così mi sono ritrovata a meditare sulla figura di Faust, sul suo patto con il diavolo per valicare i limiti consentiti della conoscenza (e qui mi è tornato alla mente l’Ulisse di Dante), sul suo essere una figura sulfurea e malvagia del nostro immaginario... Faust per me è, innanzi tutto, moderno, perché non si accontenta di quel che gli propina la cultura ufficiale e vuole andare oltre, perché non si ferma di fronte alla morale corrente e la infrange, perché è avido di sapere... Per certi versi, in lui mi identifico...


FAUST o FAUSTUS è il protagonista di un racconto popolare tedesco che è stato usato come base per numerose opere di fantasia. La storia riguarda il destino di uno studioso, che, nella sua continua ricerca del sapere avanzato o vietato, cioè della verità (la filosofia e la scienza) da sempre in contraddizione con la teologia dogmatica che invece reclama obbedienza, invoca il diavolo (Mefistofele), che si offre di servirlo per un periodo di tempo, volendo però in cambio da lui la sua anima.
Un anonimo autore tedesco scrisse il volume in prosa Historia von D. Iohan Fausten nel 1587, che venne tradotto da P. F., Gentleman nel 1592 come La storia della vita dannata e della meritata morte del Dottor Iohn Faustus. Quest’opera fu la base dell’opera teatrale di Christopher Marlowe, La tragica storia del Dottor Faustus (1600 circa), che a sua volta ispirò poi il Faust di Goethe.
Il personaggio di Faust ha una possibile base storica nel Dottor Johann Geor Faust (1480-1540 circa), nato nel villaggio di Knittlingen (Wurttember), che ottenne una laurea all’Università di Heidelberg nel 1509: la notizia però non è sicura e potrebbe semplicemente essere un caso che il nome di Faust sia stato collegato ad alcuni racconti della tradizione popolare tedesca su un alchimista ciarlatano (alcuni dicono che egli fosse anche un astrologo e un negromante), il cui orgoglio, vanità e vile trafficare conducono alla dannazione.
Un’altra origine storica plausibile per il Doctor Faustus di Marlowe può essere rintracciata in John Dee (1527-1609), matematico, medico, alchimista e astrologo inglese alla corte della regina Elisabetta I, che sviluppò la cosiddetta magia Enochiana. L’opera di Marlowe sembra essere basata quasi interamente sulla traduzione del 1592 di P.F., Gentleman, con un prestito aggiuntivo dall’Acts and Monuments di John Foxe.
Curiosità: l’espressione “patto con il diavolo” è un’eredità culturale della leggenda di Faust.


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