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MuzziSan, 38 anni spritzino di palayork CHE FACCIO? Ingegneria Sono single [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO La Biografia del mio portinaio. Un napoletano che in 70 anni non ha lavorato due giorni di seguito. HO VISTO Ho visto tante cose. Molte ne ho dimenticate, altre purtroppo no. STO ASCOLTANDO Musica impegnata : inni sacri yemeniti, canzoni dei cugini di campagna e i discorsi politici di Giovanni Leone ( soprattutto quello nel quale faceva le corna dall`automobile) ABBIGLIAMENTO del GIORNO Quasi nudo. Quasi, per vostra fortuna. ORA VORREI TANTO... Non dovervi chiedere cosa ne pensate di cio` che scrivero`. Purtroppo pero` non ne posso fare a meno e percio` vi chiedo : cosa ne pensate ? STO STUDIANDO... Solfeggio, esercitandomi con lo scheletro di un velociraptor. OGGI IL MIO UMORE E'... Normale, cioe` moderatamente tendente all`idea che sono a mezza strada fra dio e nicola di bari. E non conoscendoli entrambi, non so a chi sparerei addosso per primo. ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata BLOG che SEGUO: di0 vel BOOKMARKS Nessun link inserito: Invita l'utente a segnalare i suoi siti preferiti! UTENTI ONLINE: |
Destinato a volare, non riesco a decollare. lunedì 11 agosto 2008 - ore 23:32 CONFESSIONI DI UNA SPIA 2/A PARTE Anche qui, nel nuovo ufficio, i primi mesi passarono nella noia più generale. Avevo la specializzazione di dattilografo, ed il mio superiore, un ciccione asmatico di una età indefinita, passava tutto il tempo a leggere previsioni del tempo. Ogni tanto nel nostro ufficio si accendeva una lampadina rossa che lampeggiava in modo intermittente, ed il ciccione, con vasto assortimento di grugniti, spostava la sua mole elefantiaca, per andare dal Capo. Chi fosse il Capo, e di cosa fosse a capo, era un mistero che dopo alcune settimane di permanenza non avevo ancora scoperto. In ogni caso credevo, temevo anzi, di essere praticamente su un binario morto della mia carriera di provetta spia. Eppure un giorno accade qualcosa di veramente notevole. Un giorno quella lampadina rossa si accese ed il ciccione non si alzò, semplicemente perché non c’era. Rimasi indeciso a lungo, poi però mi alzai ed andai io nella stanza del capo. Trovai un ometto vestito con abiti sdruciti, che fissava il muro in modo pensoso. Sommariamente mi presentai, spiegai che ero lì in quanto il mio capetto non c’era. Il vecchietto con gli abiti sdruciti, mi squadrò a lungo, e poi mi indicò una piccola scrivania, con sopra una macchina da scrivere. Dovevo svolgere il mio compito, quindi. Attesi qualche minuto, abbastanza imbarazzato guardando il muro. C’era qualcosa nell’aria di quell’ometto che mi metteva soggezione. Ti guardava e tu chissà perché avevi l’impressione di essere nudo. Non parlava, continuava a guardare apaticamente il muro. Eppure in quel gesto si poteva scorgere un senso recondito, un significato da non sottovalutare. Rimanemmo a lungo così tutti e due a guardare un muro dai colori peraltro orrendi, e ascoltando il vento che entrava nell’ufficio dalla finestra perennemente rotta. Poi la porta si aprì e comparve un uomo atletico, e dietro di lui una donna bionda abbastanza alta. L’ometto fece segno solo alla donna di accomodarsi. L’uomo atletico sembrava invece abbastanza a suo agio come se in quell’ufficio ci fosse entrato un sacco di volte. L’ometto squadrò quindi il lampadario, ed anche a questo gesto diede un senso di deliberato oblio per i presenti nella camera. Poi mi guardò e mi fece un segnale chiaro di mettere la carta nel rullo. Si cominciava. Addestrato all’imprevisto, abituato nel mio lavoro a pensare nei modi più contorti e folli, non avevo però la consapevolezza che quello che stava avvenendo alla mia presenza, non era semplicemente qualcosa di eccezionale, ma era addirittura un miracolo. Proprio per l’entità di questo miracolo, all’inizio ostentai incredulità. Poi compresi e mi ci volle poco, per capire che quella donna con il capo chino era la nostra spia di prima classe, che quell’ometto dagli abiti sdruciti che fissava il muro, era il capo del contro spionaggio, e quell’ufficio con la finestra rotta non era altro che la sede centrale dei servizi segreti nemici. La famigerata Organizzazione. Ricorderò a lungo quella scena. Ricorderò a lungo il capo chino e la voce ferma della donna bionda, del nostro agente di prima classe, le domande apparentemente ingenue, insensate eppure efficaci dell’ometto per smascherarla. Sembrava che una ira lucida e paziente lo animasse. Davanti ai dinieghi e a qualche accenno di derisione della donna, l’ometto rimase impassibile. Inquietante nella perfetta conoscenza del proprio compito. Battei sulla macchina con precisione ed ostentando una espressione talmente tonta che agli altri presenti nella stanza non sfuggì il fatto di come non mi rendessi conto della tragedia che si stava consumando in quella stanza. Eppure ricorderò fino a quando vivrò il capo chino della donna, quella consapevolezza nello sguardo di una catastrofe imminente, e dallaltra parte quello sguardo da predatore a sangue freddo, quella rettile determinazione ad arrivare al proprio scopo, dell’ometto. Oso dire che proprio quel giorno cominciò la mia vera carriera di spia. L’aria da tonto che avevo assunto durate l’interrogatorio mi giovò. L’ometto senza che vi fosse alcun ordine scritto, o alcuna decisione visibile, cominciò a chiedere sempre più spesso il mio aiuto. La lampadina rossa lampeggiava, io entravo nella sua stanza e lo trovavo oramai nella canonica posizione rivolta verso il muro. Mi accomodavo al piccolo tavolino davanti a lui, e quasi dovessi insieme al mio capo officiare ad un rito silenzioso, guardavo anch’io il muro. Questa pantomima, apparentemente senza significato, durava per circa una mezz’ora. Poi il Capo cominciava a dettarmi delle circolari, o delle informazioni riservate che inviava agli indirizzi più disparati. Una cosa che notai di lui, e questo lo fece diventare ancora più inquietante nelle mie visioni, era quella che non sembrava avere alcun bisogno di prendere nota di nulla. Nessun appunto, solo uno sguardo spento verso il muro, interrotto da una serie di frasi dettate con terminologia burocraticamente ineccepibile, e con connessioni molto chiare. Una grande ammirazione, mi prese per quell’uomo, anche se sapevo che lui, proprio lui, era il nemico più temibile del mio paese. La nostra agente di prima classe era scomparsa, e nelle settimane seguenti all’oramai famoso interrogatorio non ebbi più alcuna notizia di lei. Da parte invece del nostro contro spionaggio ci giunsero notizie certe che una spia della Organizzazione si fosse oramai infiltrata nel nostro sistema di spionaggio estero. Dovevo scoprire di chi si trattava. Perché poi, i miei capi che mi avevano apertamente snobbato, incaricavano me, la loro spia più giovane ed inesperta, a svolgere un compito così improbo, non riuscivo veramente a capirlo. Ero in un posto strategicamente importante, sicuro, ma avevo ancora pochissima esperienza, ed una infatuazione molto poco professionale per un uomo che fissava il muro. Un giorno la lampadina lampeggiò per breve tempo, mentre io ero impegnato in una faccenduola di poco conto che peraltro mi fece perdere l’attimo buono. Mi alzai indeciso, rimasi davanti alla porta del Capo. Sentii delle voci, parlavano con tono basso. Il Capo faceva delle domande abbastanza precise l’altro rispondeva con risposte brevi, sibilline. La sua era una voce chiara stentorea, quella del mio capo invece suonava quasi imbarazzata. La voce stentorea l’ascoltai con attenzione, poiché parlava di cose che mi riguardavano. Per quanto parlassero in codice, tutto sembrava riguardare i luoghi di riunione del nostro contro spionaggio nell’oramai famoso ufficio di import-export. Quella voce stentorea mi rimase impressa, la risentii due settimane dopo durante una riunione del nostro controspionaggio. Apparteneva ad uno dei nostri agenti migliori. Qualche giorno dopo quella riunione, quell’uomo fu convocato in patria per informazioni riservate con codice rosso. Dopo di allora non l’ho più rivisto. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK venerdì 8 agosto 2008 - ore 21:29 CONFESSIONI DI UNA SPIA 1/A PARTE Lo ammetto, sono un traditore. Anzi, volendo usare dei codici morali di maggiore spessore, temo di essere un lurido traditore. Anzi, rettifico ancora, sono soltanto una spia. Una spia dannatamente abile, per dirla tutta. Una spia così brava, da rimanere essa stessa basita davanti all’incapacità altrui nel riuscire a smascherarmi. Arrivai trent’anni fa in questo paese. Avevo terminato gli studi universitari, e per sfida ero entrato nei servizi segreti. Non avevo nessuna tradizione né esperienza. Non vi era nulla in me, neanche dopo il corso frettoloso, che potesse in qualche modo riuscire a far prevedere quello che sarebbe accaduto in seguito. Eppure come prima missione mi inviarono proprio in questo paese. Il paese che ci è ostile da quarant’anni. Il paese con il quale scorre una sottile tensione da quasi mezzo secolo. Come prima missione ovviamente non vi era nulla di trascendentale da compiere. Avevo infatti il compito ufficiale di dattilografo nella solita ditta import-export di copertura, ed il compito invece ufficioso di spiare un determinato ministero che si trovava in una delle piazze più importanti della capitale. Durante le prime settimane non feci altro che segnare su un taccuino sgualcito, tutte le volte che un paio di alti funzionari uscivano dal ministero. I loro spostamenti erano metodici, ed il mio lavoro quindi oltremodo noioso. Eppure dopo qualche settimana una nota operativa mi informò che dovevo svolgere per qualche giorno un ruolo di copertura, per quella che era stata per tanto tempo la nostra migliore spia. Una spia di prima classe, una quinta colonna che era costata al nemico svariati segreti. Dovevo entrare in un ufficio e fare qualche strano movimento, così da allentare la tensione, che oramai accerchiava il nostro primo agente. La missione nella mia incoscienza di ragazzo alle prime esperienze mi appariva persino divertente, eppure solo dopo qualche settimana mi accorsi che di fatto desideravano che facessi di fatto da caprio espiatorio. Non potevo rifiutarmi, e comunque anche se lo avessi fatto, i miei stessi compagni mi avrebbero denunciato, bruciandomi. Del resto il destino delle spie trent’anni fa era abbastanza infame. In tutti i manuali spionistici è considerata una utile strategia, quella di non denunciare subito la spia smascherata, ma di indurlo in qualche maniera a rivelare quanto scoperto. E’ un gioco rischioso, dove aldilà della rabbia per il fatto che la spia è diventata di fatto un uomo di potere in una struttura ostile, bisogna anche sapere quello che è stato rivelato al nemico. Eppure trent’anni questo non succedeva. Tutte queste attenzioni non c’erano. Inoltre le organizzazioni difensive dei due paesi, proprio per non incappare in gravi sciagure di questo genere, prevedevano che i sistemi di decrittazione, e i codici di priorità (che in verità erano le vere informazioni che interessano al nemico) venissero cambiate con una velocità ed una facilità impressionante. Per questo quando i meno bravi o fortunati venivano scoperti, la loro sorte era segnata. Sommariamente ci si informava su quale dovesse essere il loro livello di conoscenza, e poi si procedeva ad una incarcerazione, seguita poi in modo abbastanza coerente con una sparizione. Questo il contesto. Nella missione assegnatami, dunque, per quanto da parte mia fossero stati fatti degli atti di depistaggio, con un vario assortimento di errori ( inviai una lettera riservata di un ministero ad un giornale, facendo scoppiare uno scandalo su una fornitura militare di un nostro protetto, e condannandolo di fatto ad essere scoperto dal controspionaggio). Nonostante tutto ciò l’unico risultato che ebbi fu quello di conoscere una persona che in modo del tutto imprevisto mi fece entrare in un ufficio governativo. Ignoravo che in questo cambiamento, salutato dalla più profonda indifferenza dai miei superiori nel mio paese, si celasse un cambiamento così repentino del mio destino. Ignoravo l’importanza di quell’ufficio, che si trovava in un palazzo scalcagnato della prima periferia, e che aveva i ventilatori guasti, ed un vetro perennemente rotto ad una finestra. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK mercoledì 6 agosto 2008 - ore 21:57 QUESTA NON E UNA OSSESSIONE 7/A ED ULTIMA PARTE Un uomo per strada. L’uomo ha immediatamente abbandonato il proprio posto vicino alla finestra. Oramai la sua presenza urge in un altro luogo. Dopo qualche attimo è in strada. Attraversa, un’auto strombazza. Non importa. Solo quando la sua figura si staglia sul vetro del portone del palazzo della donna, l’uomo si ricorda di essere ancora in pigiama. Ma non importa. Una vecchia è appena uscita dal portone. Meglio così, l’uomo ha così l’opportunità di evitare di suonare al citofono ( anche perché non sa come si chiami la donna e quindi non saprebbe a chi suonare). Ricorda visivamente dove si trova l’appartamento della donna. Calcola che si trova al terzo piano. Vi è oramai un istinto che lo guida. Come un vecchio animale domestico che dopo una lunga marcia è vicino a casa. Scopre che il condominio della donna ha al proprio interno delle piante, ed una pavimentazione che lo fanno essere sicuramente più bello rispetto a quello nel quale lui abita. Ben presto l’uomo riesce ad orientarsi anche nel dedalo dei corridoi. Ha un attimo di crisi, ma guardando fuor in strada e prendendo il suo palazzo come punto di riferimento, ha ben presto l’opportunità di fissare attentamente le coordinate. Riesce ad arrivare finalmente al terzo piano. Vi sono tre porte. Guarda ancora fuori per strada, poi ricordando la prospettiva non ha difficoltà ad identificare quella giusta. Eccola lì. Legge sulla porta: Grassi. Gli viene da ridere, una donna così secca, inospitale, spigolosa far di cognome Grassi. Dopo un attimo riacquista serietà. Deve spiegare tutto, la donna deve comprendere quello che sta succedendo. Dovrebbe anche convincerla del fatto che questa non è certo la cosa giusta. Suona. Dei passi leggeri si appressano alla porta, e questa dopo un attimo si apre. Un uomo e le sue spiegazioni. L’impatto non è dei migliori. La donna ha aperto, quasi spalancato la porta, con uno sguardo felice, ospitale. Poi però ha cambiato subito registro. Davanti a sé non c’è un uomo alto con gli occhiali, con il quale lei aveva fatto l’amore tante volte nelle ultime settimane, ma un uomo in pigiama, sporco con la barba lunga. Cerca di richiudere la porta, l’uomo con un riflesso condizionato, mette un piede in mezzo alla porta, poi con il braccio riesce a mantenere la porta aperta. Poi dopo un attimo con uno sforzo ulteriore riesce ad entrare dentro. E’ in casa, in quella che oramai dopo tanti mesi è la sua casa. Osserva attentamente l’arredamento, soprattutto quelle zone cieche, quelle zone che erano in qualche modo non visibili dalla sua finestra. E’ una casa arredata con goffo gusto borghese, la donna è sicuramente un essere mediocre. Non c’è un computer, non c’è uno scaffale con i libri. Nulla di nulla. Il verdetto è inappellabile: la donna è un essere mediocre. Si ridesta dopo un attimo, la donna ha afferrato con intenzioni particolarmente minacciose il telefono, forse vuole telefonare alla polizia. L’uomo ha un guizzo felino ( chissà un effetto della trippa per gatti) e gli toglie il ricevitore dalle mani. Osserva quindi la donna, i suoi lineamenti che sono sempre marcati, sgradevoli. La donna è vicina alle lacrime. A questo punto l’uomo è afferrato anch’egli dalla tristezza, si rende conto che tutto sommato non è una situazione piacevole quella di vedersi piombare in casa un uomo in pigiama al mattino. Occorre spiegare. L’uomo comincia a parlare ridacchiando nervosamente. Farfuglia, chissà se solo fosse in grado di ricordare quello che stava dicendo, si renderebbe conto che le sue frasi sono smozzicate, sconclusionate. Ma oramai è una locomotiva. Parla a ruota libera. Indica la sua finestra, parla anche di un binocolo. Ma non è questo. Parla di un giorno che l’ha vista camminare per strada, con i pacchi della spesa. Ma non è neanche questo, in fondo. Gli dice che l’ha vista avvinghiata con un paio di tipi poco raccomandabili, ma forse in fondo, non si tratta neanche di questo. Parla del fatto che lui in fondo l’ha osservata a lungo per tanto tempo, e che può ben dire di conoscerla: ma in fondo, non si tratta neanche di questo. L’uomo tace, vinto dalla propria inadeguatezza. Come spiegare tutto quello che ha provato quando ha visto il cartello sul portone del condominio? Comincia a singhiozzare, lentamente quasi fosse un lamento involontario. Un lamento che viene dal profondo. Poi però attraverso le lacrime vede la donna che ha la mano sulla bocca disperata. Lo sta guardando in modo folle, come se avesse davanti una bestia immonda. Ora l’uomo, in questo momento, in modo quasi epifanico, ha la sensazione piena, autentica della asimmetricità del loro rapporto. In fondo lui per la donna è uno sconosciuto, uno qualsiasi da incontrare per strada. Lui conosceva tutto della donna, ma questa non conosceva nulla di lui. Comprende finalmente anche quello che sta provando. E prova anche a spiegarlo alla donna. Sto invecchiando, comincia, era così anche da bambino, continua, vedevo osservavo catalogavo tutto, ma senza malizia. Era un fiume sconnesso, sotterraneo, ma che non mi ha mai lasciato requie. Ancora lacrime. La donna lo guarda. Adesso anche lei piange sul serio. Era così anche da bambino, poi un giorno, ho visto te. Capisci, gli sussurra. Sto invecchiando credevo, cioè, che riuscissimo ad invecchiare insieme. Ed invece adesso. Tace, vorrebbe spiegare come il desiderio può annullare un uomo. Come una ossessione possa renderlo folle. Come un desiderio inappagato per tutta la vita, quando si riesce a realizzare non può essere abbandonato così. Non adesso, non più. L’uomo ha spiegato. Adesso, si asciuga la lacrime. La donna si copre il seno con un atteggiamento difensivo, ha capito che la sua vita per un estraneo per mesi è stato un libro aperto. Adesso si copre ma è troppo tardi. Piange a dirotto, agita i suoi pugnetti nell’aria quasi voglia colpire l’uomo che però è ancora molto distante. Poi un urlo, folle sconclusionato, imbarazzante esce dalla sua bocca. Un urlo che potrebbe fare impazzire. Un urlo disperato. L’uomo gli si precipita addosso, gli stringe la propria mano sulla bocca. Sto invecchiando, dice ancora follemente, non si potrebbe aiutare una persona che invecchia? Bisognerebbe trovare compromessi nella vita, sibila stolidamente con un sorriso folle. E poi, e poi non ti amo mica, dice a mo’ di sfida. Non mi piaci neanche, però sto invecchiando ed il tempo passa, ed i miei desideri rimangono così inappagati. Il tempo passa, sussurra ancora, stringendo la propria mano sulla bocca della donna. Questa si agita sempre più. Si dibatte, l’uomo non vorrebbe fargli del male. Quella donna è stata parte della sua vita, anzi la sua vita per tanto tempo. Non vorrebbe fargli del male. Ma la donna continua ad agitarsi. Fino a quando l’uomo le ordina di tacere, e poi comincia a sbattere la testa di lei contro la porta. E sta zitta, pensa. E sta calma. E sta zitta, e sta calma, e sta zitta, e sta calma e sta zitta e sta calma. La donna non si muove più. Le sue braccia magre sono abbandonate lungo i fianchi secchi. L’uomo sente di aver sbagliato, se solo lei non avesse urlato. Però ha urlato, in fondo lui ero qui solo per spiegare, si dice a voce alta. Un uomo ed un divano. Il corpo della donna e’ disteso per terra. La pozza di sangue si allarga velocemente. Le dita dell’uomo ancora insanguinate, seguono puntigliosamente i ghirigori del cuscino. Un cuscino ed un divano, come tutto quanto l’arredamento del resto, di fattura mediocre di gusto buffo, sottilmente naif. Le sue dita seguono un disegno elaborato, molto complesso. La sua mente è finalmente vuota. Inaspettatamente pensa che forse potrebbe arrivare l’uomo alto con gli occhiali, ma a lui non vale la pena spiegare nulla. Non capirebbe. Del resto se non ha capito lei, non può capire nessun altro. L’uomo sperava in una sorte migliore in una donna più elastica, intelligente. Invece la donna si è rivelata quello che lui ha sempre sospettato: sgraziata ed inadeguata per un compito del genere. L’uomo si sente svuotato ed insieme sollevato. La sua vita oramai riprenderà il tran-tran solito. Nessuna luce più si accenderà. Ci aveva messo quasi una vita intera per rendersi conto della propria natura. Del suo secondo istinto per la pignoleria, l’osservazione, la catalogazione dei gesti. E tutto invece è adesso sfumato così velocemente. Non c’è più nulla da attendersi dalla vita. Aveva scoperto in modo così casuale la felicità che oramai non vi è più nessuna possibilità di incontrarla daccapo. Nulla purtroppo può più essere fatto. La vita finisce, tutto finisce. E poi da domani bisognerà trovare un lavoro, e magari ripulire la casa. L’uomo si alza. Si reca con passo spedito in cucina. Adesso che ci pensa, stamattina non ha ancora fatto colazione. Desidera un caffè. Nessun problema, si dice, tanto il lui posto del caffè nella dispensa lo conosce. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK domenica 3 agosto 2008 - ore 11:47 QUESTA NON E UNA OSSESSIONE 6/A PARTE Un uomo e la sparizione del suo gatto. Il facile pronostico è stato rispettato. L’uomo con gli occhiali non è andato via al mattino dopo. La donna infatti si è aggirata per tutta la mattina per casa, indossando una brutta camicia da notte. I suoi movimenti avevano un che di maggiormente armonico rispetto al solito. Si aggirava per le stanze quasi danzando. Ogni tanto si affacciava verso la porta della camera da letto e, chissà, sorrideva o pigolava. Alle undici del mattino l’uomo con gli occhiali si è alzato. Ha cominciato a ciondolare pigramente per casa. Poi i due si sono daccapo avvinghiati. Sono caduti sul divano, e poi strisciando in un vortice di passione si sono acquattati in un angolo cieco della casa. L’uomo ha facilmente immaginato cosa stava succedendo nel frattempo. Le moine sono andate avanti per ore. L’uomo quando li ha visti mangiare in cucina un pasto frugale, si è ricordato improvvisamente, di avere anche lui fame, e come al solito in questi ultimi mesi questo pensiero e’ stato immediatamente collegato con l’immagine del suo gatto. Lo ha chiamato con il solito pussi pussi ( poiché l’uomo non si era mai preso al briga di dargli un nome, apparendogli una forma di incomprensibile presunzione questa degli uomini di attribuire nome ad altri animali). Nonostante il pussi pussi il gatto non si è fatto avanti. Non ha dato segni di vita. L’uomo in quel momento ha fatto qualcosa che non avrebbe mai fatto in altri momenti: si è alzato abbandonando momentaneamente il binocolo ed il taccuino ed ha cominciato ad aggirarsi per tutta la casa. Ha guardato dappertutto eppure non è riuscito a trovarlo da nessuna parte. Dapprima c’è stata la rabbia perché quello del gatto sembrava uno scherzo di pessimo gusto. L’uomo quasi con sfida ha aperto una scatola di cibo per gatti e da solo ha cominciato a mangiare. Attento ad ogni piccolo rumore ha inghiottito con molta fretta i bocconi freddi di pesce per gatti. Ma il suo compagno non si è fatto mai vedere. Ha atteso ancora con calma, ma senza risultati. Dopo una mezz’ora ha ricominciato ad osservare la vita della sua dirimpettaia, ma i due erano spariti, o stavano facendo l’amore in qualche angolo nascosto della casa, oppure avevano deciso di uscire. L’uomo ha osservato a lungo la casa vuota. Quegli oggetti così noti, senza però la persona che li spolverava, li usava, sembravano qualcosa di diverso, di misteriosamente lontano rispetto a quella che era stata la loro esistenza fino a quel momento. C’era però il pensiero del gatto che continuava a preoccuparlo. Non era mai stato via per tanto tempo. Attese ancora guardando la casa di fronte, poi, quasi vittima di un presentimento folle ebbe un momento di sconforto. Nulla sarà come prima, si disse prima di scoppiare in lacrime. Un uomo e la sua invidia Il gatto non è più tornato. Oramai è svanito nel nulla. L’uomo teme che sia stato ucciso, ma questo pensiero per quanto triste, è migliore di quello invece sgradevole che da un po’ di tempo lo angustia è cioè che il suo gatto sia fuggito annoiato dalla sua pochezza. Gli animali per definizione non si annoiano, quindi è del tutto illogico credere una cosa del genere. Fatto sta però che il gatto non è più a casa sua. A questa idea, fa invece da contraltare il fatto che l’osservazione della donna diventa sempre più problematica. E’ sorprendente infatti la sua potenza sessuale. I suoi fianchi inospitali, i suoi seni piccoli, secchi, sembrano eternamente bramosi del contatto della carne dell’uomo con gli occhiali. Anche questi però non mostra accenni di affaticamento. Sembra prestarsi sempre di buon grado alle avanches della donna. Il problema è però quello che i due sembrano voler espletare queste loro necessità fisiche nelle uniche parti non visibili della casa. Si può ben dire che passino tre quarti della giornata stesi sul pavimento, in qualche angolo nascosto della casa. L’uomo è triste, la situazione rispetto a qualche settimana prima si è invertita. Allora era lui che viveva con un gatto mentre la donna si macerava nella sua solitudine, adesso invece la donna sembra essere felice e soddisfatta mentre l’uomo comincia a sentire una sottile invidia per la sua dirimpettaia. La cosa che però più di tutte lo fa arrabbiare è quella che mentre quando era la donna a soffrire, lui sentiva un sentimento di coinvolgimento, di con-dolenza, ora invece la donna, e questo lui lo sa, ignora completamente le sue sofferenze, paga egoisticamente, della sua felicità appena trovata. Accecato dall’invidia l’uomo comincia ad odiare la donna. Un uomo ed un cartello. Eppure nonostante questo la vita continua a scorrere in modo tutto sommato tranquillo. Il gatto è scomparso definitivamente senza lasciare alcuna traccia. L’uomo con il tempo si è convinto che il gatto sia stato rapito e quindi ucciso dopo incredibili sevizie. Rabbrividisce a questo pensiero, ma dopo un attimo vi è una sensazione di refrigerio. Il gatto, e di questo si è oramai convinto, non è scappato da lui. La donna e l’uomo con gli occhiali hanno nel frattempo dato alla loro passione un andamento meno focoso. Capita di vederli anche parlare ogni tanto, a volte anche abbastanza a lungo. La donna scuote i lunghi capelli pensosamente mentre l’uomo dopo qualche minuto di discussione animata, abbandona il campo di battaglia per fuggire in un’altra stanza. Allora la donna rimane a lungo immobile. Spiandola sembra quasi di ascoltare il cigolio del suo cervello. E’ un momento cruciale del loro rapporto, questo l’uomo lo sa, sono ad un bivio, questo è chiaro, anche se l’uomo ovviamente ignora quale. Con il tempo tra loro tre si è creata una certa sinergia. Quando i due litigano, anche l’uomo da dietro al binocolo vive degli attimi di autentica amarezza. Quando invece da piccoli gesti si nota che i due pigolano come due uccellini, l’uomo riesce a dimenticare per qualche attimo anche la sua vita. Eppure l’uomo non è tanto sicuro di avere ancora una vita. Esce di casa pochissime volte, quando lo fa è di sera tardi, per andare ad acquistare cibo per gatti, poiché oramai non è più capace di mangiare altro ( ha provato cibo per cani, ma di notte ha avuto un violento attacco di diarrea, e quindi non ha più riprovato l’esperimento). La casa è oramai un guazzabuglio inestricabile di ragnatele impolverate: qualche giorno fa l’uomo, quando ha visto i due della casa di fronte uscire per andare forse a fare shopping, ha avuto per qualche attimo il pensiero di fare pulizia, ma l’immensità dell’impresa ben presto lo ha distolto dal compito. Si è limitato a bivaccare pigramente sulla poltrona per qualche ora attendendo che gli altri due tornassero. Per fortuna che l’uomo quando pensa a sé , lo fa in termini tutto sommato positivi. Ha perso il lavoro ( ma a lui non interessava), ha perso il suo gatto ( e di questo è molto dispiaciuto), ed ha un hobby, quasi un’abitudine, ( poiché non si tratta assolutamente di una ossessione) che gli permette di non annoiarsi. Ci sono persone che vivono molto peggio. Una mattina l’uomo si alza pigramente, cerca di lavarsi ma l’asciugamano è pressoché inservibile, quanto al sapone è finito da un pezzo. Mangia un paio di bocconi di merluzzo per gatti, e poi si appressa alla finestra. La donna è affaccendata in casa. Ronza attorno al divano con le idee piuttosto confuse. L’uomo lo sa. La conosce oramai, vi è qualcosa che non va. Poi compare l’uomo alto con gli occhiali. I due si baciano velocemente, il loro amore è già abitudine. L’uomo con gli occhiali è già vestito ed ha in mano un pacco, esce velocemente dal salotto. La donna gli corre dietro, poi ritorna verso il divano, prende un pacco da terra, da un angolo cieco, e lo porta fuori dal salotto. L’uomo osservando dal binocolo comincia ad avere un triste presentimento. Il suo binocolo con grande esperienza comincia ad aggirarsi per tutta la casa. Sembra tutto uguale eppure al suo occhio esperto appare subito chiaro come non sia tutto come prima. Osserva attentamente ed un attimo dopo il dubbio è certezza: la casa si sta svuotando. Vi è solo un motivo perché questo possa accadere. Vittima oramai di un oscuro empito autolesionista il suo binocolo si aggira impietoso su tutt la facciata del palazzo in attesa del verdetto finale. Sul portone eccolo, il cartello rosso. Intensificando l’immagine è facile leggere cosa c’è scritto: VENDESI. L’uomo sa già quale è l’appartamento che si sta vendendo. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK venerdì 1 agosto 2008 - ore 10:47 QUESTA NON E UNA OSSESSIONE 5/A PARTE Un uomo ed i suoi tormenti morali. Dopo la inattesa esperienza con il collega calvo, l’uomo ha smesso di cercare la compagnia giusta per la sua dirimpettaia. Del resto l’idea lentamente gli è apparsa sempre più balorda. Pretendere di essere il tramite fra due persone che non si conoscevano, facendosi garante peraltro di una donna che aveva sempre osservato da dietro una finestra.... Ma quali garanzie poteva dare ad un suo conoscente circa le buone qualità della donna? Non l’aveva mai sentita parlare, persino. Chissà quali discorsi scombinati poteva essere capace di fare una tipa del genere. E poi a lui bastava osservare. Almeno fino a quando durava. Poi ci sarebbe stato un altro passatempo (poiché era chiaro che non si trattava di una ossessione). Eppure proprio dopo qualche settimana dopo la storia del calvo, quando la donna attraverso gli appunti sul taccuino e le osservazioni del binocolo sembrava finalmente aver accettato la propria solitudine, eccola esibirsi in un ennesimo colpo di coda. La donna infatti cominciò ad ospitare, in modo anche piuttosto disinvolto, sempre più uomini a casa sua. La si vedeva uscire di casa soprattutto di sera, con abiti abbastanza inquietanti, e poi tornare seguita da uomini molto spesso mogi e rassegnati. Anche questa volta le luci della stanze si accendevano alternativamente e alla fine della serata il buio più fitto regnava nella casa. Al mattino dopo l’ospite abbandonava la casa, lasciando la donna più triste della serata precedente L’uomo da dietro al suo binocolo cominciò ad avvertire un certo disagio. Aveva spiato la vita di un’altra persona, ma non poteva dire di aver visto o conosciuto chissà quale dettagli intimi della vita di questa. Eppure adesso gli sembrava chiaro di assistere quasi ad un processo di dissoluzione morale. La donna oramai sembrava come quelle cagne brutte e secche che pur di riuscire a trovare qualcuno con il quale passare una notte sono capaci di far di tutto. La donna all’inizio non era così. Aveva quella sua maniera di fare irritante, quella andatura spezzata, ma non si può certo dire che si comportasse male. Poteva tanto la solitudine? L’uomo pensò alle conseguenze devastanti della solitudine, conseguenze che per fortuna per quantoloriguardava erano completamente inesistenti. Accarezzò il suo gatto, preda di un raro momento di autocompiacimento, prima di fare mente locale sul fatto che anche oggi, come del resto da tre giorni, non era andato a lavoro. Un uomo e la sua casa polverosa. La polvere oramai si ammassa sugli oggetti. L’uomo non esce quasi più di casa. I suoi pasti sono scanditi da quelli del gatto. L’uomo infatti si può ben dire che mangi oramai solo trippa oppure cibo per gatti del quale ha fatto scorta in quantità industriale l’ultima volta che è uscito. L’uomo oramai passa quasi tutta la sua vita alla finestra. Il suo binocolo è anch’esso impolverato, ma al contrario le lenti sono sempre pulitissime. L’uomo infatti le pulisce quattro cinque volte al giorno. Il gatto ogni tanto facendo ronf-ronf gli sale sulle ginocchia, ma poco dopo seccato dalla sua indifferenza va via, in cerca di altri svaghi. Le confezioni aperte e finite di cibo per gatti si accumulano nella stanza, mentre il cucchiaio è oramai sporchissimo. Ma non vale la pena pulirlo, non c’è tempo. La donna dal canto suo continua la sera a portare uomini nella sua casa. Il livello degli uomini sembra però che si stia abbassando pericolosamente. Alcuni sembrano infatti avanzi di galera, un paio invece hanno l’andatura imbarazzata e traballante degli alcolizzati ( addirittura le ultime volte la donna non si è presa la briga neanche di far visitare la sua casa a questi, le luci infatti non si sono alternativamente accese e spente). L’uomo capisce che dovrebbe fare qualcosa per riuscire a salvare la donna dalla perdizione e dalla dissoluzione morale, poiché lui sì che sa come affrontare la solitudine. Potrebbe aiutarla. Ma al momento di fare qualcosa subito la sua determinazione lo abbandona. L’uomo ha oramai compreso che il suo ruolo sembra esser esclusivamente quello dell’osservatore. Può solo osservare, impotente, quello che la donna sta facendo. Vorrebbe aiutarla, ma non sa come fare. Ripensa con rabbia al suo ex collega calvo. Ricorda di non aver mai avuto, tranne i colleghi di lavoro, altri amici. Ripensa al fatto che pur di togliere la donna da quella vita potrebbe tranquillamente farsi avanti lui, ma poi ricorda il fatto che non ha mai vissuto con altre persone, che la convivenza è faticosa. E poi lui ha già il suo gatto. L’uomo si trova in un vicolo cieco mentre la donna si sta autodistruggendo. Bisogna che accada qualcosa perché le sorti della vita della donna si risollevino. Dal lavoro, nel frattempo, hanno provato a telefonare qualche volta, ma il telefono ha squillato invano. Un uomo ed una giornata particolarmente bella. L’uomo ha continuato per giorni a macerarsi in questo dubbio dilaniante: riuscire ad aiutare la donna ma senza essere coinvolto personalmente. La donna è oramai parte della sua vita, questo è chiaro. Certo potrebbe abbandonarla da un momento all’altro, potrebbe tranquillamente passare ad un altro hobby, ma al momento questo va più che bene, non vale la pena cambiare. Un giorno però accade qualcosa di veramente importante. La donna esce con i suoi abiti folli da casa, e quindi rientra seguita da un uomo alto, non bellissimo, con grandi occhiali. Le luci anche questa volta, come le prime volte si spengono e si accendono alternativamente. Buon segno, si dice l’uomo da dietro al suo binocolo. Potrebbe essere che a questo uomo la donna tenga particolarmente. La donna fa visitare la stanza, poi accade qualcosa di assolutamente strano. La donna comincia a fare delle mosse sconclusionate, vorrebbe convincere l’uomo alto con gli occhiali a fare qualche passo di danza, ma i movimenti dell’uomo sono legati, rigidi. Sembra una lunghissima pertica agitata goffamente da folate di vento. La scena che l’uomo osserva da dietro al proprio binocolo è assolutamente pietosa. La donna dopo aver concluso un altro passo di danza ( eseguito peraltro anche da lei in modo molto approssimativo) precipita sul divano con la testa fra le mani. La sua schiena è scossa da sussulti impercettibili. Sta piangendo, questo è chiaro. L’uomo sente una fitta di dolore. La donna è precipitata nel baratro della dissoluzione morale, ed ora si sta pericolosamente avvicinando alla follia. Ma a questo punto accade una cosa sorprendente, inimmaginabile. L’unica cosa che in un momento come questo avrebbe potuto azzerare la tensione. L’uomo con gli occhiali si piega su di lei, gli accarezza le spalle magre, abbozza addirittura dei piccoli massaggi sui fianchi inospitali della donna. Questa, dopo un attimo di tentennamento, si slancia tra le braccia del suo salvatore. I due si avvinghiano. Ma non c’è solo passione erotica, c’è una forma oscura misteriosa e bellissima di comunicazione. L’uomo toglie gli occhi dal binocolo, si massaggia gli occhi, e solo allora si accorge che sta piangendo. Questo qui, pensa, domani mattina non andrà via come tutti gli altri. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK mercoledì 30 luglio 2008 - ore 10:39 QUESTA NON E UNA OSSESSIONE 4/A PARTE Un uomo ed un gatto L’uomo dopo quella memorabile serata ha continuato costantemente a tenere sotto controllo la vita della sua dirimpettaia. L’ha vista parlare per molto tempo al telefono, l’ha vista scuotere la testa pensosamente al ricevitore, e dopo aver riattaccato, sprimacciare senza alcun motivo apparente i cuscini del divano. Ha capito, da quel gesto che l’uomo calvo non tornerà più in quella casa. La sensazione prevalente dell’uomo davanti a questa nuova situazione è stata di grande tristezza. Conosce le regole misteriose, non scritte ma implacabili, della vita, e sa che una donna dal corpo piatto e poco attraente non ha molte possibilità di riuscire a trascorrere il resto della propria vita insieme ad un uomo. Un’occasione perduta diventa fondamentale. L’uomo quindi la sera è tornato ad osservare la tivvù che la donna dopo le solite due ore di zapping lascia sintonizzato su un programma di poco interesse. Sicuramente si addormenta sul divano, o forse pensa al suo amore infelice. Dopo qualche settimana di routine accade ancora un altro fatto importante nella vita del nostro uomo. Infatti mentre una sera torna dall’ufficio, trova nel suo sottoscala un gatto di grandezza normale, malconcio ed affamato. Decide di portarlo a casa. Gli dà da mangiare, poi ricomincia ad osservare la sua dirimpettaia che guarda la televisione, oppure che fa qualche telefonata. Quando telefona adesso appare più imbarazzata che arrabbiata. Forse telefona a casa dell’uomo calvo, o forse a casa di qualche sua amica. In ogni caso non appare felice. L’uomo dopo qualche giorno di routine paragona la sua situazione a quella della sua dirimpettaia, e trova che la donna viva in un vero e proprio inferno. Lui lavora tranquillamente ( per quello che gli consentono le sue modeste ambizioni), adesso ha anche un gatto che gli tiene compagnia, ed ha un hobby che gli permette di passare le serate (non si tratta certo di una ossessione, di questo l’uomo ne è certo). La donna invece vive desiderando la compagnia di un’altra persona che non riesce a trovare, camminando per strada con la sua andatura spezzata. A volte la vede parlare da sola, una volta l’ha vista passare l’intera serata a spostare il divano in quattro posizioni diverse, e quindi lasciarlo, alla fine, in quella iniziale. Quella sera l’uomo ha provato una immensa pietà per quella donna. Lui infatti, la guardava da un binocolo, seduto comodamente su una poltrona, tenendo sulle gambe un gatto che ronfava di piacere. Un uomo ed i suoi dubbi. Da quello che si riesce a comprendere dal suo volto, l’uomo è sicuro che la donna sta soffrendo. I suoi lineamenti, mai eccessivamente belli, sono ora molto più marcati. La donna usa poco trucco, questo appare evidente, ora però i suoi occhi qualche volta che incrociano il binocolo appaiono cerchiati, quasi sofferenti. L’uomo a questo punto comincia a sentire quasi un senso di corresponsabilità nella vita della donna. Lui sa qual è il cruccio di questa. Ha già compreso il suo desiderio di voler vivere accanto ad un’altra persona. Lui del resto è solo, potrebbe provare a vivere con un’altra persona. Le loro due solitudini, potrebbero essere un motivo perché si uniscano. Eppure dopo un attimo questa idea viene scartata. L’uomo conosce la sua incapacità a vivere in simbiosi con un’altra persona. Le donne per lui sono state sempre un problema proprio perché non ha mai compreso appieno la loro utilità ( a parte quella biologica). E poi, particolare non trascurabile, l’uomo non sente la benché minima attrazione per la donna. L’ha vista un giorno uscire dalla doccia. Ha visto il ventre piatto, i suoi seni piccoli, angusti. I capezzoli come due punte aguzze. Un corpo inospitale, insomma. La sensazione che la donna gli ha comunicato quel giorno è stata quella di una persona piena di spigoli, di insidie nascoste. Eppure l’uomo sente grande pietà nei confronti della donna. Dovrebbe poter vivere anche lei in compagnia ( come lui fa del resto con il suo gatto), dovrebbe poter avere anch’ella una esistenza normale come tante altre donne. Una idea quasi folle gli viene in mente: ne avrebbe parlato ad un suo collega di lavoro. Calvo anche lui ( chissà forse la donna sente una attrazione per i calvi), basso, ma di buon cuore. Solo ovviamente, come tutte le persone che non sono abbastanza cattive nella vita per potersi fare strada. L’idea lo intriga: il suo collega di lavoro potrebbe trovare interessante l’idea, gli potrebbe andare bene anche questa donna brutta dai lineamenti spigolosi. Ne avrebbe parlato. Avrebbe provato a rendere meno faticosa la solitudine della donna. Un uomo ed il suo lavoro. Il colloquio con il collega calvo non è stato dei più facili. Dapprima qualche imbarazzato, ed imbarazzante, riferimento alla solitudine. Poi riferimenti molto espliciti ai matrimoni (felici) di conoscenze comuni. Ma a questo punto è sorta una difficoltà veramente poco prevedibile: il collega calvo ha cominciato a fare dello spirito sulle conoscenze comuni in modo veramente poco piacevole. Sembrava anzi che fossero proprio le mogli quelle che subivano i più perfidi strali da parte sua. Il collega calvo, dopo aver dato della puttana, alla moglie di un capufficio ha inalberato un sorrisetto furbo. La sapeva lunga, lui, altroché. L’uomo ha avuto un attimo di sbigottimento, poi lentamente si è rassegnato all’idea che il collega calvo volesse prendere le distanze da un simile standard di vita, proprio per paura della propria inadeguatezza. Ma il collega calvo, non si è limitato a questo, anzi ha avuto nei confronti dell’uomo delle parole di apprezzamento molto esplicite. L’uomo è stato chiamato con frasi ponderose ed appropriate persona seria, affidabile, persino affascinante. L’uomo a questo ultimo apprezzamento ha avuto un sussulto. Ha compreso il motivo dell’astio che l’uomo calvo ha per le mogli. Ha compreso il suo tormento, di uomo apparentemente inoffensivo, ma che nasconde un triste segreto nella sua vita. Ha compianto il suo collega, prima di lasciarlo lì. Dopo qualche minuto era già con una grande amarezza addosso, a guardare nel binocolo la sua dirimpettaia che continuava ostinatamente a scuotere la montagna di capelli al ricevitore. Era piena di insidie la vita, purtroppo. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK lunedì 28 luglio 2008 - ore 21:48 QUESTA NON E UNA OSSESSIONE 3/A PARTE Un Uomo ed un altro Uomo L’uomo continuò per molto tempo ad annotare diligentemente tutte le operazioni che la donna faceva in casa. Il binocolo, ed il taccuino oramai vivevano in stretta simbiosi con la sua vita. L’uomo, cominciò a trascurare la cucina. I piatti, rimanevano per giorni nell’acquaio, le ordinazioni al pizzaiolo all’angolo divennero una consuetudine delle sue serate solitarie. Eppure l’uomo aveva con il tempo trovato un modus vivendi che lentamente gli stava dando una certa stabilità. Prima al mattino il lavoro, poi a casa, il binocolo, con una veloce cena con una scatoletta o una pizza. La televisione che lui aveva sempre guardato con una certa diffidenza, si impolverò e rimase inutilizzata per intere settimane. Eppure luomo non sentiva la mancanza della tivvù, semplicemente perché la vedeva attraverso il binocolo. La donna infatti con grande costanza, accendeva la televisione alle sette di sera, la guardava zampettando sul telecomando con esasperante velocità per circa due ore, poi alle nove decideva di vedere qualche programma, per lo più film, quiz, ed allora dopo aver appoggiato la testa sul cuscino e dando le spalle alla finestra ed al binocolo, rimaneva immobile per un paio d’ore. La cosa assurda era quella che pur sapendo che il suo bersaglio per due ore non si sarebbe mosso, l’uomo rimaneva altrettanto immobile. A volte, addirittura, si arrischiava ad alzarsi e prendere delle scatolette o dei biscotti, sempre tenendo gli occhi sul binocolo, ma queste operazioni un paio di volte avevano causato qualche piccolo incidente domestico, e l’uomo quindi si era deciso a rimanere immobile e non muoversi più dal posto di combattimento. Una sera, poi, avvenne qualcosa di notevole. La donna quella sera non era in casa. L’uomo appena tornato dal lavoro cominciò ad osservare la casa di fronte, ma non vide nulla. Tutto era spento, la casa era senza vita. Provò immediatamente rabbia per questo fatto, quasi che la donna lo avesse tradito togliendoli lo spazio per una tranquilla serata di routine. Ma l’uomo subito dopo si diede dello sciocco, non era il caso di pensare a queste cose, quella donna aveva una sua vita, e quello poi per lui era un passatempo, e non certo un’ossessione. Dopo un attimo riflettendo pensò che lo spettacolo che la donna gli forniva ogni giorno, non era certo dei più interessanti: interminabili serate con lo zapping, oppure dormite su un divano. Non aveva mai visto la donna leggere ( e l’uomo aveva un grande timore reverenziale per la cultura, come tutte le persone ignoranti), non l’aveva mai vista uscire con le amiche, ed in casa non aveva il personal computer. Una donna, che da quello che si poteva ricavare, brillava esclusivamente per la pochezza e la ristrettezza dei suoi interessi. Una vera noia. L’uomo, quella sera, passò delle lunghe ore ad annoiarsi alla tivvù, dicendosi che in fondo doveva in qualche modo riabituarsi alla vita normale, e che questa, quando la sorte con noi non è eccessivamente cattiva, consiste soprattutto in quantità industriali di noia. Poi la luce della casa di fronte si accese, l’uomo se ne accorse quasi casualmente mentre stava alzandosi per afferrare un biscotto dal tavolo. Il binocolo istantaneamente puntò la donna. Era agghindata con una certa qual ricercatezza, ma questo ahimè, non serviva certo a rendere più gradevole il suo corpo triste. L’uomo ghignò, la donnina aveva i calori, si disse. ( La riflessione lo fece ridere e lo sorprese insieme, quasi si fosse trattato sino ad allora di un essere asessuato). Ma la cosa più sorprendente di tutti fu quella che l’uomo dopo qualche attimo vide stagliarsi la figura di una altro uomo. Era calvo, molto alto. Sembrava compito. La donna sembrava guidarlo per la casa. Le luci delle varie camere alternativamente si accesero e si spensero. La donna stava facendo visitare il suo regno ad un’altra persona. L’uomo calvo seguiva la donna in modo circospetto, quasi vi fosse qualcosa che lo spaventasse. I gesti della donna erano come al solito permeati da una certa goffa sgradevolezza. Gesti secchi, nevrosi, irritanti. L’uomo tolse il binocolo per un attimo dal suo volto. Poi cominciò a ridacchiare fra sé. La donna sembrava avere delle serie mire sull’uomo calvo, mentre questi invece sembrava molto poco convinto dai comportamenti della donna. Eppure l’uomo non sentì la minima invidia per l’altro. Anzi sentiva quasi un senso di riconoscenza per quell’uomo goffo e calvo, che aveva deciso con splendido altruismo di rendere meno angosciosa e solitaria l’esistenza di una donna brutta e secca. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK venerdì 25 luglio 2008 - ore 23:01 QUESTA NON E UNA OSSESSIONE 2/A PARTE Un uomo ed un binocolo Passarono ancora alcuni giorni. L’uomo continuò a lavorare nel solito modo ripetitivo. Tornato a casa, quando aveva voglia, cucinava un po’. L’uomo era infatti appassionato di cucina, ed ogni volta che si sentiva l’uzzolo preparava delle elaborate ricette che peraltro non aveva mai avuto il coraggio di far assaggiare a nessuno. Quando invece non si sentiva di umore giusto, mangiava qualche scatoletta oppure ordinava una pizza. Una sera dopo aver ultimato una cena abbastanza complessa fatta a base di sfilacci di cavallo e linguine, l’uomo si appressò per qualche attimo alla finestra per fumare una sigaretta, una cosa che faceva normalmente dopo aver cenato. Mentre fumando, guardava pigramente fuori, lo sguardo andò ancora una volta verso la casa di fronte dove qualche giorno prima aveva visto la domestica dal corpo sottile fare le pulizie. Fu grande la sorpresa quando l’uomo vide una donna camminare per la casa, e ancora più grande quando riconobbe in quella donna, quella brutta e dal corpo sgraziato di qualche giorno prima. L’uomo fu molto sorpreso da questo fatto e dopo un attimo a pensò che forse aveva giudicato male quella donna. I suoi gesti erano permeati da una certa autorità, non sembrava proprio che si trattasse di una domestica, al contrario sembrava che la donna fosse la vera proprietaria dell’appartamento. La vide sbattere con gesti nervosi una tovaglia fuori dalla finestra. Poi ancora una volta sbattere un piccolo tappeto. Seppure dominati da una certa sgradevolezza i suoi movimenti apparivano essere quelli di una persona che ha il perfetto controllo della situazione. Luomo decise: si trattava della padrona di casa. Dopo qualche giorno l’uomo si trovò a girovagare senza senso nel mercato delle pulci, e con una decisione che non seppe neanche spiegare a se stesso, decise di acquistare un piccolo binocolo. L’acquisto fu fatto quasi in una atmosfera di stordimento. Una volta a casa l’uomo si ritrovò con il binocolo in mano, e guardandolo pensò che aveva acquistato un oggetto che non gli sarebbe servito a nulla. Dopo qualche attimo l’uomo cominciò ad osservare con il binocolo la città nella notte e dopo un paio di giri inconcludenti il suo sguardo si fissò sul palazzo di fronte. La donna piatta non era in casa, tutto era spento, eppure la nitidezza dell’immagine era notevole. L’uomo dopo qualche attimo lanciò alla notte un sorriso incoraggiato. Un uomo ed un taccuino L’uomo quindi cominciò ad usare il binocolo. Dapprima in modo circospetto, facendo fare dei lunghi giri alle sue esplorazioni che però prima o poi finivano per raggiungere sempre il solito palazzo di fronte. La donna dal corpo piatto, con il tempo mostrò attraverso alcuni gesti incontrovertibili di essere effettivamente la padrona della casa. Arieggiava ad orari costanti la casa, sbatteva con gesti che sembravano possedere una inusitata violenza, cuscini e lenzuola. Aveva nei suoi gesti insomma i comportamenti di una persona che aveva il pieno controllo della situazione. L’uomo nonostante con il binocolo oramai la sorvegliasse sempre più spesso, e quando era a lavoro casualmente si sorprendeva a pensare a lei, ostentava il massimo disinteresse. Non aveva mai visto una donna così piatta e brutta. Non aveva idea dell’ultima volta in cui in strada gli era capitato di incontrare una donna così insignificante. Pensò a volte quanto sarebbe stato più bello se la sua dirimpettaia fosse stata una splendida bionda, oppure una mora focosa. Ma a lui purtroppo era capitato una donna dai capelli lunghi e dal corpo piatto. L’uomo, persona dalle passioni estremamente quiete, ostentava filosofica rassegnazione quando era a lavoro, ma non appena tornava a casa la sua prima idea era quella di dare un’occhiata alla sua dirimpettaia e vedere cosa stesse facendo in quel momento. La donna, di solito, quasi avvertisse di essere sotto osservazione usciva dagli angoli bui della casa e con l’accappatoio, o con abiti che facevano risaltare tristemente la sua bruttezza, si agitava in modo improbabile accanto ai fornelli preparando chissà quali ricette. L’uomo cominciò a sentire una vaga inquietudine impossessarsi di lui. Il fatto che ogni mattina appena sveglio non sapesse quale fosse la tabella della sua osservazione per quel giorno, quale ad esempio l’orario per la prima comparsa della donna, lo rendeva depresso, quasi scontroso. Decise di affrontare razionalmente il problema. Un mattino si scoprì a prendere un appunto su un foglio di carta, circa la ultima volta che la donna aveva chiuso le imposte ( cosa che lei faceva regolarmente ogni sera). Comprese come la soluzione fosse facile e lui non ci avesse ancora pensato solo per grande stupidità. Da un tabaccaio vicino al suo ufficio acquistò un taccuino, e quindi da quel momento, cominciò scrupolosamente ad annotare tutti i movimenti della donna. Nei primi giorni le sue annotazione apparivano quasi sconclusionate, ma dopo qualche giorno decise di dividere il foglio delle sue annotazione e scrivere da una parte quelli che erano i comportamenti soliti della donna, che lui chiamò “FATTI NOTI” e dall’altra parte invece i comportamenti unici, sorprendenti, che chiamò con poca fantasia “VARIABILI”. Dopo qualche giorno i fatti noti, divennero superiori come numero e come accuratezza rispetto alle annotazioni delle variabili, e lentamente l’uomo dopo tre o quattro settimane, comprese come la vita degli esseri umani solitari sia una esistenza che sostanzialmente regredisce progressivamente ad un livello quasi animalesco di abitudinarietà. I fatti noti, le solite cose quotidiane della donna divennero quasi la totalità delle sue annotazioni. Forse, si sorprese a pensare l’uomo, il mondo circostante nelle sue infinite interazioni è il caos, e quello che più ci rassicura a volte è ripetere in modo ossessivo, infinito, gli stessi gesti, le stesse azioni, per dare una parvenza di unità e di ordine alla nostra vita. L’uomo rimase estenuato da questo sforzo. Non aveva mai avuto un pensiero di simile complessità nella sua vita da semplice impiegato. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK lunedì 21 luglio 2008 - ore 20:31 QUESTA NON E UNA OSSESSIONE 1/A PARTE Un uomo ed una donna Un uomo ed una donna. Ecco uno degli elementi costanti di una storia. Un uomo ed una donna. Un uomo, attivo, intraprendente che segue una donna. Una donna che percepisce di essere l’oggetto del desiderio di un uomo. Anche questo è abbastanza noto. Ed invece in questa storia vi è un uomo che, semplicemente, osserva una donna. Addirittura l’uomo non conosce la donna, si può anzi dire che non abbia avuto il minimo rapporto con essa. Non ci ha mai parlato e, chissà, se mai ci parlerà. Eppure osserva attentamente questa donna con costanza oramai da qualche giorno. L’ha vista la prima volta, casualmente, mentre stava aggiustando un infisso della finestra, un piccolo incidente che lo aveva riempito per qualche attimo di divertito sconcerto. L’ha vista dopo qualche giorno indaffarata con le sporte della spesa, con i suoi lineamenti sottili, indefinibili da lontano, i capelli castani, il corpo non eccezionale, anzi a dir la verità abbastanza smunto e non particolarmente attraente. La donna era in strada. L’uomo gli dedicò non molto di più di una commiserante e divertita occhiata. Poi riprese i lavori di manutenzione domestica. Dopo quel momento gli capitò di pensare un altro paio di volte a quella donna che camminava per strada sotto il suo palazzo, in una grande città, con dei lunghi capelli castani ed un corpo piatto, e quello che provò fu quella di una gelida sensazione di solitudine. Il destino di essere donna gli apparve improvvisamente un fato insopportabile se non si aveva a disposizione un corpo esplosivo ed un fisico appariscente. Dopo questa riflessione, smise di pensare alla donna. Dopo qualche giorno la rimosse, così come vengono rimosse le cose più scolorite ed infelici della nostra vita. Un uomo ed una domestica Passarono i giorni e la situazione rimase di costante apatia. L’uomo continuò a vivere la sua vita, abulica, solitaria, neanche eccessivamente infelice. Si trattava di un uomo, che grazie ad un posto statale, viveva tranquillamente ai bordi della cosiddetta società. Nessuno considerava lui, e lui dall’alto della modesta rendita garantitagli da un piccolo gruzzolo, si permetteva il lusso di non considerare gli altri. Tutto procedeva abbastanza tranquillamente fino a quando un giorno guardando fuori, ebbe un’altra triste visione. Un’altra donna, dai lineamenti smunti, dal corpo gracile, stava con un buffo asciugamano legato attorno alla testa, cercando di lavare le tende di un appartamento in un palazzo proprio di fronte al suo. Il corpo della donna si agitava in modo dissonante. I suoi gesti erano nervosi, spezzati. Non erano neanche permeati di quella goffaggine tipicamente femminile che molti uomini trovano affascinante. I suoi gesti comunicavano invece una invincibile sgradevolezza, che l’uomo infatti percepì in modo immediato. Come in una epifania, egli ricordò la donna in strada di qualche giorno prima, quella dal corpo smunto ed insignificante che si stava agitando con i pacchi della spesa. La sua sensazione approdò allo sconcerto più totale, quando la donna dopo essersi girata, rivelò essere la stessa che camminava per strada. L’uomo ebbe un attimo di confusione, poi rise. Non aveva capito, che stolto era stato però!, che una donna del genere che camminava per strada con così poco stile ed in modo così raffazzonato, dissonante, non potesse essere altro che una domestica. Rise ancora un po’, e dopo aver collocata la donna della strada nel suo segmento sociale appropriato, cioè nel basso proletariato, provò un intenso momento di felicità. L’idea che una persona tanto sgradevole non potesse esser più di una domestica, lo tranquillizzò per qualche attimo. LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK giovedì 17 luglio 2008 - ore 09:09 CURA RICOSTITUENTE 6/A ED ULTIMA PARTE Mirko scantonò ancora si mosse di qualche passo verso la sinistra, ricordava quella notte d’estate quando risentiva nelle orecchie mentre dormiva alcuni passi di Salinger, ed immerso nel ricordo di quella notte estiva afferò senza un motivo ben preciso, un volume di poesie di Sa Carneiro, il cuginetto dell’immenso Pessoa. Uno di quei letterati che sembra poter godere di ottima fama solo perché ha frequentato il Genio. Eppure Sa Carneiro era stato molto sottovalutato come poeta, non era assolutamente male a suo giudizio. Mirko depose il libro, un po’ deluso da questa incomprensibile ingiustizia nel mondo delle lettere. Riflettè sul fatto di quanti letterati, geni, erano stati poi lentamente inghiottiti dall’oblio. E se succedesse questo anche a me? Rabbrividì in un attimo, poi distolse lo sguardo dal povero e sfortunato Sa Carneiro, ed i suoi occhi vagando per il reparto di letteratura straniera raggiunsero invece i titoli di uno degli inarrivabili. Uno degli immensi, uno sicuramente al di sopra di tutti. Di tutti, persino di……Frank (Mark!Mark!Mark!) Zweiter….. “Luce D’agosto”, irresistibile come una nenia alla quale non ci si possa sottrarre, “Urla e Furore” (inarrivabile), “Mentre morivo” ”Assalonne!Assalonne!”…. ……occorre continuare? Sì, in questo caso sarebbe sicuramente un sacrilegio, sarebbe veramente un sacrilegio, si disse Mirko quasi con rabbia. Ma poi si accorse che non ne poteva proprio farne a meno….. Ed ecco che come Faulkner anche Frank (‘fanculo Mark! Mark! Mark!) Zweiter ha finito per diventare quasi ostaggio di un suo piccolo, ma immenso mondo, che ha descritto in tanti romanzi strepitosi, struggenti e dannati, delicati e cinici, sensibili e disincantati, ed è stato l’estremo cantore di una società che muoveva, quasi come il sud di Faulkner, i suoi ultimi passi agonizzanti…. Questo come incipit era veramente memorabile solo che vi erano due cose che non convincevano Mirko: la prima era quella di non sapere quale fosse questo “suo” mondo che muoveva i suoi ultimi passi agonizzanti. Era sì meridionale, ma non aveva mai sentito un soverchio amore per la propria terra. E poi la sua terra non aveva una civiltà che agonizzava, ma più che altro una serie di cattive abitudini che sembravano sempre rimosse, ma che venivano implacabilmente a galla ogni volta che si abbassava la guardia. Sembrava quasi una fastidiosa puzza d’aglio che sembrava continuamente sconfitta, ma che in modo invisibile, ma implacabile, si faceva sempre sentire. E poi c’era il fatto che quella presentazione trasudava di retorica, con tutti quegli aggettivi messi in modo contrapposto, ossimorico. Assomigliava a quelle presentazioni di libri che di un libro dicono tutto, ma proprio tutto, tranne quello che c’è scritto dentro. Disperato di non aver trovato una presentazione degna del proprio Maestro, Mirko si allontanò con passo contegnoso dallo scaffale di Faulkner, indirizzò di straforo una occhiata seducente a Hemigway, ma anche questo gli parve in qualche modo un tradimento. Immerso in un baratro esistenziale ed in una incertezza senza fine Frrr-Mark Zweiter ha pagato di persona, tracciando in modo indelebile sulla sua anima quelle che potevano essere le sofferenze di una persona che non riesce a scovare in alcuna maniera la propria dimensione. Questa sofferenza però ha avuto come risultati alcuni dei libri più strepitosi della nostra epoca….. Beh adesso ci stiamo un po’ allargando. Vabbé che bisognava rifarsi dello scacco con Faulkner, ma “libri di un’epoca” era una definizione un tantino impegnativa. Continuò a camminare, ed ecco Schnitzler con “Fuga senza fine”, e “Signorina Elsie” e poi tutto Canetti con, paradossalmente, all’ultimo posto il suo libro migliore “Auto da fè”. Anche quello era stato un libro che lo aveva impegnato allo spasimo, sia per la mole, ma soprattutto per la grandezza dell’opera Come Canetti in Auto da fè anche Zweiter ha di fatto descritto una serie di personaggi immersi in modo totale in una serie di monomanie che finiscono per alterare ogni tipo di rapporto, di interazione, azzerando ogni empito di umanità…. Beh a leggere Canetti tutto questo era abbastanza chiaro, l’unico problema era quello che anche Mirko per meritare una simile recensione non doveva solo avere una copertina azzurra, ma anche scriverci qualcosa dentro. Il racconto a casa!!! Si disse. Eccola la risposta. Riesaminò velocemente quanto aveva scritto. Dopo una velocissima prima analisi tutto sembrava persino normale, ma poi ecco spuntare la solita vocina. Era una imitazione di “Vento delle Immondizie”, su questo non vi erano oramai dubbi. Mancava solo l’uomo che taglia la propria carne per darla in pasto ai bambini affamati, per esserne una copia perfetta. Cosa rimaneva allora di tutte quelle recensioni? Solo una grande, splendida, intonsa copertina azzurra. Ma nel momento dello sconforto, Mirko ebbe un’altra splendida idea. Un racconto nel quale uno scrittore racconta le proprie impressioni e sensazioni entrando in una libreria. Le sue vacue manie di grandezze, i suoi velleitari progetti di gloria. Sarebbe stata una cosa carina, non una di quelle che ti fanno vincere i premi letterari, ma uno di quei raccontini, che leggi così con piacere che lo ricordi anche due anni dopo. Avrebbe preso in giro i vecchi tromboni della cultura, ma anche e soprattutto i nuovi autori con tanti sogni di gloria. Non sarebbe certo stato tenero nei confronti di quelli che senza alcun talento pretendevano di avere successo, e che sognavano addirittura di essere accostati ai più grandi. Ebbe un eccesso di energia, urtò una pila, un paio di sguardi stancamente si girarono verso di lui. Ma Mirko rimise tutto a posto. Sì, era proprio una libreria come quella lo scenario del quale aveva bisogno. Pensò ancora un attimo, al diavolo Platonov e “Vento dalle immondizie”!! Al diavolo il suo vecchio racconto che sembrava si scrivesse da solo. Era quello oramai il progetto, uno scrittore illuso e squattrinato che sogna come un bambino. Gli ingenui sogni di un piccola ed ignobile despota del proprio destino. Chissà gli metto pure uno pseudonimo, si disse. Facendo una cosa che non aveva mai fatto prima, cominciò a scrivere in pubblico appunti su un taccuino sgualcito. Poi soddisfatto di una serie di annotazioni che aveva scritto, si diresse verso la cassa. Ricordò di non aver comprato nulla. Riparò prontamente. Si diresse verso il reparto della letteratura umoristica ed andò sul sicuro: comprò “Saperla lunga” di Woody Allen. Nei momenti di stanca si sarebbe sollazzato, leggendo un bel racconto. Si diresse alla cassa passò con strafottente tranquillità davanti ad un’altra bionda monumentale, ma questa volta non ebbe bisogno di una recensione immaginaria per accantonarla. Era preda del demone della creazione. Quando fu fuori dalla libreria guardò il semaforo, ed il suo sguardo già allucinato ebbe un guizzo. Riprese il taccuino, prese la penna, fece un primo tentativo ma fece cilecca, riprovò e finalmente la penna riprese a scrivere. Cominciò a scrivere lentamente quasi sillabando, godendosi quel momento. Era il titolo: Cura ricostituente. Ora che aveva il titolo, ancora più soddisfatto rimise tutto in tasca, diede un’occhiata al suo volume, e poi con passo veloce, grazie ad una decisione repentina, attraversò la strada. Fu allora, proprio allora, che un’auto di grossa cilindrata lo investì. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
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