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Stà bèa stèa fin doman finchè no rìva el sol
Sciàra sto scuro e el me cuor orbo e pien de doeor
Stà bèa stèa fin doman finchè no riva el sol
Stea dell’universo
Dime che no a ga perso a strada
Dime che in scarsea ga sempre
Un toco del me cuor
Un toco del me amor

***********************
C’è un attimo da fermare:
chi lo riconosce è felice.
***********************

"ARRANCARE: il lento, faticoso, deprimente ma determinato procedere di un uomo che non ha più niente nella vita tranne l’impulso di semplicemente continuare la lotta".

Per chi è arrivato tardi (ovvero dopo il 2007) su questo blog spieghiamo cosa sono gli Shaulismi. Parte tutto da Shaula, che è una stella della costellazione dello Scorpione. E io – chi mi conosce lo sa – sono una pesci ascendente scorpione. E poi il nome era bellissimo, suona come pieno di cristalli e profuma di autunno. Questo è il preambolo
Gli ismi sono le mie filosofie e i miei stili, e ogni post è un ismo. Ci sono ismi per ogni cosa. In particolare però, quando si tratta di me, di pensieri parole opere e omissioni, allora si chiamano Shaulismi.
Non è difficile, ma chi non sa non può sapere. E adesso sa.
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sabato 2 febbraio 2008 - ore 09:29
Shaulismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Felicità è quando ti svegli il sabato mattina e sei contento di non andare a lavorare.
E sei felice anche di svegliarti presto, se non devi andare a lavorare.
Giramento di maroni è quando ti svegli il sabato mattina e sei contento di non dover andare a lavorare.
E piove.
(Fine del blog corto. Inizio del blog lungo.)Vorrei capire CHI ce l’ha con me in questo periodo. Perchè o sono sfigata io, o qualcuno mi sta volontariamente boicottando. Ho un sabato di relax per andare a camminare in centro, forse il primo giorno in cui non ho nessun lavoro dopo un mese, e piove. Mi organizzo per andare al mercato, serena e baldanzosa, a cercare un regalino per la Ale e qualche offertina per me perchè non mi compro niente da mesi. E piove. Voglio solo fare una passeggiata guardando vestiti, pensando a come mi piacerebbe comprarli tutti, oggi che per un intero giorno non dovrei lavorare, perchè questo sabato sono libera, per la prima volta in un mese un giorno intero senza nessun tipo di lavoro, nè di impegni di nessun tipo. Libera e felice come un gransoporo.
E piove.
Piove Governo Ladro.
PGL. Qualsiasi esso sia, governo ladro. E rivoglio i soldi delle mie ingiuste trattenute fiscali.
Ieri ho avuto la conferma che il mondo sta cambiando: i muri sanguinano, gli angeli dell’apocalisse sono scesi sulla terra, vogliono chiudere i bar di Treviso alle dieci e gli uomini regalano rose.
Aspetto solo che uno stormo di uccellacci, quello che da mesi gira minaccioso su Fontane, si fermi sopra casa mia in attesa, con la precisa volontà di cogliermi di sorpresa.

Sono giunta a una mia personalissima e quindi correttissima conclusione. Entri nell’età matura quando pronunci per la prima volta la parola
"sindacato". C’entrano soldi, governo ladro, capi incoscienti e commercialisti disonesti. Tutto un bel minestrone. E per amalgamare un po’ di pioggia, che sembra andare di moda.
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UPDATE
Oggi giornata di shopping compulsivo. Bisognava far fruttare l’ultima giornata di saldi.
Mattina in centro con la Dany, mercato e negozietti. Pranzo con pre-aperitivo. Tramezzini e mozza. Si torna in centro nel tardo pomeriggio, negozietti che avanzano, aperitivo stuzzichini sprizzetti.
Il mio shopping compulsivo ha dato buoni frutti nonostante la pioggia.
A causa della pioggia ho dato sfogo al mio shopping compulsivo.
Ma mi sento rigenerata. Come so essere femmina, io, a volte.
Risultato finale dello shopping compulsivo:- n. 1 maglia lana carta da zucchero € 10 (prezzo di cartellino 39.90)
- n. 1 canotta con ricamo marrone € 5 (prezzo di cartellino 39.90)
- n. 1 canotta con ricamo panna € 5 (prezzo di cartellino 39.90)
- n. 1 portafogli regalo alla mamma € 5 (prezzo di cartellino 29.90)
- n. 1 gonna nera con tasche € 10 (prezzo di cartellino 29.90)
- un paio di orecchini pendenti € 7 (prezzo di cartellino 12.90)
Fuori concorso:
- n. 3 spritz aperol
- n. 1 mozza della Gigia
- n. 2 tramezzini della Tramezzineria
- n. 1 crostino al salmone
- n. millemila patatine
Totale cartellini: € 192.40
Totale spesa reale: €42.00
Risparmio complessivo: € 150.40 Risparmio reale: meno quarantadue euro.
Direi non male, in fin dei conti.
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PERMALINK
giovedì 31 gennaio 2008 - ore 09:30
Annismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Mi chiedono:
quanti anni hai? E prima che io possa rispondere si guardano complici, sornioni, rapaci, con la faccia di chi ha capito tutto prima - molto, molto prima.
Ne hai ventidue, no? No, di più, mi rabbuio in un lampo. Allora dalle retrovie giunge baldanzoso il furbo della situazione, quello che ne sa ancora di più degli altri, il quale, col sopracciglio inarcato e la voce impostata, candidamente commenta: ve lo dicevo io, è più grande si vede,
ne ha 24.
No, ne ho 27 fra un mese, e vado per i trenta. Le facce che mi circondano si fanno interrogative.
Ma se non hai nemmeno una ruga! Scusi eh, ho detto 26, non cinquanta.
Ma sei giovane, perché dici vado per i trenta? Perché quando arrivi a 27 ti rendi conto che gli enta sono a un tiro di schioppo.

Gli anni fra il 27 e il 30 servono solo a prolungare un’agonia annunciata, ormai sono vecchia, me ne rendo conto non dovete proteggermi da nulla: sono consapevole del mio declino. Dopo i ventisei è una lunga discesa ripida. Sai che stai cadendo, e non puoi fare niente per fermarti. Sono gli anni in cui viene automatico tirare le somme di una vita che arriva
“nel mezzo del cammin”, quando i tuoi compagni del liceo si sposano o fanno figli, le tue maestre sono tutte in pensione, il tuo fratellino adolescente beve havana cola e il tuo libretto con gli esami universitari non è ancora completo. Tutti si laureano tranne te, tutti hanno un lavoro tranne te.
Gli uomini ti dicono che le donne sono al loro massimo splendore a 25, le donne ti dicono che le donne sono al massimo splendore dopo i 40. Volendo ascoltare entrambe le parti, sono in un
limbo di terrorismo psicologico.
Sono vecchia per essere attraente, sono giovane per essere una bomba sexy. Sono troppo giovane per la maturità intellettuale ma troppo vecchia per sapermi divertire. Sono in un limbo, e il limbo sta alla fine di quella cazzo di lunga discesa oliata e imburrata, dalla quale non si risale. Almeno non fino ai
40 anni, quando risalirò orgogliosamente la china e l’esplosione degli anta mi riporterà ai massimi livelli di appetibilità. Tutti a consolare le donne che arrivano a 40, e non le ragazze che arrivano a 30. E’ un trauma anche questo, perché si passa dalla spensierata giovinezza all’età delle responsabilità. Vedo più che trentenni comportarsi e vestirsi come ragazzine, e per quanto io apprezzi questi tentativi di eterna giovinezza interiore beh, il sorriso mi scappa e non voglio trattenerlo, perché c’è un’età per tutto e tu mi fai davvero sbellicare, vecchia mia. E vecchia mia lo dico apposta, perché io spero di rimanere giovane dentro, ma giovane fuori come cerchi di fare tu è un po’ eccessivo.
Ho
quasi 27 anni, stanno proprio lì dietro l’angolo, e non posso tirare le somme perché mi mancano i numeri.
Non lo dico con la rassegnazione di un anziano, di chi si sente sconfitto dal destino e con il pessimismo di un suicida si scaglia contro il fato implorando e imprecando. No, non sono tipo.
Mi sto rendendo conto che in queste mani ci sono i segni di una vita impegnata, di una dura lotta lavoratrice, di una Silvia che si moltiplica studentessa, cameriera, donna delle pulizie, barista, commessa, scrittrice, promoter, giornalista, regista, intervistatrice, venditrice, odalisca, attrice, babysitter. Segni di viaggi, di conquiste, di crescita. Ma a cosa serve, dico io, se poi tutti stanno a guardare quelli che si sposano a 23 anni come fossero eroi.
Senza nulla togliere a chi si sposa a 23 anni, per carità, ma se fossimo tutti uguali addio concorrenza, conviene a tutti che esistiamo anche noi,
pecore nere. No?
Cacchio, trenta sono veramente tanti.
E me ne preoccupo ora che manca ancora un mese ai 27.
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PERMALINK
lunedì 28 gennaio 2008 - ore 22:26
Amicismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Da piccola avevo un amico immaginario. Poi si è suicidato. In realtà non so se abbia posto fine alla sua vita volontariamente o se si sia trattato di un tragico incidente. Per qualche tempo ho sospettato che qualcuno me l’avesse farlo fuori, ma l’ipotesi del suicidio è rimasta sempre la più plausibile.
Avevo non più di 7 anni. Provate a immaginare cosa significhi per una bambina di 7 anni perdere un migliore amico immaginario in un’occasione così tragica e improvvisa. Un suicidio non è cosa da niente. Un suicidio se sei una bambina fragile e paranoica com’ero io non è una cosa da niente. O forse sono diventata fragile e paranoica in conseguenza di questo drammatico avvenimento. Però non si può sottovalutare l’impatto emotivo. Un amico immaginario che ti si suicida così, senza lasciare un biglietto di spiegazioni, senza dirti addio.
Gli amici immaginari dovrebbero fare quello che gli dici, e stare con te sempre e per sempre. E sparire con l’arrivo dell’adolescenza, o con i primi innamoramenti, o con l’arrivo di amici veri. Io grandi amici a quell’età non ne avevo, eppure il mio amico immaginario mi ha lasciata sola.

Forse il mio non voler approfondire la questione è stato indicativo, forse per me era una soluzione ottimale, forse mi ero stancata di lui e il suo suicidio non mi ha ferita poi molto. Forse sono stati i miei, forse mi hanno spinta loro a liberarmi del mio amico immaginario perché mi avrebbe resa strana agli occhi degli altri bambini. Certo, mentre dire a tutti che si era suicidato mi ha fatta passare per un’intellettuale. Forse volevo che mi lasciasse sola, per poter fare nuove amicizie. Forse avevo bisogno di cambiare aria, di fare nuove esperienze, forse lui mi limitava, forse era troppo geloso e mi voleva solo per se. Forse quindi ho fatto sparire io il corpo, e ho rimosso l’evento traumatico come nel miglior testo di psicanalisi infantile. Forse l’ho davvero ucciso io, e allora si spiegherebbero un sacco di tare mentali che mi torturano attualmente. Non sono molto sicura di ciò che la mia psiche partoriva nell’era pre-adolescenziale, ma credo fermamente che si sia trattato di suicidio. Non avrei mai potuto fargli del male, e non avrei permesso a nessuno di fargliene. Era l’unico di cui mi fidassi davvero. L’unico con cui parlavo. Avevo bisogno di lui, un bisogno infinito. Poi purtroppo mi ha lasciata, si è tolto la vita perché non mi sopportava più, lo so, l’ho sempre saputo. E ho sofferto tantissimo. Mi ha lasciata volontariamente. Inutile girarci intorno. Si è ucciso pur di non stare con me. Per una bambina è un trauma immenso, grande come mille cieli e i loro mille mari.
Non ricordo il suo nome, non ricordo il suo volto, ma ricordo che mi faceva stare bene.
E oggi come mai mi manca da morire.
Non potete immaginare quanto bisogno ne avrei ora.
Mi manchi.
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domenica 27 gennaio 2008 - ore 11:41
Scrittorismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ieri è successa una cosa bellissima.
L’iniziativa è partita da
Mauro Covacich su L’Espresso, ed è stata accolta con grande entusiasmo da una dozzina di scrittori triveneti. Si sono riuniti in
Piazza dei Signori, il centro civico di Treviso, per esprimere un disagio non solo loro nei confronti della Giunta Comunale e di ogni forma di razzismo.
Uguaglianza, dignità, rispetto. Non dovrebbero nemmeno essere messe in dubbio parole del genere, non ci dovrebbero essere dubbi su concetti come questi, invece di questi tempi bisogna ribadirne il significato e il valore. Brutto mondo.

Opinabile la scelta degli scrittori di venire a Treviso, o per lo meno di trattarci come se fossimo un grande popolo di razzisti tutti quanti, ma spero che adesso useranno questa forma di protesta colta, letteraria, civile e umana per altri scopi, che ritengo importanti quanto quello per cui si sono riuniti ieri. Hanno ottenuto un grande consenso di pubblico, non devono fermarsi. Si sono messi in gioco, devono continuare. Io li sosterrò, spero non si fermino ora, che hanno vinto e hanno visto che Treviso non finisce lì.
Mille persone, grandi e piccoli, giovani e anziani, ma potevano essere molti, molti di più: la nota stonata è stata l’infelice scelta di non usufruire di impianti professionali. I tempi di Dante sono passati, e se nel ‘300 non c’erano altre soluzioni per parlare alla folla, nel 2008 ci sono strumentazioni che consentirebbero di farsi udire da tutti quelli che davvero vogliono capire, approfondire, ascoltare, e che sono venuti perchè c’è stata una campagna pubblicitaria sul web e sui giornali da far sì che gente arrivasse da ogni punto della provincia.
Io ho raccolto i suggerimenti dati ieri, e sono andata a rileggermi la
Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo. Acquisterò alcuni dei libri da cui hanno estratto i brani, cercherò gli autori che si sono presentati in piazza e leggerò anche loro. Sperando che non si fermino. E’ bello vedere che la cultura e la letteratura servono ancora a qualcosa. Non solo a far arricchire Moccia e a far lavorare Raoul Bova.
Quel cerchietto in mezzo sono io, con il mio registratore vocale e il libretto per prendere appunti. Sì, sono davvero io. Non si capisce ma sono io. Giuro.
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venerdì 25 gennaio 2008 - ore 08:42
Giornalismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Max (il mio capo) ha preso la brutta abitudine di avvisarmi degli impegni con non più di un’ora di anticipo, il che mi sta trasformando nella
donna più veloce del west. Credo di essere diventata la sua addetta stampa, nel corrotto senso che vado io a tutte le conferenze stampa. Mi cucco quelle dal quarto d’ora al doppio giro d’orologio. Credo sia il destino degli ultimi arrivati. Ma a me piacciono le conferenze stampa, anche se la maggior parte sono inutili e noiose (Max dice
“robetta”): mi danno un certo tono, mi fanno sentire chic. No scusate, oggi non posso, ho una conferenza stampa.
Dicevo. Max e la sua disabitudine all’avviso per tempo. Mi chiama all’ultimo minuto per dirmi che devo scrivere un articolo per il quale non ho nessuna competenza entro un’ora, proprio mentre stavo per uscire credendo di aver terminato con i miei precedenti tre pezzi. Mi telefona la domenica sera chiedendomi se ho preparato un articolo da far uscire su lunedì. Per andare alla conferenza stampa sul cinema africano mi aveva avvisata alle 10.35: l’orario stabilito per l’inizio della presentazione era 11.30, e dovevo muovermi in autobus. L’altro giorno, invece, ha ben pensato di dirmi alle 4 che alle 5 c’era una conferenza stampa a cui dovevo andare assolutamente, per scrivere un pezzo di pubblico servizio alla comunità, un articolo di informazione urbanistica, della quale ormai mi occupo quotidianamente. Non ci sarebbero stati problemi, se non il fatto che avevo dei capelli terribili, e dovevo assolutamente lavarli perché la sera dovevo andare al cinema
* con la Dany, e non si esce con la Dany coi capelli sporchi.
Cos’è cavolo è successo, perchè hai scritto sta roba, vi chiederete? È successo che ho messo giù il telefono con Max alle 16.15, e alle 16.50 avevo già parcheggiato in centro. E cos’è successo nel mentre, vi chiederete? Nel mentre è successo che mi sono lavata, depilata, asciugata i capelli con la piega tattica, vestita, spogliata perché non mi piacevo, rivestita, truccata e pettinata. Con tanto di orecchini, sciarpina abbinata alle mutande, calzettini a righe di protezione all’interno degli stivali. Contando che per arrivare in centro mi ci vogliono almeno 10 minuti a quell’ora di sera, e che ho dovuto cercare parcheggio, diciamo che mi sono preparata completamente, dalla testa ai piedi, in non più di 20 minuti. Trovatemene un’altra che si restaura dai capelli all’alluce in meno di mezz’ora, dai... Sono un mostro.
Quindi come avrete capito il post non era incentrato sul fatto che Max mi avvisa sempre in ritardo, ma sul fatto che sono un mostro di velocità, e nessuna femmina veramente femmina può essere più veloce di me, che già ero veloce prima, e ora sfido i buchi spaziotemporali con la mia velocità. E mi sono pure truccata. Sono un fenomeno.
Ah, un’altra cosa importante: mi sono innamorata. È stato un colpo di fulmine. Porca miseria, è un uomo sposato, e io sono felicemente sistemata. Se no mi ci sarei già messa d’impegno. Mi sono innamorata di un uomo sposato. Ah signore. Come sono presa.
Ogni tanto Max deve dare una sistemata ai miei pezzi, ma credo di essere quasi entrata nel giro dei giornalisti. Non posso certo definirmi una giornalista (patentino a parte!!) anche perchè non capisco il 75% di quello che dicono i miei colleghi che sono molto, molto preparati in materia politica, ma sono entrata nel giro e saluto tutti con fare composto, e tutti salutano me rispettosamente, gli uomini si tolgono il cappello, le donne si inchinano arricciando la gonna, i bambini mi lanciano petali di rosa.
A dir la verità sono entrata nel giro solamente perché ho comprato delle
caramelle da poter offrire ai miei uomini, perché i miei colleghi degli altri giornali che presidiano il Comune insieme a me sono tre bei maschietti simpatici e carini. Ma non quanto il mio presidente di commissione. Se le cose vanno bene un giorno faccio una bella fotina e ve li metto sul blog. Loro, non il mio presidente. Ah, il mio presidente. Bello lui, simpatico e pacioccoso. Maury, tu non ascoltare.
Ho paura però a parlare dei miei ragazzi. Metti che leggono qui, è un disastro, perché io non scrivo mai di persone che possono leggere il mio blog. Per questo scrivo di Maury, perché lui non legge, non gliene frega niente di quello che faccio. Secondo me sono scaltri, i ragazzi, e se si mettono a fare quello che ho fatto io sono finita. Cioè mettere i loro nomi su google e cercare, cercare, cercare. Ovviamente non possono risalire a qui, sarebbe impensabile, difficilissimo, ma sai, le vie del signore… che signore?
*PS con asterisco: sono andata a vedere
Bianco e Nero, il film con Fabio Volo. Io parto prevenuta, perché amo Fabio Volo alla follia. Ma voi che non lo amate alla follia potete evitarvi il film. Nulla di che, l’amore trionfa sul colore della pelle. Era ovvio che sarebbe finito così, perché era giusto che finisse così. Ma il film non lascia niente, il contorno è piatto e scialbo, un po’ insipido.
Filmetto di seconda categoria, ma se avete da farvi perdonare un grembiule bianco, o una Barbie bionda, magari ci cavate fuori qualcosa.

Ah, lei è bellissima. Non Ambra, fatemi una carità.
Bellissima e bravissima.
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PERMALINK
lunedì 21 gennaio 2008 - ore 21:07
Giornatismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Gran bella giornata di merda. Un casino qui, un fallimento lì, un’inculata e una fregatura, un pizzico di sfiga e il gioco è fatto. Mancano i soldi, il lavoro è troppo, manca il tempo libero, lo studio è minimo, a casa si boccheggia, in Italia si sta male. Tutto il contrario di come dovrebbe essere.
E stasera comincia il Grande Fratello. Non ho mai visto una puntata iniziale del GF, anzi, in realtà ne ho viste veramente poche, le conto su una mano. Con convinzione ho visto solo quelle della prima edizione. Poi sono diventata grande e ho smesso.
Ma siccome le proposte del palinsesto non sono interessanti (lo sarebbe Lost, ma ho perso troppe puntate e non reggerei il ritmo e le sorprese) credo che per pace familiare mi rassegnerò, e accetterò il fato che mio fratello minore ha deciso si compia per noi, stasera. Speriamo ci siano cicci, se no è davvero tutto perduto.
[DAY AFTER’S UPDATE: c’era una discreta quantità di cicci. Rifarsi gli occhi prima di andare a letto aiuta a fare sogni belli. Peccato che io non riesca a seguire quella trasmissione per più di 10 minuti consecutivi, non so per la sciocchezza generale del tutto o per l’antipatia cronica che provo per la Marcuzzi]Come non bastasse, la Dany mi ha mandato un Link del Corriere (che ora non si vede più) e ho pensato che non poteva essere vero. E invece è tutto vero, verissimo, perchè hanno reso una cazzata o una coincidenza una serie di azione e reazione propriamente scientifica: come trasformare la sfiga in una logica conseguenza del fluire del tempo.
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Pochi soldi in tasca, brutto tempo, monotonia che segue le feste tra le ragioni. Oggi è la giornata più triste dell’anno. Per gli psicologi britannici il terzo lunedì di gennaio è la giornata più deprimente di tutte
Vi sentite particolarmente depressi? Trsti? Malinconici? Niente paura è comprensibile: è il giorno più triste dell’anno. Secondo gli psicologi britannici, il terzo lunedì di gennaio è il cosidetto «Blue Monday», la giornata più triste del 2008, il lunedì dove la tristezza imperversa a più non posso.
LE MOTIVAZIONI - E le ragioni sono tante: le feste sono finite da un pezzo, il conto in banca è stato prosciugato dallo shopping natalizio, fa freddo e un’altra settimana di lavoro è appena iniziata. Il professor Cliff Arnall, dell’Università di Cardiff, ha cercato di capire perchè oggi è il giorno più deprimente dell’anno ed è arrivato alla conclusione che è dovuto ad un concorso di fattori. I principali sono il tempo grigio, piovoso e freddo; la monotonia che segue un periodo festivo, rilassante e divertente; il precoce fallimento dei buoni propositi per il nuovo anno; i bassi livelli di motivazione; i debiti per avere spesso troppo nel mese di dicembre e una disperata sensazione di dover far qualcosa per cambiare la propria misera esistenza. Sono appena trascorse tre settimane dall’inizio del nuovo anno e molta gente è già stufa.
RISCHIO SUICIDIO - Secondo lo studioso gallese, il «Blue Monday» è il giorno in cui i pensieri suicidi si fanno più concreti e molte persone decidono di farla finita proprio la terza settimana di gennaio. Il lunedì è comunque sempre una brutta giornata: il week end è terminato e ricomincia un’altra settimana lavorativa. Studi precedenti hanno accertato che la maggior parte delle persone perde almeno un’ora di sonno la notte di domenica, pensando che il giorno dopo deve tornare a lavorare. La notte in cui si dorme meglio, invece, è quella del venerdì, perchè il week-end è alle porte. Non bisogna però abbandonarsi fatalisticamente alla disperazione. La soluzione, secondo il professor Arnall, c’è e consiste nel farla finita con un atteggiamento da eterni sconjtenti. «È noioso e voi risultate noiosi. Focalizzatevi - consiglia Arnall - sulle cose positive: smettetela di vedere le persone con cui non vi trovate bene, cominciate a dire di no alle richieste assurde e fate del volontariato».
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E poi, in mezzo a tutto questo, arriva Lui. Che non può cambiare il mondo. Ma può cambiare il mio. Lui che sa come prendermi, e quando non prendermi affatto. Che sa quando non rispondermi, e quando rispondermi per le rime. Che è così diverso da me, che non ha niente in comune con me. Che non grida, perché hanno già gridato troppo gli altri. Che parla con me. Che ride di me. Che ride con me. Che mi dice di essere in dieta, e si arrabbia se non gli tiro fuori i biscotti. Lui che non si ricorda mai quello che dico. Che fa i capricci, che si lamenta del mio essere sciatta, che non si accorge se ho qualcosa di nuovo, che non sente che ho cambiato profumo. Che deve avere l’ultima parola. Che mi stringe fortissima quando mi viene voglia di piangere. Che per non farmi stare male mi aspetta in silenzio. Che si appropria di scuse che dovrebbero essere mie, lui che ormai usa la mia PMS come scusa per i suoi malanni, e non per le mie crisi di nervi.
Lui che a volte mi fa innervosire, mi fa incazzare, mi fa davvero sbottare, perché è indisponente, fastidioso, insensibile. Ma poi, quando si mette...
Grande grande grande - Mina
Con te dovrò combattere
non ti si può pigliare come sei...
i tuoi difetti son talmente tanti
che nemmeno tu li sai...
sei peggio di un bambino capriccioso
la vuoi sempre vinta tu...
sei l’uomo più egoista e prepotente
che abbia conosciuto mai.
Ma c’e’ di buono che al momento giusto
tu sai diventare un altro...
in un attimo tu
sei grande grande grande e le mie pene
non me le ricordo più.
Io vedo tutte quante le mie amiche
son tranquille più di me
non devono discutere ogni cosa
come tu fai fare a me...
ricevono regali e rose rosse
per il loro compleanno
dicon sempre di sì
non han mai problemi e son convinte
che la vita e’ tutta lì...
invece no, invece no
la vita e’ quella che tu dai a me...
in guerra tutti i giorni sono viva
sono come piace a te...
ti odio e poi ti amo e poi ti amo
e poi ti odio e poi ti amo...
non lasciarmi mai più.
sei grande grande grande come te
sei grande solamente tu.
Ti odio e poi ti amo e poi ti amo
e poi ti odio e poi ti amo...
non lasciarmi mai più.
Sei grande grande grande come te
sei grande solamente tu.
Non lasciarmi mai più.
Sei grande grande grande come te
sei grande solamente tu.
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PERMALINK
domenica 20 gennaio 2008 - ore 13:34
Domenicismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
La domenica è il giorno del Signore e delle signore. Le vedi camminare insieme nella pioggia o sotto il sole. O nella nebbia delle dieci di mattina che solo la Pianura Padana può offrire. Stamattina sembrava pioggia. Umidità 101%. Goccioline di nebbia sui capelli stirati e puliti delle signore. Le signore che si fanno belle il sabato per essere pronte la domenica mattina.
Se oggi il mio fraudolento uomo non deciderà di cambiare i piani come al solito all’ultimo momento, sarà una domenica all’insegna del relax e del cinema. Voglio un bel film da guardare. E poi stasera
galletto per asporto in taverna da me, con una quantità interminabile di patatine. E la salsa. Magari ci mettiamo sopra due anelli di frittura, va’. Perché non saprei scegliere fra galletto e frittura di pesce. Prendere un galletto più una frittura in due significa avanzare sicuramente qualcosa, perché le porzioni
Galloway sono prepotentemente abbondanti, e neanche due bocche buone come me e Maury possono sopravvivere a due porzioni come quelle. Bisognerà scegliere. Mi piace di più il galletto o la frittura? Non lo so, oggi non lo so. Forse la frittura, perché è più unta e perché è fritta. Ma dovrei tenermi un po’ leggera cibandomi di carne bianca. Staremo a vedere.
Ti piace di più andare al mare o mangiare il tiramisù con tanta crema? Ti piace di più leggere un bel libro o ricevere un regalo? Ti piace di più quando la tua squadra vince o quando non trovi coda allo sportello? Ti piace di più essere bravo nel tuo lavoro o cantare a squarciagola?
Mi piace tutto, a modo suo. Non di più, non di meno. A me queste cose piacciono tutte. Perché si da per scontato che si possa paragonare tutto? Fra galletto e frittura posso scegliere, si tratta di due cose fra le quali è necessario scegliere. Come alle elementari. Si può sommare pere e macchine da scrivere? No. Si può moltiplicare alberi per castori? No. Ma come si fa a scegliere fra il profumo del pane appena sfornato e giocare sull’altalena?
Perché soprattutto bisogna trovare una motivazione per ogni cosa? A volte basta la pelle.
E-pi-der-mi-de. Questione di pelle. Mi piace a pelle, non mi piace a pelle.
Rinnovo speranzosa il mio augurio di non dovermi trovare alle 5 a non avere ancora un piano per la domenica, giorno che io odio quanto l’aglio cotto. A me piace organizzarmi. Amo le sorprese ma mi piace organizzarmi. Gli imprevisti non sono sorprese. Gli imprevisti sono imprevisti, le sorprese sono sorprese. Se no le chiamavano
imprevisti. E spero che in questa domenica ci siano sorprese, non imprevisti. Non so se mi spiego.
Le signore tornano a casa coi capelli un po’ sporchi, perché l’umidità sporca oltre che inumidire (che deriva appunto da umidità). E si lamentano perché quando si mettono ai fornelli per cucinare il pranzo domenicale il vapore sale e fa arricciare i capelli, e allora forse era meglio stare all’umidità fuori, che all’umidità dentro. Allora aprono tutto, per far uscire il vapore. Entra freddo, esce caldo. E le signore si lamentano che i pavimenti non si asciugano.
Speriamo arrivi presto la primavera. Dai, mancano solo due mesi. Astronomici, non reali, ma due mesi.
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PERMALINK
venerdì 18 gennaio 2008 - ore 14:38
Bloggismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ci sono due principi imprescindibili che regolano le basi del mio essere e del mio vivere sociale. Il primo è quello di
non creare problemi agli altri e soprattutto non crearne di nuovi a me, alimentando polemiche che possano turbare la mia quiete mentale. L’altro è quello di
rifuggire le responsabilità ove fosse possibile. Da ciò si può facilmente capire come mai io non parli mai di attualità e non tiri mai in ballo sul mio blog persone realmente esistenti, a meno che io non abbia l’assoluta certezza che queste persone non leggano e mai leggeranno il suddetto blog.
Ma ora ho deciso di uscire dal mio limbo protetto perché vorrei dare una pacca sulla spalla
Momo, visto che anch’io, quando penso a Spritz.it, mi rendo conto che provo sentimenti fra il medio e il negativo per un sacco di persone. Tutto sommato, però, sono persone (non personaggi) dei quali non potrei fare a meno. Ho già ampiamente trattato questo argomento ricevendo i più soddisfacenti apprezzamenti e calorosi ringraziamenti, solo che adesso posso integrare con la maturità di una donna cresciuta, nel corpo e nello spirito.
L’assunto fondamentale della mia tesi è questo:
solo perché leggo il tuo blog, non significa che il tuo blog mi piaccia.
Lo leggo perché nel male mi fa stare bene, quindi non perché mi piace, ma proprio perché mi fa schifo.
Ho provato a sintetizzare e a classificare, ma ho perso la pazienza molto presto: non riesco a dedicare al sito il tempo che molti invece hanno da perdere. Ho tentato quindi di giungere a conclusioni semplici, e questo è quanto ho raccolto dai 5 minuti che ho sottratto al mio pomeriggio di vita reale.
Si nota a primo impatto come le percentuali siano molto simili, ma presentano peculiarità decisamente contrastanti. Il 55% dei blog che seguo mi da sempre la sensazione di avere qualcosa da dirmi e li leggo con piacere e attenzione, mentre l’altro 45% dei blog che seguo (vi assicuro che non sto ad aggiornare la mia lista dei blog a lato con l’estro sporadico che mi permette di scoprire i veri talenti) beh, questo 45% rappresenta quella che io considero la mia grande creazione, la mia verità assoluta, la teoria che mi renderà celebre in eterno e per la quale verrò sempre riconosciuta uno dei geni del nostro tempo:
la teoria dello schifo. Il fatto è che uno che si trova quotidianamente un buon numero di visite al blog, e pensa di avere uno stuolo di ammiratori segreti, o al limite che ci sia una segreta setta di curiosoni che si fanno i fattacci suoi, si dimostra a dir poco arrogantello. Invece no, non sono curiosa. Mi diverto a vedere in cosa, quanto e come riesci a peggiorare la tua situazione.
Io capisco che i tuoi amici magari non ti rispondono ai messaggi, e allora piazzi tutti i cazzi tuoi su un blog onestamente troppo curato per quel che vale, ma pensa che c’è gente che sta peggio. Forse non riesci a trovare qualcuno che ti ascolti abbastanza a lungo per tollerare tutti i tuoi monologhi paranoici, è quello? C’è sempre gente che sta peggio. L’amore della tua vita non è al tuo fianco per respirare all’unisono con i tuoi gemiti di passione? Comunque qualcuno sta peggio. Forse non trovi un modo migliore per esprimere a chi e ciò che sta fuori dalla tua stanza quello che stai producendo mentalmente? Pensa che c’è qualcuno che sta peggio.
E che non rompe i coglioni. La tua vita è tua, non hai bisogno di approvazione per ogni dentifricio alla menta che compri. Non è necessario che tu chieda solidarietà ogni volta che perdi una forcina per i capelli. Non ti è stato prescritto dal medico di lamentarti di ogni pellicina che si stacca dalle estremità delle tue dita. Puoi farne a meno, te lo dico io. A volte le persone usano il blog per comunicare al mondo, per trasmettere qualcosa, per essere ricordati; a volte lo usano per deprimersi sempre di più, e sprofondare in un abisso di autocommiserazione. È un peccato vedere tanto spazio in rete occupato per tante simili porcherie.
Ovviamente questa persona non può ammettere di aver capito che si tratta di lei, altrimenti sarebbe costretta ad ammettere di essere arrivata a tale conclusione per ammissione di colpa. Se io dico che c’è qualcuno che mi sta terribilmente sulle scatole perché spara cazzi suoi com’è giusto che sia, ma nel modo più patetico e irritante dell’universo, se tu poi ti arrabbi con me e cerchi di difenderti, automaticamente ti poni nella situazione dell’accusato. Eh. È tutto facilissimo.
E qualsiasi cosa succeda vinco io. E’ logica pura, è quasi booleano.
E se io arrivo a citare la logica booleana, c’è davvero del marcio in Danimarca.
Ma vi prego, non smettete. Voi, bloggers che non sapete che sto parlando di voi. Non smettete. Dopotutto ho vitale bisogno della mia dose quotidiana.
Locandina di uno spettacolo teatrale a NY
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mercoledì 16 gennaio 2008 - ore 21:01
Giornatismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Volete sapere la scenetta di ieri? La racconto perché credo riassuma alla perfezione il mio stato attuale in questo periodo nero. Non dormo da settimane, mangio cose che non permetterebbero a nessun essere umano di dimagrire nonostante i buoni propositi per l’anno nuovo, sto prendendo impegni a tutto spiano e mi riempio giornate già piene, mia madre sta per entrare in menopausa e mi sta esaurendo con discorsi disgraziati e patetici, non ho quasi approfittato dei saldi se non fosse per ricomprare il piumino che mi ero venduta, studio pochissimo perché lavoro tutti i giorni, vedo mio moroso meno di quanto vedo il mio dentista e non riesco a leggere perché la sera cado nel letto priva di sensi. E mi sveglio la mattina seguente più stanca di quando mi ci sono adagiata. Sono esaurita.

Nella foto: Marvin, il robot depresso.Insomma, la scenetta: ve la dovete immaginare, con un po’ di fantasia non è difficile. La Silvia che sale su un
autobus dal quale è scesa pochi minuti prima, il quale sta per ripercorrere a ritroso la tratta che aveva fatto precedentemente, ma in direzione inversa.
Eh sì, perché la nostra eroina, in un lampo di
creatività giornalistica, si era messa a scrivere l’incipit dei prossimi articoli sul blocchetto da scrittrice mentre tornava a casa servendosi dei meravigliosi mezzi pubblici, appoggiando provvisoriamente la cartellina con gli appunti e i fascicoli della conferenza stampa, con i dati numerici degli afflussi ai musei cittadini, con le nuove ordinanze comunali. E dimenticando la suddetta
cartellina sul suddetto autobus. Sprofondando in una buona mezz’ora di crisi parasuicida. Ho sudato tanto che non credevo fosse possibile alle mie ghiandole.
Fortunatamente nessuno si era pensato di portare via la cartellina, o di gettarla via da qualche parte, e quando la nostra eroina (che sono sempre io) si è ripresentata allo stesso autista che tornava verso il centro, dicendo
“ho dimenticato una cosa”, e bloccando la corsa e i suoi passeggeri per quaranta secondi di delirio sudaticcio, si è sentita piccola così, ma proprio piccola.
Grazie Silvia, regali sempre momenti meravigliosi. Soprattutto all’autista, che avrà un aneddoto carino per le prossime cene coi parenti.
Ah, la cartellina conteneva anche la copia del
giornale di ieri, il primo con un articolo lasciato completamente integro dall’integerrimo capo della cara vecchia Silvia: il
primo articolo vero, scritto come si deve, pubblicato e non ritoccato. E stavo per dimenticarlo su un autobus.
Lassù qualcuno ieri mi amava.
Oggi però gli è già passata.
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martedì 15 gennaio 2008 - ore 09:24
Canismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ho deciso che da grande avrò un cane. E voglio questo
qui. Non perché io ami i cani, anzi non mi piacciono né i cani né gli animali in generale. Me ne piacciono davvero pochi, pochissimi. E amo questo qui. Che è il giusto compromesso tra il cane enorme che vorrebbe Maury e il cane piccolo e poco fastidioso che vorrei io. Ed è un cane a suo modo bello, pur essendo sgraziato, goffo e sproporzionato. I cani devono assomigliare ai padroni. Mica posso prendermi un timido yorkshire, o un imponente forte terranova, o un alano slanciato, elegante atletico e veloce. Non c’entrano nulla con me. Questo invece è divertente, cazzone, brutto e fa tanta compagnia.

Io voglio un Basset Hound. Quanto coccolo non è????

PS - Io volevo questo qui, ma me lhanno sconsigliato...
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